Il volo di… Carmen: l’artista del carretto siciliano che punta alle stelle

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Approdata in terra sicula, praticamente da bambina, la splendida città di Ragusa l’ha accolta come una mamma che “naca” la figlia. Da allora ne è passato del tempo e oggi che Carmen di anni ne ha 22 si ritiene “siciliana per adozione“. Il cognome, Manolache, rimanda alle sue origini rumene. Carmen ha mani svelte e capaci, mani che hanno imparato a tenere ben fermi matite, pennelli e aghi. Strumenti, quelli appena descritti, che le hanno permesso di comunicare ed esprimere quel che attraverso la lingua non riusciva a fare appena giunta in Sicilia.

Un’altra bella caratteristica contraddistingue Carmen: gli occhi. Attraversando le lenti dei suoi occhiali si scorgono gli occhi di chi sa vedere e trovare la bellezza in tutto quel che la circonda. Sono occhi perdutamente innamorati di un’arte, anche se forse sarebbe meglio dire di uno stile artistico, che in Sicilia sta scomparendo. L’arte del carrettino siciliano della quale Carmen si è voluta fare, in modo innovativo, ambasciatrice tanto da farla divenire una personale firma stilistica.

Un’arte che ha imparato in modo autentico, direttamente dai maestri di bottega, respirando intensamente quell’aria che le ricordava un po’ «le botteghe artigiane del Rinascimento»: da loro apprende le tecniche, i segreti artistici, il modo giusto per diluire i colori ad olio, permettendole di restituire quella cangiante e vivace cromaticità dell’arte pittorica siciliana. Ma se pensa all’arte e a cosa sia essere davvero un’artista, allora i confini si espandono, come in un big bang che abbraccia e avvolge tutto, senza lasciare fuori nessuna forma d’arte, come quella proteiforme di Salvador Dalì.

Tenendo sempre a mente questi e tanti altri capisaldi, ha sperimentato il suo talento, lo ha coltivato ed è riuscita a costruire qualcosa di unico e totalmente suo: così ha fondato il suo brand pampinedda (da pampina, espressione dialettale con cui ci si riferisce alle foglie dell’ulivo); tra pennelli e macchine da cucire si forgia la multiformità del suo estro artistico, capace di restituire respiro all’arte del carretto, riproducendola e facendola migrare su giacche di jeans, borse, papillon e occhiali da vista, senza alterare le forme e i contenuti della tradizione. Una commistione, uno sposalizio perfettamente riuscito, un equilibrio cercato, sperimentato e poi trovato che è stato capace di unire l’antico – attraverso cui per secoli, tra teste di moro e limoni, è stata raccontata la Sicilia – con il nuovo e l’innovativo: quello delle tecniche, dei materiali, degli spazi espositivi (grazie a lei la tradizione della pittura del carretto siciliano è impressa sulle Convers bianche di qualcuno).

Un equilibrio che Carmen, a partire dal sul modo di fare e concepire l’arte, ha ricercato anche per Il Volo di Icaro, il progetto promosso dal Centro di Solidarietà di Milazzo, per il quale Carmen ha prestato il suo talento in qualità di grafica e realizzatrice del logo, coadiuvata dall’occhio attento ed esperto del grafico professionista Peppe Occhipinti, che ha supervisionato la corretta esecuzione del lavoro passo dopo passo.

Non è tra le attività più semplici, per un grafico, immaginare il logo di un progetto. Figuriamoci poi se si viene coinvolti inaspettatamente in un «progetto ambizioso e particolare», così come ce lo racconta Carmen:

L’idea di andare a riciclare qualcosa che altrimenti sarebbe stato sprecato è l’aspetto che più mi ha colpito del progetto. E’ vero ci sono tante associazioni che si occupano di questo aspetto, ma ne Il volo di Icaro ho percepito qualcosa di diverso. L’approccio alle tematiche degli scarti alimentari è differente, perché non si limita a raccogliere cibo prodotto in eccesso: il Centro di Solidarietà di Milazzo ha messo insieme un gruppo di volontari, che non hanno semplicemente raccolto dei peperoni (il riferimento è all’evento di raccolta dei peperoni organizzato nel mese di novembre 2021 presso l’Azienda agricola del Feudo Vicari a Mazzarino n.d.a.) che non sarebbero stati venduti e che non avrebbero neanche potuto essere destinati alla Colletta alimentare. Riccardo – responsabile del progetto – riesce, con questo gruppo, ad organizzare e a mettere su un processo di trasformazione e riutilizzo del cibo stesso che ha portato alla creazione di altri prodotti alimentari (come le conserve), perché non solo si va a raccogliere un prodotto di scarto ma, per di più, si pensa, si organizza e si mette in piedi un processo per trasformarlo.

