Appunti per un museo visuale di quartiere

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Come si può soddisfare il bisogno di cultura, socialità e partecipazione attiva di una comunità?

Come si possono coinvolgere gli abitanti di un quartiere in attività culturali che li aiutino a crescere?

Come far comprendere l’importanza della conoscenza, tutela e e trasmissione di un patrimonio culturale?

Saranno diverse le risposte che il progetto “BACKstage: imparare a leggere le trame” proverà a dare. Una di queste intende articolarsi in un dialogo diretto con la comunità del centro storico di Bitonto, nel tentativo di coinvolgerla in una relazione dialettica volta allo studio e alla ricerca condivisa sul campo per la realizzazione di un museo visuale di quartiere.

Perché un museo?

Perché una delle premesse necessarie per riuscire a rispondere alle domande iniziali è quella di accompagnare e stimolare la comunità a realizzare prima di tutto un atto riflessivo, che la porti a osservarsi e a scoprirsi/riscoprirsi portatrice di un patrimonio storico e culturale materiale e immateriale da valorizzare.

Il museo visuale di quartiere va inteso in questo senso come un processo condiviso con gli abitanti alla ricerca di “dispositivi” in grado di rafforzare il senso di identità, memoria e appartenenza ma soprattutto un percorso volto a riappropriarsi delle proprie storie e a ri-costruirle e raccontarle attivamente.

Proporre insomma alla comunità, attraverso un’azione concreta e condivisa che non sia una soluzione/risposta imposta astrattamente dall’esterno, una dinamica evolutiva che porti gli abitanti del quartiere dall’essere oggetto passivo di un racconto a diventare soggetto e narratore diretto dei propri luoghi, delle proprie storie e dei beni che vi sono, per il momento più o meno silenziosamente, custoditi.

Saranno l’arte e lo storytelling gli strumenti indispensabili per realizzare e comunicare questo percorso collettivo di ricostruzione materiale e immateriale dello spazio, capace di rispecchiare il vivere, il lavorare e il sognare della comunità cui l’intervento è dedicato.

Allo stesso modo palazzo Planelli Sylos sarà lo spazio pubblico e insieme espositivo capace di accogliere e fare da potente detonatore di questo processo di riappropriazione spingendo ancor più la comunità a una visione differente di se stessa che aumenti le percezioni positive dei propri luoghi e dia una nuova consapevolezza circa il valore degli spazi abitati dagli esseri umani.

L’esito del lavoro andrà inteso, dunque, non tanto come atto performativo in sé, quanto come un artefatto comunicativo capace di narrare una trasformazione in corso e segnalare l’esistenza di uno spazio simbolico al quale “appartenere”.

Un breve racconto per immagini di Fushiatinn What? Installazione visiva per un museo visuale di quartiere realizzata nell’ambito del progetto Ignoti alla città. La periferia si fa racconto (4-7 luglio 2018, Bitonto)
http://www.cooperativacameraasud.it/ignotiallacitta/

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