In the house: storia di ragazzi dentro casa

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Ragazzi di prima e seconda media del quartiere Zisa di Palermo si intervistano (a distanza) e raccontano come vivono questo momento.

 

Cosa fai nel tempo libero?

«Adesso sto usando sempre il telefono ma prima andavo al Centro Tau o a casa dei miei amici. Quando uscivamo da scuola io e il mio amico passeggiavamo sempre insieme, sceglievamo la strada più lunga per tornare a casa così potevamo camminare e chiacchierare, ma ora no, ora sto a casa».

Cosa ne pensati della Dad?

«Mi piace perché i miei compagni non ci sono: fanno battute poco divertenti. Non mi piace perché si passa tutto il tempo a ripetere “mi sentite, mi vedete”».

«Nella didattica a distanza abbiamo difficoltà a imparare, spesso la connessione non mi premette di parlare. Stare davanti al computer ci piace ma di più andare a scuola».

Sono arrivati i banchi singoli?

«Sì sono arrivati poco prima delle vacanze, abbiamo aspettato un sacco di tempo ma l’ultimo giorno di scuola finalmente sono arrivati. Io era felice perché a me piacciono moltissimo le cose nuove. Poi siamo tornati a scuola venerdì ed era chiusa. Non lo sapevamo, non l’avevamo capito: siamo arrivati e non siamo entrati».

Cosa pensi di fare quando il virus finisce

«Uscirei da casa e griderei a tutto il mondo che è finito il virus. Però non so se i miei genitori me lo fanno fare perché dicono che mi prendono per pazzo».

«Tutto quello che non posso fare adesso. Andrei dalla mia amica, da mia zia. Andrei a Mondello. Non mi piace stare a casa».

 

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