Il Centro Tau alla IV Edizione del FESTIVAL DELLO SVILUPPO SOSTENIBILE

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Il Centro Tau, con Daniela Bellomonte, ha partecipato alla IV Edizione del  FESTIVAL DELLO SVILUPPO SOSTENIBILE, promosso da ASVIS, che si è tenuta al MACRO di Roma.

Pubblichiamo di seguito il testo integrale dell’intervento di Daniela Bellomonte

Protagonisti di Futuro. Voci, storie e proposte di giovani

Mercoledì 23 settembre 2020

 Educare i piccoli, sostenere i grandi, Daniela Bellomonte, Centro Tau

 

Presentazione personale

Sono Daniela Bellomonte, ho 37 anni e da 32 anni frequento il Centro Tau. Ho iniziato a frequentarlo da bambina, sono nata nel quartiere Zisa di Palermo, uno dei quartieri a ridosso del centro storico e con un alto tasso di povertà educativa, culturale ed economica della città. Ho studiato, mi sono laureata e oggi gestisco un’azienda familiare. Nonostante l’attività di famiglia ho deciso di lavorare anche al Centro Tau, faccio parte del coordinamento dell’associazione e coordino il settore giovani e il settore creatività. Nel 2009 assieme ad un gruppo di giovani del quartiere, ho fondato e presieduto l’associazione giovanile “I ragazzi del Centro Tau” finalizzata a promuovere cittadinanza attiva. Ho due bambini e un terzo in arrivo, motivo per il quale non sono presente a Roma oggi.

 

Il nostro progetto e cosa facevamo prima del Covid 

Il Centro Tau nasce 32 anni fa con l’intento di creare i presupposti per una “rinascita sociale” del territorio della Zisa Danisinni, prevenendo le forme di violenza e aggressività e al contempo diffondendo la cultura della legalità. Uno spazio educativo non formale  in cui potersi esprimere attraverso la bellezza dell’arte, della cultura e della creatività. Non lavoriamo su attività ma su processi per sconfiggere la povertà soprattutto educativa e ridurre le disuguaglianze. Lavoriamo su tre settori: area infanzia, area adolescenti e giovani, area lavoro. Per ogni bambino o giovane viene cucito un progetto educativo su misura con l’obiettivo di creare crescita e cambiamento non solo della persona ma dell’intera comunità. Un cambiamento che parta dall’educazione, dall’istruzione e formazione per arrivare al lavoro. Dal 2014 il Centro Tau rientra tra i Punti Luce promossi da Save the Children. Prima dell’emergenza Covid-19 al centro erano state programmate e avviate tante attività laboratoriali che coinvolgevano oltre 300 bambini, adolescenti e giovani. Le attività in corso a febbraio erano: cittadinanza attiva, ambiente e sostenibilità coding e robotica, lingua inglese, scrittura creativa, musica, teatro, educativa territoriale, orientamento. Oltre alle attività del Centro Tau stavamo portando avanti anche diverse attività inserite nel progetto “Comunità Educante Evoluta Zisa Danisinni” finanziata da “Con i Bambini”.

 

Come ci ha colpiti la crisi Covid-19? Ha aperto opportunità? Come abbiamo reagito?

L’epidemia Covid-19 ci ha sorpresi in piena attività. Nei primi giorni abbiamo cercato di resistere, andare avanti, continuare a programmare.

I bambini, i giovani e anche noi eravamo sopraffatti dalla tristezza, dalla angoscia, dalla preoccupazione, dalla confusione e dalla rabbia. Poi ci siamo chiesti: cosa fare?

Abbiamo deciso di continuare ad esserci, di essere presenti per dare coerenza e continuità al nostro impegno e al nostro lavoro. Non è stato facile, abbiamo anche avuto paura, eravamo confusi.

La nostra presenza operativa sul territorio, anche in presenza non vogliamo che sia definito come un “atto di coraggio” quanto una scelta determinata, attenta e sopratutto coerente con la nostra visione e missione di comunità.

Se è vero che “nel momento del bisogno si vedono gli amici” siamo stati amici, compagni di strada, in presenza e da casa, organizzandoci e coordinandoci con le scuole, le parrocchie, le altre associazioni. Abbiamo “testato” il nostro essere “Comunità Educante territoriale” capace di sviluppare sinergie tra le diverse agenzie educative e sociali integrando i servizi sociali, la scuola, le famiglie, le parrocchie e i diversi enti del terzo settore. Abbiamo ricostruito un progetto di comunità tenendo conto dei nuovi bisogni e cercando di riconnettere i percorsi del progetto comune.

Il nostro slogan è stato e continua ad essere “Non perdiamo pezzi”, Nessuno deve rimanere solo, nessuno deve rimanere indietro, nessun “pezzo”  deve essere perso!

Già dall’indomani del lockdown il nostro sistema si è messo in moto: educatori, insegnanti, operatori, parroci, volontari tutti a lavoro. Il filo comune è stato ripartire dall’ascolto, con qualunque mezzo, in qualunque modo e scambiarsi informazioni e risorse.

