Museo del Vulture, la culla della Bramea

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Siamo giunti al termine della nostra passeggiata virtuale tra le mura del Museo di Storia Naturale del Vulture di Monticchio. Vi abbiamo accompagnati, passo dopo passo, tra i numerosi spazi museali approfondendo numerosi aspetti della storia naturale del luogo.

Siamo partiti dal cammino dell’uomo del Vulture per passare dalle Vie di Fauna, Flora e Gea fino ad arrivare agli habitat e le collezioni.

Ora è il momento di dedicarsi alla “padrona di casa” a cui è dedicato l’intero Museo ovvero la Bramea europea.

Si tratta di un esemplare di falena scampato all’estinzione, un essere antico che ritroviamo ancora vivo solo nel Vulture. Scoperta nel 1963 dal conte altoatesino Federico Hartig, la farfalla notturna Acanthobrahmaea europaea, è un fossile vivente, un relitto che ci giunge dal miocene, un’era geologica lontanissima durante la quale la separazione dei continenti da Pangea continuava verso l’attuale collocazione geografica. Il clima era ancora caldo ma proseguiva il processo di raffreddamento che sarebbe culminato con il Pleistocene. La sua mimetica livrea, i suoi brevi voli, il suo strettissimo habitat hanno tenuto questo piccolo animale per lungo tempo fuori dalle conoscenze umane.

La culla della Bramea

Superato la sezione dedicata agli habitat e alle collezioni si attraversa la Scala Santa per visitare l’ultima tappa del Museo. Lo spazio museale dedicato alla falena si compone essenzialmente di due ambienti.

Il primo è riservato alla cattura della Bramea, al suo scopritore Hartig e alla riserva che lo stesso conte contribuì a far restituire ovvero la collina di Grotticelle con il castello Castrum Monticuli Normannorum.

Al centro della prima stanza troviamo un touch screen che consente di conoscere la morfologia dell’adulto di bramea e che racconta, con l’ausilio di alcuni videoclip, il ciclo biologico della falena e le peculiarità degli habitat in cui vive.

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La seconda stanza rappresenta la vera e propria culla in quanto è poca illuminata per ricordare al visitatore che la farfalla compie i suoi voli dopo il crepuscolo. Nella penombra si scorge una colonna in cui si può ammirare un maschio, più piccolo, e una femmina. Su un pannello sono riprodotti un maschio e una femmina che si coprono con le loro stesse ali durante l’accoppiamento, di lì a poco il maschio morirà mentre la femmina avrà appena il tempo di deporre le sue uova.

Inoltre, su un grande schermo è possibile ammirare alla proiezione di un cortometraggio, in animazione digitale 3D, di uno dei fenomeni più affascinanti che dà sempre incuriosiscono l’uomo ovvero la metamorfosi.

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Con questo ultimo suggestivo filmato termina il percorso nel Museo di Storia Naturale del Vulture, ma basta uscire fuori dalle mura dell’Abbazia di San Michele per continuare a scoprire e ammirare il meraviglioso paesaggio del Vulture.

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