Da quando Domu Mia, si dice anche Мій Дім

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Domu Mia e la sua vocazione nel creare comunità attraverso interventi trasversali mirati che parlano di inclusività, sono state protagoniste della gestione Emergenza Ucraina iniziata a febbraio, trasformando gesti solidali di un tessuto sociale periferico e per di più isolano, in sinergica comunità internazionale.

Aprirsi ai profughi ucraini in fuga dalle proprie case è stato fondamentale affinché le mura di Domu Mia venissero percepite come luogo di serenità e conforto, dello stare insieme ritrovato, in cui il supporto concreto emanasse lo spirito del focolare domestico.

I volontari aderenti alla chiamata di solidarietà, si sono posti come obiettivo quello di restituire agli ucraini provenienti dal mare in tempesta, non un’isola deserta miraggio di speranze, bensì un’isola che fosse casa, un porto sicuro in cui rifornirsi, offrendo loro strumenti materiali e immateriali, per tornare a navigare in acque calme verso un futuro nuovo, intriso di pace.

La nostra missione è stata quella di creare cooperazione e di andare oltre la moda di un selfie da #emergenzaucraina tipico dei primi giorni della crisi, per essere presenti in modo costante e continuativo, con azioni mirate di inclusione, partecipazione e coinvolgimento di tutti, ucraini compresi.

Dalla consegna di beni di prima necessità, alimenti e vestiario alle comunità  di accoglienza presenti nell’area di Cagliari, si è arrivati a fornire supporto costante ai profughi dei comuni del Sarrabus Gerrei. Ad oggi si contano una quarantina di profughi ucraini presenti sul territorio, molti dei quali per vicinanza territoriale sono attivi nella vita comunitaria di Domu mia.

Fondamentale il contributo dei mediatori linguistici e culturali volontari, figure indispensabili nel sopperire alle esigenze di ogni singolo ucraino e delle loro famiglie, il loro ruolo si è trasformato ben presto in figure di riferimento e supporto, diventando animatori, educatori, psicologi, coordinatori, assistenti all’integrazione.

Proponendo attività ricreative in loco e all’aperto, contribuendo all’inserimento sociale e scolastico, fornendo assistenza sanitaria, supporto nella traduzione di documenti, fino al supporto psicologico e morale, si è arrivati ad un vasto raggio d’azione senza eguali, una rete fitta di sinergia.

In poche settimane per Tania, Kira, Mira, Rostik, Oxana, Herman, Jarik, Vladi, Natasha, Katia, Vera, Daria e tantissimi altri ancora, Domu mia è diventata мій дім, casa mia.

Abbattendo qualsiasi barriera socio culturale, si è giunti all’obiettivo di essere faro di speranza e supporto, di poter sentirsi dire “Grazie, siete la nostra famiglia, qui ci  sentiamo a casa nostra”.

Merita sicuramente una citazione, la preparazione della Pasqua ortodossa, che si pone nella storia di questa amicizia come momento più sentito: una settimana splendida in cui i preparativi sono stati allestiti dai volontari, dai ragazzi dell’alternanza scuola lavoro insieme agli ucraini sarrabesi.

Colorare le uova, disegnare un pezzetto di sé e riporlo in un cestino insieme alle uova di tutti gli altri, vuole dimostrare inclusione comunitaria.

Accogliere tutti gli ucraini, russi e bielorussi nella cucina di Domu mia, impastare insieme la ricetta del Panettone chiamato Pasha, è ancora una volta metafora di creazione di genuinità, di costruzione di un dialogo, del porsi come spazio in cui ristabilire la pace.

Un messaggio forte che la nostra comunità lancia al mondo.

Grazie alla spensieratezze di quelle giornate, abbiamo visto nascere nuove amicizie, nuova vita, soprattutto per chi in quei giorni viveva la minaccia degli attacchi e non poteva raggiungere telefonicamente i propri cari.

Grazie a tutti i membri della nostra comunità che hanno saputo interagire con loro parlando l’unica lingua di Domu mia, quella della solidarietà.

Ora si giunge alla sagra degli agrumi, in cui si prepareranno insieme dolci, marmellate all’arancia e nuovi allestimenti per le strade di Muravera.

Siamo sicuri non mancheranno nuove occasioni per festeggiare insieme, ci si augura che la festa più grande possa essere quella della fine di questa guerra inutile.

Nella via della speranza al numero 68, si aiuta chi è in difficoltà a non perdersi e a non sprofondare nel mare in tempesta, essere faro, essere riparo, essere мій дім, Domu Mia, ma anche in tutte le lingue del mondo.

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