Quello che rimane dell’Arte della Libertà in mostra a Palazzo Branciforte

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Si intitola “Quello che rimane”, la mostra che inaugura il 28 febbraio  a Palermo, negli spazi di  Palazzo Branciforte, ideata da Loredana Longo come risultato finale del progetto L’arte della libertà, tenutosi all’interno della Casa di Reclusione Calogero di Bona – Ucciardone di Palermo, e curato da Elisa Fulco e da Antonio Leone.

“Quello che rimane”, lo capiscono solo gli artisti e i poeti. Ne era convinto Goethe e una schiera di filosofi e pensatori contemporanei che attribuisce all’arte e alla creatività la capacità di montaggi inediti della realtà.

La mostra  non a caso collega e unisce mondi diversi,  raccontando il modello partecipativo che ha permesso a trenta persone tra detenuti, operatori penitenziari, operatori socio – sanitari e operatori culturali, di sperimentare e produrre insieme un ciclo di opere in occasione dei workshop con l’arista e la supervisione scientifica dello psichiatra dell’ASP,  Sergio Paderi . Una riflessione corale sul tema della libertà e della reclusione, del tempo come personale unità di misura, e della creatività come forma residuale di libertà e via di fuga da spazi chiusi e da pensieri limitanti.

 

L’esposizione, costruita dall’artista come un diario di bordo, documenta, con scritte, disegni e oggetti, il processo artistico che ha trasformato l’esperienza del tempo condiviso in installazioni, video e performance, che funzionano come capitoli di una storia, disseminati negli spazi labirintici del Monte dei Pegni di Palazzo Branciforte. Dall’insegna luminosa “Volare per una farfalla non è una scelta”, all’omonima maglietta che ospita la  frase – manifesto del progetto, elaborata dal gruppo il primo giorno di lavoro, all’installazione “Il buco nella rete ”, composta di strisce di tessuto, su cui sono raccolte le frasi sulla libertà realizzate dal gruppo misto dei partecipanti, le cui parole fluorescenti, appositamente illuminate, aprono nuove prospettive; a  Il Tempo che rimane”, sorta di tenda che scandisce il tempo in parti uguali, ospitando modi diversi di rappresentarlo e di interpretarlo graficamente; al ciclo di performance, che, attraverso video installazioni, mette in scena come cambia il rapporto tra tempo e spazio quando ci si muove in percorsi obbligati e costrittivi: in “Avanti e indietro”, il corridoio diventa il luogo di passeggiate forzate; in “La Mappa dell’abitudine” viene  ricostruito lo spazio di una cella partendo dai disegni preparatori,  e in “il tempo del tempo libero”, sono  mimati i camminamenti dei detenuti nelle ore di libertà, le cui tracce diventano dei ghirigori grafici che segnano le traiettorie prodotte dai performer indossando stivali di gomma con tacchi di grafite; nella performance“il muro di carne”, un cerchio umano impedisce alle persone di uscire.

Quello che rimane” ribalta e cancella le distinzioni tra libertà e detenzione,  rivelando l’ambiguità implicita nel concetto stesso di libertà, mostrando come la creatività, sospendendo ruoli e funzioni sociali, riporta l’attenzione sui bisogni e i desideri comuni, creando una nuova immagine del carcere, che apre e collega simbolicamente il dentro al fuori.

In occasione dell’esposizione sarà presentato il documentario video curato da Elisa Fulco e Antonio Leone, con la regia di Georgia Palazzolo.  A fine mostra sarà pubblicato il libro, edito da Acrobazie edizioni, costruito come un vero e proprio diario dell’Arte di Libertà, che accoglierà le testimonianze di tutti i partecipanti, ricostruendo il calendario delle attività: dal workshop con l’artista Loredana Longo, agli artisti ospiti del laboratorio permanente (Stefania Galegati, Marco Mirabile, Ignazio Mortellaro, Sandrine Nicoletta), alle lezioni di arte contemporanea in carcere sino alle visite guidate nei principali musei cittadini. 

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