Giovani neet, 1 su 5 non studia e non lavora

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Non è affatto rosea la situazione che emerge dall’analisi dei dati relativi ai giovani neet, quei giovani tra i 15 e i 34 anni che non studiano, non lavorano e non si formano. In Italia si tratta di 1 su 5, corrispondenti a circa 3 milioni di persone, con una prevalenza femminile: le donne sono infatti 1,7 milioni. L’Italia è tra i paesi europei con maggiore presenza di neet, anche se emerge una netta differenza tra l’area centro-settentrionale del paese e quella meridionale.

La maglia nera nella penisola va alla provincia di Caltanissetta, che vede il 46,3% di giovani neet tra i 15 e i 29 anni. A seguire, Taranto, Catania, Napoli, Messina, Palermo, Siracusa, Foggia e Catanzaro, tutte sopra il 35%.

Di fronte a questi dati, il contrasto al fenomeno dei neet diventa fondamentale per ridurre marginalità ed esclusione sociale e, di conseguenza, aumentare le competenze delle nuove generazioni e il loro contributo allo sviluppo del paese. La sfida del “Piano nazionale neet 2022” è proprio quella di puntare su un coordinamento dell’insieme di soggetti e servizi che si occupano a vario titolo della questione.

In questo contesto, quale può essere la strategia migliore? Investire sulla qualità degli apprendimenti e sulle competenze per ridurre l’incidenza dei neet a medio e lungo termine, mentre nel breve diventa fondamentale intervenire a supporto di chi si trova in questa condizione.

Tutte e tre le fasi sono alla base del progetto Re-Generation Neet, che fornisce opportunità di inclusione socioeconomica e di fuoriuscita dalle condizioni di povertà materiale e immateriale ai giovani neet della IX municipalità di Napoli (Soccavo, Pianura). Gli interventi stanno fornendo ai giovani neet competenze, conoscenze e abilità per facilitare la fuoriuscita da condizioni di disagio mettendo al tempo stesso queste competenze a disposizione della popolazione della municipalità nel suo complesso.

 

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