A Lodè via i detriti dell’alluvione: così il territorio fragile può di nuovo respirare

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Tronchi d’albero, reti metalliche, pezzi di costruzioni e rifiuti trascinati dalla furia della corrente e rimasti lì, a ostruire il passaggio naturale dell’acqua. La scorsa settimana, a fine febbraio, sono iniziati nelle campagne di Lodè, in località Selema, i lavori di rimozione dei detriti depositati dall’alluvione del novembre 2013. Quasi nove anni fa il terribile ciclone Cleopatra devastò la Sardegna, con particolare furia il nord ovest, la Gallura e anche l’alta Baronia, portando morte e distruzione (14 le vittime, danni milionari non solo nei centri abitati).

Così, in uno dei quattro comuni del Parco naturale regionale di Tepilora, partono ora le opere di ripristino ambientale. In tutto sarà coinvolta un’estensione lineare di circa 5.200 metri, da ripulire con mezzi meccanici e operazioni seguite dalle squadre. Le operazioni sono a cura del personale dell’agenzia Fo.Re.S.T.A.S nell’ambito del progetto Acqua e Fuoco. Dalle cicatrici del passato la mappa per un futuro al riparo dai rischi (qui la scheda), sostenuto dalla Fondazione con il Sud con capofila Legambiente Sardegna. Il territorio del parco spazia dalle montagne alle aree umide costiere, del rio Posada. Ma ancora fragile, da curare, in cui il rischio idrogeologico mantiene ancora livelli alti tra incendi spesso dolosi, comunque ancora frequenti, e le alluvioni.

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L’azione 3.1: pulizia per un nuovo equilibrio. Non solo disastri e fatalità, ma anche interventi dell’uomo realizzati senza consapevolezza e cultura dei rischi. A questo vuole porre rimedio l’azione 3.1 del progetto Acqua e fuoco. In un passato non tanto remoto, infatti, il  territorio è stato oggetto di interventi insediativi e infrastrutturali. Tra tutti il ponte sul Rio S’Aragone, a campate strette con piloni sul letto del fiume, che è stato parzialmente spazzato via dall’alluvione del 2013 e che rimane ora come macabro e simbolico testimone dell’evento. Così, infine, una mancanza di cultura sui rischi e prevenzione ha portato all’utilizzo – e spesso all’abbandono – nelle campagne di materiali di riuso (vecchie reti che fungono da recinzioni e cancelli, frigoriferi e vasche da bagno utilizzati come abbeveratoi) poi trasportati per chilometri dalle acque in piena. E quindi depositati lungo le sponde il Rio Posada e nelle vicine aree di espansione.

Il risanamento delle sponde del Rio Posada e la sensibilizzazione.  La raccolta e la rimozione dei materiali ferrosi, residui di vecchie recinzioni, rifiuti, materiale legnoso e detriti vari sarà quindi lo scopo operativo. Trattandosi di materiali in parte ricoperti e frammisti a pietrame e sabbia, la rimozione avverrà anche con l’ausilio di un mini escavatore (nella foto a destra). Così, si punterà al risanamento delle sponde del Rio Posada. Il materiale raccolto verrà, poi, differenziato e smaltito a norma di legge presso centri autorizzati. Legambiente, come Ceas Casa delle Dame, darà valenza educativa e di sensibilizzazione all’azione con il coinvolgimento  della comunità locale.

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