I ragazzi del progetto iDO donano le mascherine alla Struttura di Neuropsichiatria Infantile Adolescenziale del Policlinico Riuniti di Foggia.

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La ricchezza è fatta di incontri speciali e i ragazzi del progetto iDO, in questo ultimo periodo, hanno avuto l’opportunità di arricchirsi molto. Grazie al laboratorio per la creazione di mascherine in stoffa fatto con le giovani creative di iPez.

Dopo aver realizzato a mano le mascherine in stoffa – tutte rigorosamente pezzi unici, disegnate e tagliate dai ragazzi con disturbo dello spettro autistico, poi cucite e rifinite da Federica e Giulia – hanno deciso di donarle a diverse realtà del territorio che si prendono cura di grandi fragilità. Tra queste c’è la Struttura di Neuropsichiatria Infantile Adolescenziale del Policlinico Riuniti di Foggia.

La neuropsichiatria infantile è il posto che, bene o male, molti di noi (dell’associazione iFun) hanno conosciuto. Ci sono entrati con mille paure e il terrore di sprofondare in un baratro senza uscita.

È il reparto dove i bambini sono davvero i più fragili, dove tantissimi problemi cercano una soluzione. Problemi invisibili. Anche l’autismo è uno dei fantasmi invisibili di questo reparto. Per anni, assieme alla struttura di Tratturo Castiglione, è stato il reparto della diagnosi. Il reparto delle sentenze. Dentro o fuori?

Quanto dentro e quanto fuori? Ad oggi ci sono tanti luoghi dove fare diagnosi, dove si conosce di più e dove si può sapere. Non sono ancora tutti in rete, ma ci stiamo lavorando.

Arriviamo all’incirca a mezzogiorno. Angela e Carmela sono entusiaste, ridono e sorridono, sono piene di vita e voglia di fare. Non possiamo entrare in reparto e lasciamo le mascherine davanti alla porta.

Ci riempiono di complimenti. Hanno il viso di chi si stanca ogni giorno e ogni giorno corre. Ci seguono e sanno cosa facciamo. Poi diciamo: siete le nostre testimonial, forza posate per delle foto.

Si imbarazzano e sorridono. Stanno al gioco e ci chiedono di inquadrare bene il reparto. Sono orgogliose del lavoro che fanno e noi di sapere che esistono. Ci chiedono di inquadrare le pareti e i disegni “sai, ci caratterizza e ai bambini piacciono”.

Poi discutono di quali siano le più belle tra le mascherine donate. Scherzano vezzose, ma poi ci salutano: ora è tempo di tornare dai piccoli ospiti e di portar loro le mascherine, ma non prima che siano trascorse un po’ di ore e che siano state igienizzate per bene.

Perché la differenza la fanno i dettagli e loro lo sanno.

 

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