Un processo di trasformazione che non poteva sfuggirle, che non poteva non rappresentare un richiamo e che è riuscito a coinvolgerla personalmente e a ispirarla artisticamente anche per il suo claim: le stelle per una volta. A tal proposito ci racconta:

Per me quindi la missione di questo progetto è di riuscire a toccare queste stelle per puntare in alto ma senza andare troppo lontano. Ricollegandosi al mito e al modo in cui abbiamo scelto di raccontarlo, Icaro è un ragazzo che grazie alle ali di creta costruitegli dal padre, vola troppo in alto e, ignorando il monito paterno, si avvicina troppo al sole e muore. Ma una parte molto importante del mito e -spesso- ignorata è che Dedalo raccomanda al figlio di non volare neanche troppo in basso (troppo vicino ai venti marini, le ali si sarebbero appesantite facendolo annegare). Per noi il progetto e il suo obiettivo è racchiuso tutto in questa costante ricerca di un punto di equilibrio in volo. Cercare di raggiungere, nel rapporto con la natura, una misura. Questo aspetto, che è il file rouge, il cuore e il messaggio del progetto, è restituito graficamente da una serie di scelte riguardanti gli aspetti stilistici più vari: dalla palette dei colori ai soggetti ritratti che potrebbero diventare il logo. Tutti questi hanno come punto in comune sempre e comunque la ricerca dell’armonia. Trovare, insomma, il giusto equilibrio nel rapporto tra uomo e natura, o più che altro ripristinarlo attraverso il giusto e corretto riutilizzo di ciò che la natura stessa ci fornisce, è il nostro costante orizzonte di volo.

Ma quando si vola è bene avere dei punti fissi che ti permettano di orientarti bene, perché solo così puoi lasciarti andare alle correnti, senza rischiare di perdere la rotta (anche qui, si tratta di equilibrio) e per Carmen, quando si tratta di creare, qualunque cosa crea, i suoi punti di orientamento sono la documentazione e il momento di silenzio:

Tutto comincia con una intensa fase di documentazione per poi passare ad una fase effettivamente creativa, di restituzione, in merito a ciò che le informazioni e i documenti raccolti mi restituiscono. Ad ogni novo progetto che mi viene commissionato mi informo, leggo, ricerco, ascolto musica, cerco immagini e colori e poi passo ad un momento di “vuoto”, di “silenzio”. È una vera e propria fase di “insight”, di rielaborazione soggettiva che punti e passi anche attraverso il filtro della sensibilità e dell’estro creativo personale. La musica mi guida, scelgo un sottofondo musicale che sia aderente e abbia un legame con il progetto che devo realizzare e da lì comincio a buttare giù le prime bozze, per poi scegliere una delle idee. Ma tutto parte dal processo di documentazione. Per quanto riguarda le tecniche, che nel mio lavoro e per il modo in cui lavoro, sono varie (dalla tavoletta grafica passo ai pennelli e matite fino ad arrivare ad ago e filo), sono scelti sempre in base all’aderenza con il progetto, per poterne restituire materialmente il messaggio. Poi ogni tecnica ha la sua caratteristica e le sue difficoltà: quando utilizzi la pittura a tempera sai che hai un tempo prestabilito e ridotto di lavoro, quindi devi essere svelto, veloce e attento.

A proposito di punti di orientamento poi, ci sono sempre due o tre cosine che tiene sempre a mente e che, sotto nostra domanda, ci dice essere i consigli che darebbe ad un ragazzo che si stesse cimentando ora in questo campo, parlando anche di progetti futuri:

Il consiglio è quello che di non fermarsi mai di fronte alle critiche e di accogliere i punti di vista diversi dal vostro, per poi trovare il proprio punto di vista, così da riuscire a ricercare e ritrovare il proprio e ispirarsi proprio a chi ce l’ha fatta, nonostante le difficoltà, perché alla fine tutti i grandi hanno cominciato dal nostro stesso punto di partenza. […] Studio sartoria, quindi la mia idea è quella di mettere insieme la pittura del carretto e il mondo sartoriale e alla moda, fondendo questi due mondi, non fermandomi mai e puntando sempre alle stelle.

Dialogando con Carmen si ha la sensazione di avere di fronte una ragazza appassionata del proprio lavoro, che affronta le sollecitazioni ricevute dai “committenti” approfondendo in modo meticoloso le varie sfaccettature. Il prodotto finale, ovvero il logo del progetto Il Volo di Icaro ne è una chiara testimonianza. Per Carmen non è stato un lavoro come un altro, così come non lo è alcuno dei lavori nei quali si cimenta:

Pensare il logo de Il volo di Icaro è stato un lavoro complesso, anche se il titolo è molto esplicativo e fortemente evocativo, ma ho voluto tirar fuori una immagine che fosse allo stesso tempo identificativa e decisa nell’espressione. Spero di essere riuscita a esprimere quel che i responsabili del Centro di Solidarietà di Milazzo avevano in mente.

Quello con Il volo di Icaro non è il primo approccio avuto da Carmen con il Terzo settore. Ha fatto esperienze di volontariato con altre associazioni, ma dal punto di vista professionale è la prima volta:

E’ stata un’esperienza davvero gratificante e ringrazio l’ing. Tringali per l’opportunità che mi ha dato. Il Terzo settore è un mondo dinamico e vocato all’innovazione e questo mi corrisponde davvero tanto. Spero di poter avere altre occasioni per mettere la mia professionalità al servizio di chi ha bisogno e della solidarietà.

Ringraziamo Carmen per la sua disponibilità e professionalità. Ora è il tempo che il nuovo logo del progetto spicchi il volo… verso le stelle!

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