Dal dramma della malattia, a “Viva la Vida”

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L’associazione Viva la Vida è nata dieci anni fa a Sibari, frazione di Cassano Ionio nel cosentino, dopo la scomparsa di Giuseppe Roseti a 29 anni a causa di un tumore raro. «La forza e la volontà nel combattere una malattia devastante per restare attaccato alla propria vita sono stati i motori trainanti per gli amici di Giuseppe che, non solo per ricordarlo e onorarlo, ma soprattutto per renderlo parte viva e presente nelle nostre vite, hanno pensato insieme alla sua famiglia un evento che rappresentasse in toto l’amore sconfinato di Giuseppe verso tutte le forme d’arte e in particolare la musica», spiega il fratello di Giuseppe, Marco.


Il primo evento, anzi la prima edizione di Viva Vida, è stata una maratona artistica e musicale dove attori, musicisti, cantanti, ballerini, pittori, cuochi e fotografi, gli amici di Giuseppe insomma, si sono alternati nelle loro performance per più di sei ore e hanno dato il proprio contributo alla realizzazione della serata che aveva e ha come unico scopo la raccolta fondi per la ricerca sui tumori rari. «Abbiamo unito la volontà degli amici di mio fratello con la nostra famigliare, il suo amore per l’arte e la cultura e la sua strenua lotta contro la malattia», aggiunge Marco. Quella sera l’intera comunità c’era, per Giuseppe, e «nonostante una serata freddissima abbiamo raccolto quattro mila euro che sono stati devoluti totalmente all’Istituto nazione Tumori rari di Milano che, come tutti gli istituti di ricerca, soffre la carenza di investimenti e finanziamenti dovuti ai tagli del governo», aggiunge.


L’associazione porta avanti da allora una serie di iniziative per la raccolta di fondi da destinare al centro ricerca tumori di Milano, ma per avere una ricaduta sul territorio, anche all’Hospice di Cassano Ionio: «Supportiamo le loro esigenze, ma per chi vive qui, negli anni siamo diventati anche un presidio per indirizzare le persone per diagnosi e percorsi di terapia, perché in questa zona sono sempre di più le persone affette da patologie tumorali», aggiunge Marco Roseti.
Tra il 2012 e il 2018 Viva la Vida ha raccolto 31mila euro che sono stati destinati soprattutto al sostegno della ricerca contro i tumori rari, ma hanno beneficiato di questa raccolta fondi anche realtà come Amnesty International, Dynamo Camp, Emergency e Save the Children. Con il tempo «ci siamo resi conto che oltre all’ospite era necessario supportare e creare progetti territoriali come “L’appetito vien studiando” fortemente voluto dal vescovo della nostra diocesi monsignor Francesco Savino.

Giovani del Servizio civile

L’idea è quella di mettere la nostra associazione e i suoi volontari al servizio del prossimo, facendo rete con tutti, compresi i detenuti del casa circondariale di Rossano che ogni anno donano opere come quadri ad olio su tela, manufatti di vario genere e ceramiche fatti in carcere per sostenere la nostra raccolta fondi».

Per arrivare a tutti con il proprio messaggio, Viva la Vida svolge una vera e propria operazione di catalizzatore di esperienze culturali sul territorio cosentino su cui è attiva: «Da anni realizziamo laboratori di ceramica sia per adulti e sia per i bambini della scuola primaria, oltre che dedicare giornate al cineforum in un luogo dove non c’è un cinema. E poi con le scuole della zona abbiamo avviato corsi di lettura e scrittura creativa per bambini e ragazzi. Inoltre siamo stati tra i promotori della nascita del presidio di “Libera” nel nostro comune per contrastare le presenza mafiose», spiega Marco.Viva la Vida in questi due lustri di azione sociale sul territorio è diventato anche un presidio per la tutela della salute e la salvaguardia del territorio, sia per il contrasto alle cause dell’alto numero di malattie tumorali, come ad esempio allo smaltimento dell’amianto «per questo esiste una stretta collaborazione tra la nostra associazione e l’Osservatorio nazionale amianto.

Attualmente poi fanno esperienza di volontariato, nella nostra sede, quattro giovani del Servizio civile universale, che in un territorio con tanti anziani non assistiti per via dei figli e dei nipoti emigrati al Nord o all’estero, hanno bisogno di cure, spesso lontane. Con loro effettuiamo i trasporti», conclude Marco Roseti.

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