Come tramandare nel tempo il patrimonio di saperi legato al carretto siciliano? Intervista a Marcello La Scala

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Nel corso delle nostre attività di ricerca sugli artigiani del carretto ancora oggi attivi una delle domande che porgiamo sempre ai nostri intervistati riguarda la presenza o no di allievi in grado di portare avanti la tradizione e le abilità a queste legate. La risposta è sempre accompagnata da espressioni di scoramento e velata preoccupazione. In quasi tutti i casi gli artigiani ci rispondono che no, non ci sono allievi “a bottega” così come avveniva una volta. Le ragioni secondo la loro opinione sono di diverso tipo: il mestiere artigiano richiede una dedizione e una perseveranza che raramente si incontra nei giovani di oggi, il mestiere non è più remunerativo come una volta e in generale mancano attività di promozione dell’arte del carretto su tutto il territorio dell’isola. Questo tema è particolarmente caro al figlio di uno degli ultimi carradori siciliani, Marcello La Scala, anche lui coinvolto nella nostra ricerca.

Il padre Raffaele è nato e cresciuto a Comiso dove ha appreso il mestiere del carradore, frequentando le botteghe dei migliori maestri carradori come i Puglisi, e i Floridia. Si è poi trasferito ad Agrigento dove non vi erano artigiani in quest’ambito, in modo da potere trovare maggiori commesse con più facilità. Nonostante la scomparsa del padre Marcello continua a tenerne viva la memoria e la tradizione sia organizzando attività laboratoriali rivolte a bambini in collaborazione con le scuole del territorio che proponendo iniziative di turismo esperienziale all’interno della bottega del padre. Alunni e turisti in visita possono così avvicinarsi a quest’arte grazie ad una visita dentro la bottega di Raffaele la Scala dove sono in mostra la collezione di carretti dal lui realizzati e gli attrezzi che utilizzava per realizzare le sue opere. Secondo Marcello queste attività sono importanti perché permettono a chi non ha avuto la fortuna di crescere dentro questo mondo come è capitato a lui di scoprirne il senso profondo al di là delle connotazioni folcloristiche un po’ superficiali con cui viene spesso ricollegato. Secondo Marcello sarebbe però importante che questa attività di promozione culturale non venisse lasciata alla sola iniziativa dei singoli ma fosse sostenuta dall’alto anche dalle istituzioni, ad esempio attraverso attività di rete in grado di fare sistema tra tutte le realtà presenti sul territorio.

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