“Sognavo di fare il chimico”, storia di un ex alcolista e giocatore d’azzardo

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Da piccolo sognava di diventare un chimico ma nella vita ha dovuto fare altro, fino ad essere vittima dell’alcol e del gioco d’azzardo. La storia di Santo (nome di fantasia) è di un uomo che ce l’ha fatta aiutato dal Serd dell’Asl Napoli 2 Nord. Quelle catene le ha spezzate ma il cammino è ancora lungo. 

Ho lavorato una vita intera. Volevo diventare un chimico ma evidentemente il mio destino era un altro. Ho cominciato a lavorare a 17 anni, prima nell’industria conserviera e poi nella storica distilleria di Pomigliano”, è così che Santo (nome di fantasia) comincia il suo racconto e mentre mette in fila i frame dei suoi ricordi, seguendo un filo narrativo che si interrompe solo quando parla dei suoi due figli e di sua moglie. Le sue mani non tremano. E’ calmo Santo, è abituato a parlare di sé, sa che è importante.

“Mi piaceva seguire le miscele e le gradazioni e la mia vita è andata di pari passo a quella della distilleria. Si può dire che quando ha chiuso, ho chiuso anche io. Sono caduto in depressione e questo è stato solo l’inizio. A 44 anni ero senza un lavoro e nessuno era disposto ad assumermi. Per qualcuno ero troppo esperto, per qualcun altro non abbastanza e tra i dinieghi e le mal disposizioni ho tentato di mantenermi in equilibrio facendo lavori saltuari”.

Passano gli anni e Santo si ammala, un problema ai polmoni, poi al piede e le pagine da scrivere quotidianamente diventano piene di menzogne. Santo comincia a bere, non per assaggiare la qualità dei distillati così come aveva fatto per lavoro ma perché caduto nella trappola della dipendenza. “Non perdevo quasi mai il senno e questo mi ha permesso di continuare a bere senza che mia moglie se ne accorgesse. Riuscivo a fugare tutti i dubbi, anche di due miei amici medici. In fondo davanti a loro c’era un uomo tutto casa e chiesa, lavoratore onesto e padre amorevole”, ricorda Santo e sul suo viso compare un impercettibile sorriso. “Era una maschera quella così come ne ho indossate altre nella vita. Ne avevo una per ogni giorno”. Le maschere però prima o poi cadono. Da alcolista, Santo è diventato anche un dipendente dal gioco. Beveva e giocava mentre intorno tutto fluiva. Arrivarono altre malattie e questa volta, prima di una zia malata di tumore ai polmoni e poi quella dei suoi genitori. “Quando muore anche mia madre sento di non avere più punti di riferimento. Ero stato adrenalinico per anni, ma poi all’improvviso mi sono perso in un vortice”. Menzogne, alcolismo, gioco e ancora menzogne. Una giostra che gli toglie il rispetto per se stesso e quello dei suoi cari.

A luglio 2018 il malessere al piede si fa insistente ed è costretto ad operarsi. I suoi figli e sua moglie vogliono assicurargli tutte le cure necessarie, anche quelle più costose e così pensano di attingere ai risparmi in banca ma quei soldi  che dovevano servire anche per l’università dei figli non c’erano. Erano serviti per tenere in piedi il vortice di menzogne, alcol e gioco. La giostra di Santo si ferma.

La moglie e i figli, nonostante vivano il tradimento tentano di aiutarlo. Il suo secondogenito che in quel momento stava facendo il servizio civile lo accompagna al Ser.D (servizi pubblici per le dipendenze patologiche) dell’Asl Napoli 2 nord e qui comincia il ritorno a se stesso. Lo aiutano al Dipartimento Dipendenze Patologiche guidato dal direttore Vincenzo D’Auria. L’Asl Na2 Nord partner del progetto Game Over.  “Sentivo di essere un uomo finito. Mia moglie non mi voleva più. I miei figli mi disprezzavano”. A settembre 2019 il percorso avviato con il Serd di Casavatore e poi al Centro diurno di Acerra con Mario Cappella e Luigi Liberato, lo rimette in careggiata. Prima una casa dove poter affrontare i suoi problemi di dipendenza e presto anche un lavoro grazie al sistema dei budget di salute. Il percorso è durato quattro anni e Santo non è più l’uomo delle maschere.

 “Sono pulito ora e sto facendo di tutto per recuperare anche i miei figli e mia moglie. Le vorrei stare accanto ma la capisco, l’ho ferita”. Gli occhi di Santo diventano lucidi quando parla della sua sposa. Sono separati da due anni ma lui la fede nuziale non l’ha mai tolta. Al secondogenito che gli ha tolto il saluto, Santo manda messaggi tutti i giorni sperando che prima o poi la risposti arrivi. il primogenito è la sua àncora.  Quando gli chiediamo cosa consigliare per evitare le dipendenze, lui, l’uomo che sognava di diventare un chimico, senza tentennamenti dice: “Parlatene con chi amate o con chi volete ma parlatene, perché il dialogo è l’unica vera difesa”. Lo guardiamo e pensiamo che il sogno alla fine lo ha realizzato davvero, perché la formula della sana esistenza l’ha trovata. Con fatica ma ormai è sua.

Articolo a cura di Tina Cioffo

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