Coltivatori di zafferano, una nuova storia agricola e sociale promossa da Luna

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Seminare nelle coscienze per far crescere e fiorire l’identità di un prodotto e della sua gente.
L’agricoltura sociale è inclusione, rinnovamento sociale e culturale ma è anche uno strumento attraverso cui disegnare nuove rotte, luoghi, usi e consumi per la collettività.
Da quando Luna laboratorio rurale ha trovato luce, tra entusiasmi, cammini tortuosi, lavoro e progetti, si è sempre lasciata guidare dal mantra dell’agricoltura sociale e dell’innovazione rurale credendo che non bastasse prendere in gestione della terra e seminare ma che fosse necessario, piuttosto, condividere e creare attorno a quella terra un’occasione di incontro, una visione d’insieme dove l’insieme restasse aperto per contenere nel cerchio sempre nuove persone. Così, è nata a Galatone la rete dei “Coltivatori dello zafferano”.

La semina dei bulbi

La semina dei bulbi, foto di Giovanni Cuppone.

Donare bulbi per seminare nuove identità: i coltivatori di zafferano

La donazione di 3000 bulbi di zafferano ha coinvolto nove persone: Luna laboratorio rurale ha donato a ciascun coltivatore 250 bulbi, eccezion fatta per le coltivazioni condivise (l’unione di più soggetti interessati alla coltivazione) alle quali sono stati assegnati 500 bulbi. La campagna di promozione si è attivata l’estate scorsa e ha raggiunto le persone del paese con modalità vecchie e nuove, tra passaparola, messaggi whatsapp e social.

Chi ha aderito alla rete, diventando di fatto un coltivatore di zafferano, ha sottoscritto un contratto etico nel quale sono riportate alcune importanti condizioni: la coltivazione dei bulbi deve rispettare i metodi agricoli naturali, sono ammessi, cioè, l’uso di concimi di origine organica e le lavorazioni meccaniche per il contenimento delle infestanti; il coltivatore deve raccogliere e sfiorire giornalmente seguendo, poi, le indicazioni per l’essiccazione; al coltivatore sono, inoltre, richiesti la produzione e la condivisione di materiale fotografico (dalla semina all’essiccazione) e la sua disponibilità a essere coinvolto in eventuali eventi e giornate esperienziali riguardanti la coltivazione dello zafferano.
Dal canto suo, l’associazione Itaca, alias Luna laboratorio rurale, fornisce assistenza e consigli circa il raccolto, la sfioritura, la cura, l’essiccazione e la conservazione dei pistilli e si impegna a riacquistare lo zafferano dagli stessi coltivatori.
Questi sono gli aspetti meramente regolamentari e organizzativi di un gruppo, ma ciò di cui vogliamo parlarvi è altro e riguarda gli aspetti umani e identitari che questi bulbi stanno seminando qua e là.

Fiori di zafferano appena colti

Fiori appena colti, il bottino del giorno. Foto di Tony Filoni.

Coltivatori dello zafferano, testimonianze e visioni

Esiste un gruppo whatsapp dove la rete si aggiorna sullo stato della fioritura e sulla soddisfazione, mista a clamore, con cui sono accolte spate e fiori, sugli imprevisti (per esempio, le lumache che attentano ai fiori mordicchiando i petali), sulla sfioritura che deve avvenire contestualmente al raccolto, sulle modalità di essiccazione che devono tener conto dei rischi, l’umidità in primis.

Un giorno, in questo gruppo è comparso un messaggio che invitava ciascun coltivatore a scrivere e raccontare in poche righe questa esperienza, quanto fosse piacevole o nuova o sorprendente l’occasione di cambiare veste – essere coltivatore anche se per poco tempo al giorno – e di sperimentare la terra attraverso i bulbi di zafferano con tutte le fasi della coltivazione. Che effetto fa entrare a far parte di una filiera “artigianale”? Sì, perché lo zafferano e il suo costo al grammo tengono conto della manodopera e del lavoro attento che ciascun fiore richiede.
Possiamo dire – senza rischiare di esagerare – che lo zafferano biologico è un prodotto tutt’altro che commerciale, anacronistico e fortemente distante dalle politiche sul prezzo, sempre tese al risparmio. Chi lo coltiva ne apprezza ogni minimo passaggio  (dalla comparsa delle spate, al fiore, alla sfioritura, all’essiccazione) e non vuole risparmiarsi sul lavoro, sulla cura e sull’attenzione che questa coltura richiede.
Inoltre, ed è un concetto molto bello di cui troviamo continue conferme: lo zafferano cura e rilassa, permette, attraverso la sfioritura, di entrare in una specie di trance; è come se, sfiorando i petali, aprendoli e mettendo da parte i pistilli, si venisse quasi ipnotizzati.

Per rendere palpabile quanto abbiamo riassunto a parole nostre, vi riportiamo le parole di chi sta sperimentando, giorno dopo giorno, questa coltivazione saggiando e assaporando ogni piccolo passaggio.

