Al Centro “Don Mottola” l’inclusione sociale è di casa

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Il nome per esteso è: associazione Centro di Solidarietà “Don Mottola”. Questa realtà calabrese è nata a Tropea il 5 agosto 1983 su iniziativa di un gruppo di genitori di ragazzi disabili e di volontari che in modo informale aiutavano queste persone: «Il nome non è causale, il sacerdote tropeano don Francesco Mottola con la sua opera verso le persone disagiate è stato l’ispiratore per la sua costituzione, infatti lo scopo principale per cui è nata la nostra realtà era quello di contribuire a promuovere il pieno inserimento dei soggetti disabili nella società», spiega Maria Rosaria Cortese, presidente dell’associazione.

Il Centro di Solidarietà “Don Mottola” da quasi quarant’anni realizza attività di socializzazione e di laboratorio nei locali dell’ex-Seminario, in Via Glorizio, offerti in comodato d’uso dalla Diocesi, «per il quali ringraziamo don Ignazio Toraldo di Francia che rende possibili nostri servizi garantiti dall’impegno quotidiano e volontario dei soci, circa 25, oltre ad un nutrito numero di giovani che questa estate si sono messi a disposizione di molte nostre attività», aggiunge Cortese. 

Il “Don Mottola” è l’unico centro territoriale diurno per disabili e accoglie circa 12 ragazzi con disabilità e offre alle famiglie un sostegno psicologico per le famiglie dei giovani e assiste circa 150 famiglie disagiate con disabili, anziani, bambini ed anche extracomunitari e di etnia Rom, con alimenti di prima necessità, almeno una volta al mese in rete con il Banco Alimentare.

Inoltre il centro Don Mottola da qualche anno a questa parte, su suggerimento degli stessi ragazzi con disabilità utenti dei servizi del Centro, si è deciso di sperimentare, nei mesi estivi, un oratorio estivo per i ragazzi di tutte le età: «Questa esperienza si sta rivelando una scommessa vinta e un progetto costruttivo nonostante la fatica e i costi della sua gestione. Questo è uno spazio inclusivo che coinvolge i nostri disabili, sia come partecipanti, ma anche come parte attiva del servizio ai giovani delle comunità. Una pratica questa che li responsabilizza direttamente nella gestione dei ragazzi più piccoli», aggiunge la presidente del Centro “Don Mottola”.

Inoltre l’associazione garantisce un aiuto allo studio per ragazzi con problemi di apprendimento e debiti scolastici e offre la presentazione di mostre e di video di argomento culturale ed educativo per adolescenti provenienti da famiglie disagiate: «Lavoriamo molto con i giovani che vengono da contesti difficili per evitare la dispersione scolastica, ma soprattutto per allargare i loro orizzonti – racconta la presidente dell’associazione Maria Rosaria Cortese -. In quest’ottica proponiamo loro gite con visite in luoghi di valore e significativi e collaboriamo con le scuole per il recupero di giovani con problemi comportamentali». In questo solco l’associazione ha firmato un protocollo d’intesa con l’Istituto Scolastico Superiore della città per recupero sociale di alunni con comportamenti scorretti, espulsi o sospesi in conseguenza a sanzioni disciplinari. Questi ragazzi svolgono un servizio – tra le 15 e le 75 ore -, con i disabili del Centro. «Crediamo che questo servizio abbiamo consentito a circa 20 ragazzi di prendere coscienza di sé e degli altri, responsabilizzandosi e recuperando così l’anno scolastico», chiosa Cortese. Un’esperienza questa che si unisce a quella del recupero sociale che il Centro “Don Mottola” porta avanti con una ventina di giovani con problemi di alcool, droga e anche piccoli reati, in alternativa alle pene assegnate, con protocollo d’intesa con l’UEPE di Vibo Valentia.

In tutti questi modi, e attraverso un gran numero di attività e progetti, «l’associazione ha ricreato nei locali dove si trova ad operare, una sorta di “Casa delle Carità”, così come la voleva il beato Francesco Mottola, accogliente per tutte le situazioni di povertà», conclude Cortese.

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