Città e campagna: quale futuro?

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Oggi la vita in città… e domani?
Come ci nutriamo oggi, e come ci ci nutriremo domani? Dove abiteremo? Che aspetto avranno le aree urbane e rurali del nostro futuro? Queste domande sono tornate con forza nel periodo di “forzata clausura” dettato dalla pandemia da coronavirus che affligge il mondo. E ci ha fatto rendere conto che qualcosa non funzionava nella “normalità” alla quale eravamo abituati.
In un’intervista rilasciata a Slow Food in Azione, il progetto di formazione e informazione portato avanti da Slow Food, l’architetto Stefano Boeri sostiene che tra le cause o concause della pandemia “non c’è dubbio ci sia anche il rapporto con la natura – intesa come sfera di vita animale e vegetale, ma anche come insieme di paesaggi – che dovremmo ripensare”. E aggiunge: “Dobbiamo ripensare il rapporto con le altre specie, analizzare gli effetti di fenomeni come l’urbanizzazione crescente ed esplosiva degli ultimi decenni, la spinta alla dispersione urbana degli anni ’70-’80-’90, il consumo di suolo, l’espulsione dai loro habitat di molte specie che da tempo ci davano segnali di reazione, di disagio, di sofferenza”.

 

Città e campagna al Teverolaccio

Il Casale del Teverolaccio sorge nell’unico spazio in cui si risolve la continuità di cemento che congiunge le province di Caserta e Napoli. E tutto ciò è reso possibile grazie a un vincolo indiretto posto dalla Soprintendenza BAPSAE sull’area circostante il bene. Per questo, Rural Hub è sicuramente un simbolo di agricoltura urbana che si fa “community garden” nella cintura dell’abitato. Il Casale del Teverolaccio è dunque un presidio di biodiversità che crea osmosi tra città e campagna ed è per questo che si è scelto di far sorgere qui il Rural Hub nel quale consentire l’incontro tra produttori e mondo della ristorazione

Come sostiene Boeri, dunque: “La risposta non è necessariamente il chilometro zero, ma una situazione in cui si creano gemellaggio, scambio, agevolazioni”. In poche parole: un hub.

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