RASSEGNA STAMPA: Giochi narranti ispirati all’Africa, “Giocherenda” diventa impresa sociale – Redattore Sociale

Dopo 2 anni di attività il progetto prosegue con il sostegno di Fondazione con il Sud. Preoccupazione per la nuova legge sull’immigrazione: “Anche chi come noi, da quando è arrivato in Italia, si è impegnato per integrarsi, rischia di vedere vanificare tutto e questo non si deve permettere”

PALERMO – Giochi educativi ispirati alla cultura africana per scoprire tutta la gioia e la bellezza dello stare insieme all’insegna della condivisione e della relazione più vera. E’ quello che hanno realizzato alcuni giovani immigrati arrivati a Palermo nel 2016 con la creazione di Giocherenda, una realtà di promozione umana e sociale. Il progetto, dopo il suo avvio iniziale, oggi dopo 2 anni, proseguirà grazie al sostegno di Fondazione con il Sud e diventerà il prossimo aprile un’impresa sociale vera e propria. Din Diallo e Bandiougou, due dei tre fondatori, insieme a tutti gli altri 13 giovani a cui si aggiungono due ragazze italiane, hanno tanta voglia di andare avanti con tenacia e determinazione per un progetto in cui credono molto nonostante le difficoltà e le forti preoccupazioni per i loro status giuridici legati all’entrata in vigore della nuova legge italiana sull’immigrazione. Si tratta di giochi narrativi che i ragazzi propongono in vari ambienti della città come “Dadi Contafiabe”, le “Carte Acchiapparcordi” o la “Ronda dei desideri” un gioco da tavolo che ha come obiettivo la realizzazione del proprio desiderio.

“Dopo qualche mese che eravamo arrivati a Palermo – racconta Din, originario della Guinea Conacry che ha 20 anni ed è presidente di Giocherenda -, abbiamo visto che esisteva la solidarietà tra le persone italiane ma si può fare di più perché, nel concreto il benessere sociale fa chiudere ed isolare le persone facendole stare poco insieme. Per questo abbiamo pensato allora di creare un collettivo aperto a tutti che attraverso il gioco potesse valorizzare tutta la bellezza dello stare insieme non solo tra di noi ma anche con gli italiani e tra italiani piccoli e grandi. In Africa, nonostante tutti i problemi che abbiamo siamo un popolo più aperto e ospitale e soprattutto crediamo profondamente nell’amicizia vera”.
“Oggi la vita di Giocherenda non è a rischio e per noi questa è una buona notizia – ci tiene ancora a sottolineare Din – perché grazie ai nostri partner e al finanziamento di Fondazione con il Sud ad aprile diventeremo una impresa sociale. Restano comunque forti le nostre preoccupazioni per le difficoltà legate ai documenti che alcuni di noi stanno avendo a causa della nuova legge sull’immigrazione”.

“Stiamo andando avanti grazie a tutte le persone che credono nel nostro progetto e anche se ci sono delle difficoltà non siamo fermi perché sappiamo che ci sarà una porta sempre aperta per raggiungere i nostri obiettivi – aggiunge ancora Din -. Stiamo fronteggiando per il momento tutte le diverse situazioni attraverso gli avvocati per avere il rinnovo del permesso di soggiorno soprattutto per coloro a cui viene richiesto il passaporto del loro paese che non possono avere. Se non esiste più il permesso umanitario c’è quello per motivi di studio e di lavoro ma in un modo o in un altro sappiamo che non siamo soli e lotteremo sempre fino alla fine per fare valere tutti i nostri diritti. L’Italia deve mettere gli immigrati in condizioni di contribuire alla crescita del loro Paese. Ci sono tanti ragazzi immigrati come noi che si impegnano e studiano e che hanno tante idee positive da spendere nel territorio che devono essere aiutati a portare avanti. A Palermo Giocherenda speriamo diventi un modello da seguire per costruire un futuro diverso per i giovani italiani e immigrati”.

“Oggi purtroppo le persone tendono a giocare da sole con pc e telefonini senza socializzare con altri – dice pure Bandiougou del Mali – vice presidente di Giocherenda -. Proprio con Giocherenda vogliamo favorire la buona relazione che parte proprio dal gioco. Siamo andati anche nelle scuole a parlare del nostro progetto”. “Con la legge Salvini adesso siamo molto preoccupati ma nonostante tutto non ci fermeremo – sottolinea ancora -. Per avere il rinnovo del permesso ad alcuni di noi viene richiesto il passaporto che in alcuni paesi africani non ti danno certo a distanza. Il mio permesso di soggiorno, per esempio, è scaduto lo scorso giugno e per adesso mi muovo tra avvocati e uffici anagrafe e questura per avere delle risposte. Mi sto muovendo per dimostrare i motivi di studio visto che frequento il Collegio del Mondo Unito di Duino. Essendo del Mali, dovrò recarmi in Francia per capire se mi possono aiutare per avere alcuni documenti. Si è creato, purtroppo un sistema che rischia di fare cadere nell’irregolarità anche chi era regolare in Italia. In questo modo ci saranno tante persone che lavoreranno in nero perché gli irregolari non potranno avere dei contratti di lavoro. Allora chi come noi che, da quando è arrivato in Italia si è impegnato tanto per integrarsi, rischia pure di vedere vanificare tutto e questo non si deve permettere”.

“Giocherenda” è un termine pular, una lingua parlata in parecchi paesi africani, composta dai termini “giuntura” e “linfa vitale”. Clelia Bartoli, docente universitaria e socia di Giocherenda che è stata anche insegnante dei ragazzi nel loro primo corso di italiano frequentato a Palermo, è rimasta impressionata positivamente da questa parola che in termini italiani si può spiegare come “fluido vitale che tiene insieme e permette il movimento”. L’assonanza con la parola italiana “gioco” è dunque stata casuale ma determinate perché ha suggerito l’idea del nome del progetto. (Serena Termini)

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