Una mappa del rio Posada per evitare disastri: geologi in campo a Tepilora

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Uno studio e una mappa del recente passato per capire e prevenire ulteriori disastri in un territorio da sempre considerato fragile. Dove natura e insediamenti umani convivono in un difficile equilibrio. Questo è l’obiettivo del gruppo di lavoro attorno alla Piana alluvionale del rio Posada, all’interno del Parco naturale regionale di Tepilora (nord ovest Sardegna). In campo i geologi esperti del Dipartimento di Scienze chimiche e geologiche dell’Università di Cagliari, nell’ambito del progetto Acqua e fuoco. Dalle cicatrici del passato la mappa per un futuro al riparo dai rischi nel Parco di Tepilora, con il sostegno della Fondazione Con il sud. Qui la scheda del progetto triennale.

Una delle attività principali è l’analisi del sistema fluviale del Rio a valle della diga di Maccheronis. In particolare con un passo all’indietro che punta alla ricostruzione storica di dinamiche naturali precedenti alla realizzazione dell’opera e delle infrastrutture. Il lavoro è partito nel 2020, con alcune pause causate dalle restrizioni della pandemia.

Analisi multitemporale della piana del Rio Posada, attività 4.1. Lo studio geologico ha fatto emergere la variabilità delle forme e la mobilità dei sedimenti nella piana del rio. Tutti i processi evolutivi si evidenziano con maggior chiarezza durante i momenti di piena e di esondazione del corso d’acqua, da lì emergono indicazione preziose per le scelte di pianificazione nel Piano Urbanistico Comunale di Posada, da adeguare in seguito ai risultati del Piano di Assetto Idrogeologico. Il risultato finale dei geologici sarà appunto una mappa, ovvero una cartografia di dettaglio dei depositi recenti e dei processi geologici associati. Per capire meglio i cambiamenti, l’evoluzione e l’utilizzo del territorio negli ultimi 60 anni, i geologi hanno effettuato un’analisi multitemporale della copertura e dell’uso del suolo. Il risultato finale sarà un quadro dettagliato delle trasformazioni del territorio dovute alle dinamiche di deflusso dell’acqua e al potenziale instaurarsi di fenomeni erosivi.

La cartografia geomorfologica e la simulazione del trasporto dei sedimenti. I risultati finali del lavoro del gruppo universitario di Cagliari saranno due. Il primo è la realizzazione della cartografia geomorfologica della piana del Rio Posada; il secondo la sperimentazione, nel piccolo bacino idrografico del Rio Santa Caterina, della valutazione del trasporto solido del corso d’acqua. In particolare, questa attività, svolta in stretta collaborazione con l’Agenzia Forestas (altro partner del progetto) permetterà di ottenere una quantificazione degli apporti di sedimento. Informazioni preziose perché durante le precipitazioni – nei momenti di alta torbidità – sono proprio quei materiali che creano i danni maggiori alle infrastrutture esistenti.

Pianificare in territori a rischio: dove l’alluvione è di casa. La stessa area del rio Posada era già stata oggetto di studio dallo stesso Dipartimento universitario per un altro progetto, EU RESMAR. Un’indagine che punta alla predisposizione di un modello di pianificazione in territori a rischio, con un “Protocollo di indicazioni metodologiche relative alla pianificazione del territorio in aree fragili soggette ad eventi alluvionali catastrofici”. Nella zona, considerata fragile, la presenza di infrastrutture limita il naturale deflusso delle acque: questa la conclusione del lavoro dei geologi. Nei momenti di intense precipitazioni, poi, l’interazione tra l’azione delle acque e le opere può arrivare a comprometterne anche lo stato di salute.

Foto: 3bmeteo

 

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