Una rete contro la violenza. In ricordo di Luana

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Il 3 maggio di due anni fa perdeva la vita Luana D’Orazio, rimasta stritolata in un orditoio della fabbrica tessile dove lavorava perché al macchinario erano state tolte le cautele anti-infortunistiche (che abitualmente rallentano il funzionamento e dunque la produzione).

Luana D’Orazio aveva 22 anni e un bimbo, che cresceva da sola e che oggi ha 7 anni.

I proprietari dell’azienda tessile di Montemurlo dove la giovane donna è rimasta uccisa, una coppia, hanno patteggiato e sono stati condannati a 1 anno di carcere (lui) e 2 anni (lei), pena sospesa con la condizionale.

Con questo post inauguriamo il blog del progetto che le abbiamo dedicato: Luana. Prevenzione della violenza e empowerment. Un progetto nel quale abbiamo riletto la sua vicenda – lo sfruttamento lavorativo, il processo conclusosi con una sensazione di profonda ingiustizia – trovando tante analogie con le vicende, che la cooperativa sociale EVA e gli altri partner conoscono bene, di tante donne residenti in Campania e vittime di violenza.

Nel giorno dell’anniversario della morte, in un articolo sul quotidiano la Repubblica, Emma Marrazzo, la madre di Luana, che da allora instancabilmente interviene nelle scuole del territorio per sensibilizzare i/le giovani ai loro diritti come futuri/e lavoratori e lavoratrici, ha detto: “Le leggi ci sono, ma così vengono aggirate: quello di mia figlia non è stato un incidente, ma un omicidio colposo con dolo. Era stata trasgredita ogni norma di sicurezza e levata la staffa originale, lo dice la perizia della procura. Serviva una giustizia diversa, che portasse poi a dire: basta, non si può lasciare gli apprendisti da soli, basta sfruttamenti. Mia figlia aveva un contratto di apprendistato ed era stata messa a dirigere tutto un reparto da sola, affiancata da un’altra apprendista”.

Luana. Prevenzione della violenza e empowerment  vuole dare risposte concrete alla violenza maschile contro donne e minorenni, più comunemente detta violenza domestica, e insieme contrastare lo sfruttamento lavorativo e la negazione dei diritti – forme di violenza più invisibili ma non meno drammatiche – che spesso si intrecciano alla violenza nelle relazioni di intimità e che si nutrono di fragilità economica e vulnerabilità sociale, condizioni pervasive nel territorio delle province di Caserta e Benevento – a Casal di Principe, a Castel Volturno, a Lusciano, a Maddaloni – dove saranno realizzate le attività.

Proveremo a mostrare come una sinergia di attori diversi – istituzioni pubbliche, organizzazioni del terzo settore, istituzioni culturali, università – può intervenire per migliorare la presa in carico di donne e bambini/e che hanno subito violenza, facendo del reinserimento lavorativo e della riconquista della propria autonomia economica il perno di un cambiamento culturale e sociale volto a prevenire e contrastare la violenza anche decostruendo quegli stereotipi e pregiudizi che ancora troppo spesso finiscono per giustificarla, se non addirittura per alimentarla.

Il progetto Luana. Prevenzione della violenza e empowerment è coordinato dalla cooperativa sociale EVA, che gestisce 5 centri antiviolenza e 3 case rifugio in Campania e ha dato vita a Le Ghiottonerie di Casa Lorena, EvaLab (in due beni confiscati alla criminalità organizzata a Casal di Principe) e La Buvette del Teatro Mercadante (a Napoli), tre progetti imprenditoriali finalizzati alla creazione di occupazione per donne in uscita dalla violenza.

Loghi dei partner del progetto Luana. Prevenzione della violenza e empowerment

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