Il riscatto di Mamadou e la storia di Altereco su “il venerdì di Repubblica” per parlare di lotta al lavoro nero

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La storia di Mamadou Kebe come esperienza virtuosa e positiva di chi è riuscito a venire fuori da caporalato, sfruttamento e ghetti. Di chi ha riscattato la sua condizione di “schiavo” del sistema agro-alimentare, per diventare punto di riferimento di una realtà impegnata nel campo dell’agricoltura sociale e dell’inclusione lavorativo, come la cooperativa sociale Altereco che dal 2011 gestisce in Contrada Scarafone “Terra Aut”, un terreno di 8 ettari confiscato alla mafia in cui anche grazie al sostegno di Fondazione CON IL SUD, sta dimostrando che è possibile trasformare un luogo simbolo del potere criminale in avamposto di legalità, di economica sostenibile, di lavoro regolare, di sviluppo, di antimafia sociale e di integrazione.

Nelle pagine dell’inserto il venerdì di Repubblica, in edicola oggi con il quotidiano, nella sua rubrica “Noi e gli altri”, la giornalista Antonella Barina si sofferma proprio sulla storia di  Mamadou per ribadire quanto sia importante offrire occasioni di riscatto a chi viene sfruttato per lavorare. E lo fa, evidenziando il nuovo bando promosso da Fondazione CON IL SUD per il contrasto dello sfruttamento dei lavoratori stranieri. A disposizione 2 milioni di euro per sostenere progetti di contrasto e prevenzione di sfruttamento e caporalato in Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sardegna e Sicilia. In particolare, il bando interessa i lavoratori stranieri nei settori agricolo, industriale (es. edilizia, comparto tessile) e terziario (es. consegne domiciliari, lavoro domestico, settore della ricettività, trasporti, logistica), promuovendo il lavoro regolare come strumento di integrazione sociale, anche con il coinvolgimento diretto delle aziende.

Il bando, quindi, «può offrire occasioni di riscatto – è scritto nell’articolo – . Come è stato per Mamadou Kebe, dopo una vita infame nel foggiano, tra brutalità e ghetti, per mantenere la famiglia in Senegal». Oggi Mamadou è assunto come bracciante agricolo dalla cooperativa sociale Altereco e segue tutte le attività produttive di “Terra Aut”. In questo lungo percorso di legalità e di economia alternativa si inserisce quindi il progetto “Il fresco profumo della libertà”, tra gli interventi selezionati nell’ambito della quarta edizione del Bando Beni Confiscati alle mafie 2019, promosso dalla Fondazione CON IL SUD insieme alla Fondazione Peppino Vismara. Il progetto promosso dalla Cooperativa Sociale Altereco – con un nutrito partenariato di enti pubblici e privati – prevede nello specifico la ristrutturazione di due immobili esistenti all’interno degli 8 ettari di terreno.

Nel primo sarà realizzato l’Orto Sociale, la cui finalità sarà quella di affiancare alle normali prestazioni per la conduzione di un orto (cura delle piante, degli alberi, pratiche quotidiane per la coltivazione delle orticole stagionali) l’apertura dello stesso alla collettività per favorire l’inserimento e/o il reinserimento sociale e lavorativo di particolari categorie svantaggiate, mediante la realizzazione delle seguenti attività: percorsi di ortoterapia con persone disabilità, minori stranieri non accompagnati, minori provenienti dall’area penale; giardino delle piante aromatiche e percorso di barefooting (percorso sensoriale a contatto con la natura da realizzare a piedi nudi); formazione/accompagnamento ed inserimento lavorativo di immigrati; Bottega solidale per la produzione e la vendita di prodotti a km0; progettazione di una etichetta partecipata per favorire vendita e commercializzazione dei prodotti.

Il secondo immobile, invece, è destinato a diventare un B&B. Saranno allestite 2 camere dotate di comfort per il riposo ed di servizi igienici per favorire in primis l’accoglienza di visitatori in genere e dei pellegrini in particolare vista anche la posizione del bene collocato sulla Via Francigena, garantendo inoltre, una serie di servizi quali: servizio di bike sharing, con la possibilità di noleggiare una mountain bike; mezzi di conforto (degustazione prodotti, acqua, ecc..).

Mamadou è parte integrante di questo progetto che coniuga innovazione, sostenibilità, antimafia sociale ed integrazione. E lo racconta anche alla sua famiglia, che segue con ammirazione dal Senegal quello che sta facendo, il suo impegno, ed insieme aspettano il momento migliore per prendersi cura della campagna del nonno. Perché la lingua della terra non conosce confini e se la parli bene puoi applicarla ovunque ti trovi.

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