Il mio compito era quello di contattare i ragazzi e i giovani della comunità̀ chiedendo a ciascuno cosa mancava, di cosa aveva bisogno, ascoltare le famiglie e cercare nella comunità̀ le risorse e le risposte da dare. Tanti i bisogni emergevano giorno per giorno. I mezzi per poter fare didattica a distanza – la grande maggioranza dei bambini e giovani non aveva a casa nessun supporto tecnico né connessione a internet – i bisogni familiari, l’alimentazione, gli affitti le bollette da pagare, la difficoltà di rimanere in casa per i tanti che non avevano spazi adeguati.

In una sorta di passaparola spontaneo, si è creata una rete tra il Centro Tau, le Parrocchia e gli istituti scolastici e il Comune di Palermo. Abbiamo consegnato quintali di generi alimentari, oltre 600 kit scolastici,  kit alimentari per bambini zero tre anni,  aiutato tante famiglie nella richiesta dei buoni spesa del Comune, supportato bambini e giovani nella didattica a distanza non solo per quanto riguarda l’aspetto tecnologico ma soprattutto dato supporto motivazionale e psicologico.

 

Sono stati modificati obiettivi o azioni? Come?

La situazione dei bambini e delle famiglie era già molto difficile prima del Covid, oggi lo è ancora di più. Uno dei problemi principali è connesso all’abbandono dei percorsi di istruzione e formazione subito dopo la “licenza media”.

“Non perdere pezzi” è la base di tutti i nostri obiettivi. Non lasciare indietro nessuno, non perdere economia e lavoro. Aiutare i bambini e i giovani nel loro percorso di crescita, una crescita di qualità e non di sopravvivenza. In questo periodo si parla molto di sicurezza, di banchi ma si parla poco di progetti educativi. Il nostro timore è che rimangano indietro chi non ha abbastanza opportunità, chi non continuerà gli studi perché dovrà aiutare la famiglia a “campare” perché la crisi ha colpito soprattutto loro, chi lavora alla giornata, chi lavora in nero, chi non ha la possibilità di comprare i libri soprattutto in questo periodo.

Purtroppo il timore di perdere pezzi c’è. Molte famiglie hanno paura di mandare i loro figli a scuola, molti giovani a rischio non vogliono continuare gli studi, soprattutto se la didattica sarà a distanza (anche in parte). Stiamo attivando percorsi di orientamento, di motivazione e di supporto individuale per sostenere soprattutto chi è più a rischio di esclusione  o chi potrà orientarsi alla criminalità.

Stiamo lavorando per continuare a segnare strade per andare insieme verso un’istruzione di qualità e di alto livello. Stiamo creando rete con le scuole e con le istituzioni locali per disegnare insieme un unico obiettivo: educazione, istruzione e formazione di qualità per favorire la riduzione dell’esclusione di giovani e bambini ad alto rischio.

 

Se e quali ostacoli chiedete allo Stato di rimuovere perché il vostro rilancio possa produrre valore per voi e le vostre comunità?

A partire dalla nostra esperienza e dalla difficoltà del momento che stiamo vivendo, riteniamo che il terzo settore possa e debba avere un ruolo fondamentale nella programmazione e gestione delle politiche di welfare in stretta connessione con le istituzioni e con un approccio autopoietico espressione dell’interesse comune alla persona e alla comunità e alla condivisione di risorse e di capitale sociale.

Se pensiamo al futuro guardiamo verso una prospettiva circolare che parta dall’ ascolto delle realtà che lavorano nei territori leggendo i veri bisogni e sviluppando interventi sistemici. Riteniamo necessario andare oltre le politiche che rispondono alle istanze emergenziali e personali che non tengono conto della necessità di promuovere processi di vero cambiamento e di crescita economica e sociale. Andrebbe promosso un nuovo sistema virtuoso, espressione di un welfare generativo e di comunità, capace di investire sui giovani e di proiettarli nel mercato del lavoro e a partire anche da microterritori.

 

Noi stiamo lavorando per costruire comunità educanti fortemente connesse e integrate al territorio, comunità educanti capaci di farsi “tessuto” per ricucire e riconnettere spazi “squarciati di società”.

Occorre davvero pensare ad una alleanza comunitaria capace di accompagnare ogni bambino e ogni bambina dal momento in cui nasce a quello in cui diventa lavoratore o lavoratrice.

 

Abbiamo la necessità di trovare interlocuzioni e supporti adeguati che  consentano a chi nasce di poter fruire fin da subito dei servizi per la prima infanzia; ai bambini di poter scoprire e vivere la bellezza, l’arte, la cultura, lo sport: ai nostri ragazzi di poter continuare i  percorsi di istruzione superiore, di formazione professionale anche fino all’università; ai nostri giovani di poter avere a disposizione servizi di orientamento e di accompagnamento al mercato del lavoro e soprattutto opportunità.

 

Nel nostro centro e con la comunità educante stiamo faticosamente costruendo processi e cercando in tutti i modi di dare risposte ai bisogni dei bambini, dei ragazzi e  dei giovani “inventando insieme” soluzioni e opportunità e capitalizzando tutte le risorse a disposizione.

 

Purtroppo tanti bambini, ragazzi e giovani che vivono nelle periferie non hanno  gli stessi servizi e opportunità.  Negli ultimi anni tanti centri socioeducativi sono stati chiusi. La nostra speranza è che questo intervento possa essere una testimonianza del possibile, un’esperienza da condividere e sviluppare in ogni periferia, in ogni quartiere nel quale i bambini hanno difficoltà a crescere.

Per saperne di più, clicca qui.

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