Bulbi di zafferano

Spuntano i bulbi di zafferano! Foto di Elisa Terragno

“Sono Elisa e con mia cognata Monia abbiamo voluto metterci all’opera con questa coltura che, anche se antica, per noi è del tutto nuova. A dire la verità siamo delle vere neofite dell’agricoltura, ma era da un po’ di tempo che volevamo sperimentare qualcosa che ci desse la soddisfazione di raccogliere il frutto del lavoro della terra. Abbiamo per questo accolto con entusiasmo la possibilità data da Luna e iniziato la coltivazione in una striscia di terra di famiglia che ormai non veniva più utilizzata. Con i consigli e le dritte date da Fabiana abbiamo visto spuntare le spate e ogni giorno controlliamo con fiducia che arrivino i primi fiori. L’impegno e la dedizione ci sono e speriamo che la terra e le piante di zafferano facciano la loro parte💪🏻😉”
Elisa e Monia

 

 

 

Filare bulbi di zafferano

Filare bulbi di zafferano, foto di Tony Filoni.

“Con lo zafferano ho cominciato senza saperlo: mia sorella, insieme a Fabiana e le altre,  ha dato vita a Luna laboratorio rurale. E più di un sabato sono stato impiegato come forza lavoro: all’inizio si trattava solo di rimettere in piedi la struttura e far partire le varie attività, in seguito iniziarono i vari progetti e, tra questi, ci fu quello dello zafferano. Mi ritrovai con qualche centinaio di bulbi da accudire. Era il 2016 e fu una bella esperienza: lo spuntare delle piantine, lo sbocciare dei primi fiori e poi quelle giornate in cui inaspettatamente ti ritrovi davanti a quelle rigogliose strisce di colore viola.
Da allora ogni anno la stessa storia, l’attesa delle prime piogge di settembre, quel controllare in maniera quasi ossessiva lo spuntare delle spate e quel senso di irrequietezza nel non vedere niente seguito dai tanti dubbi: avrò fatto qualcosa di sbagliato? Forse il solco era troppo profondo? O, magari, ha piovuto troppo e i bulbi sono marciti? Magari ho piantato i bulbi troppo tardi? Ma puntualmente le prime spate bianche spazzavano via ogni timore e dubbio, perché in fondo lo zafferano non tradisce mai. Anche nelle situazioni più avverse lui prova sempre a spuntare fuori. Giorno dopo giorno lo vedi crescere, tramutarsi in piantine e segnare chiaramente i filari. In quei giorni l’attesa è ancora più dura. Tutto è pronto, manca solo lui: il fiore tanto desiderato. E quando spuntano i primi è fatta! Prima solo un paio, poi una decina, e poi sempre di più anche qualche centinaio al giorno. Il grosso della raccolta si concentra in una decina giorni, poi è tutta discesa fino agli ultimi fiori delle piante più dormiglione.
Alla fine  ti ritrovi con quel tuo barattolo pieno di oro rosso, lo osservi e pensi a tutto quel lavoro che c’è dietro quei pochi grammi, a quanti fiori hai dovuto lavorare per quel tuo piccolo tesoro… visto il periodo natalizio è l’occasione giusta per regalarlo alle persone importanti. Facendo tutto da solo, per me, il rito della sfioritura è quasi zen, un momento meditativo. Mi rilasso così tanto che spesso e volentieri perdo il conto dei fiori e mi tocca puntualmente ricominciare. Non mi obbliga nessuno, ma mi piace sapere quanti fiori ho raccolto un determinato giorno.
Quest’anno ho accolto l’invito di Fabiana e ho deciso di adottare questi 250 bulbi. Non so quanti ne ho in totale, ma questi 250 “viaggeranno” per conto loro, con un pezzo di terra dedicato, separato dagli altri. Pronti a ricominciare una nuova storia fatta di buona volontà, tanta pazienza e colpi di zappa.”
Tony

 

Coltivatori di zafferano

Giovanni e Paolo, coltivatori di zafferano. Foto di Giovanni Cuppone.

“Con mio fratello Paolo, abbiamo iniziato l’esperienza dello zafferano già nel settembre 2017 quando aderimmo a un progetto di Luna e acquistammo i primi 300 bulbi. Già da tempo avevamo intenzione di sperimentarci il questa coltura e, grazie a Luna, abbiamo intrapreso questa avventura. Abbiamo raccolto il nostro primo zafferano, essiccato e assaggiato ma anche venduto qualche grammo su Galatone. Anche gli anni successivi, abbiamo sempre continuato a produrlo, sperimentando sempre nuovi metodi o accortezze e arrivando a una produzione di circa 10 gr di zafferano. Quest’estate abbiamo aderito al nuovo progetto di Luna e aggiunto alla piantagione i 250 bulbi.
Nel settembre scorso, abbiamo impiantato circa 2.500 bulbi in totale.
Produrre zafferano, se da un lato ha un basso dispendio economico dall’altro comporta un impegno non indifferente, fatto di pazienza e costanza, tutto l’anno, ma la bellezza del fiore e il sapore dello zafferano ripaga tutti gli sforzi.”
Giovanni

 

 

Ripartiamo dalla terra? È un’idea!

La vera rivelazione è che la terra, la campagna e tutte le attività annesse, possono essere la nostra più grande rivoluzione: da qui possono rinascere l’identità collettiva, la cultura – nel senso più ampio del termine (storia, tradizioni, gusto, esperienze) –  ma anche l’occupazione.
E, allora, sfiorire delicatamente e giornalmente, conservare, prendersi cura oggi per ottenere lo zafferano di domani ci educa a un nuovo modo di vedere la vita e le cose: coltivare ogni giorno la speranza che ogni più piccola fatica non è stata vana.
Così l’agricoltura sociale diventa una scuola o un laboratorio, a seconda della durata che vorrete dare alla vostra personale esperienza di terra. I coltivatori dello zafferano daranno lungo corso alla loro storia agricola? Ci piace pensare di sì.

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