Salvador de Bahia incontra Napoli

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Abbiamo iniziato questo blog raccontando direttamente il lavoro degli educatori, dando voce ai protagonisti. I Maestri di Strada è un’associazione che opera da molti anni a Napoli, coinvolta non solo nel progetto Ascetate in molte attività. Entrare in contatto con loro significa è un po’ come essere travolti dalle rapide in un fiume in piena, in cui è difficile mantenere il controllo. Per questo è anche necessario ogni tanto avvicinarsi alla riva e fare delle soste. All’interno del progetto Ascetate, questo compito spetta a Progetto Axé, il cui impegno è non solo quello di raccontare l’andamento del progetto, ma anche di stimolare la riflessione sullo stesso.

A questo scopo oggi intervistiamo Rocco Fava, responsabile di Progetto Axé Italia, che commenterà insieme a noi le cose di cui abbiamo parlato fino ad oggi. 

Intervista a cura di Giorgio Guzzetta, responsabile della comunicazione per il Progetto Ascetate

Dal momento che questa è la prima intervista, forse potremmo iniziare parlando un po’ di come hai conosciuto i Maestri di Strada e come sono nati i rapporti tra loro e Progetto Axé Italia…

Il mio primo incontro con i Maestri di Strada è del settembre 2016. Ero a Roma, seduto in un bar vicino Campo dei Fiori con Cesare La Rocca e Marcos Candido, i fondatori di Projeto Axé, venuti in Italia per alcune formazioni ed incontri istituzionali. Mi squilla il cellulare, ed era, con mio stupore, il presidente di Maestri di Strada Cesare Moreno il quale, essendo venuto a conoscenza – non so come – che Cesare e Marcos erano in Italia, chiede di fissare un incontro. “Quando?” chiedo io, “Per me oggi stesso” mi risponde lui.

Dopo poche ore, grazie ad un Frecciarossa Napoli-Roma, Axé e maestri di Strada si ritrovano al tavolino di un bar del centro storico di Roma a gettare le basi della partnership futura tra le due organizzazioni. L’anno dopo Marcos e io abbiamo partecipato al Convegno Internazionale Sconfini dell’educazione, organizzato da Maestri di Strada.

Un ruolo molto importante nel costruire il ponte Napoli-Salvador lo ha avuto Brigitte, una cara amica di entrambe le organizzazioni. Il primo passo è stata l’organizzazione di un interscambio formativo che ha visto prima gli educatori di Maestri di Strada viaggiare in Brasile per conoscere il lavoro sul campo di Axé, e dopo alcuni mesi è toccato ad un folto gruppo di educatori di Salvador essere ospiti a Napoli per conoscere il lavoro dei Maestri di Strada.

A partire all’esperienza dell’interscambio si sono gettate le basi di A-scetate.

Come avviene un interscambio formativo?

L’interscambio è una modalità di formazione che Axé pratica da molti anni e a cui tiene molto. Il suo centro è l’accrescimento reciproco delle due realtà che vi prendono parte. Pur essendo complesso e dispendioso per ragioni di distanza e logistica, l’interscambio è un momento particolarmente prezioso di crescita conoscitiva ed esperienziale per tutto l’Axé. Infatti ne beneficiano non solo i diretti soggetti coinvolti, ma anche chi resta a casa. Progetto Axé ha preparato i vari momenti di incontro con i MdS coinvolgendo l’intero universo dei suoi lavoratori. Questi vi hanno preso parte da un lato nella sua prima fase preparando l’accoglienza, partecipando alle riunioni e presentando il lavoro di Axé al gruppo dei MdS quando erano a Salvador; dall’altro pur non essendo potuti partire tutti gli operatori per l’Italia, vi hanno preso parte accompagnando a distanza il viaggio dei loro colleghi a Napoli per poi ascoltarne poi impressioni e report una volta rientrati a Salvador.


Inoltre, per Axé l’interscambio prevede, obbligatoriamente, non solo conoscere ed approfondire il lavoro di un’altra realtà, ma anche conoscere e visitare le bellezze artistiche, la cultura del territorio in cui quell’organizzazione opera. Nel caso del viaggio a Napoli, numerosi gli incontri con la bellezza: Pompei, il Cristo Velato, le “sette opera della Misericordia” di Caravaggio, oltre agli spettacoli mozzafiato da sotto il Vesuvio, per i vicoli del centro storico. Per non parlare della mattinata passata al mercato di Poggio Reale o della camminata sul Sentiero degli Dei ad Agerola, e della scoperta dell’arte culinaria partenopea. Tutto ciò ha costituito per gli educatori brasiliani un bagaglio ed un allargamento di vedute dal grandissimo valore, accrescendo le loro competenze e qualità professionali ed anche la loro sensibilità e capacità umane. E tutto ciò è stato condiviso con i colleghi. Insomma si può dire che l’interscambio per Axé non è un’attività, ma un grande evento formativo.

Immagino siano stati momenti molti intensi. Tu hai partecipato ad entrambi?

Si, e anche ad altri eventi..  Progetto Axé è stato invitato due volte a partecipare al congresso annuale su “La trasformazione educativa”, organizzato annualmente da Maestri di strada. Ricordo con emozione l’ultimo intervento di Marcos e Cesare, dopo il quale le persone si sono alzate in piedi applaudendo. In quell’occasione hanno ricevuto l’ Arciere delle stelle, opera realizzata dall’artista Riccardo Dalisi.

Cesare Moreno consegna un premio a Cesare de Florio La Rocca, durante un Convegno a Napoli, nel 2018

In questi mesi ci sono state altre occasioni di incontro e di scambio con trerrote e MDS?

L’ultima volta che sono stato a Napoli è stato in occasione di una formazione di tre giorni. Erano gli inizi di febbraio. Poi il coronavirus ha fermato tutto. Devo dire che mi manca non poter incontrare i colleghi di MdS e Trerrote.
Comunque…
Il titolo della formazione era La strada maestra. Ideato dalla nostra arteducatrice Anna Iorio (nota anche col nome d’arte Sorgente), è stato un percorso incentrato sulla riscoperta del voce e del corpo. Si è partiti mettendo a tema la strada come il luogo della scoperta del proprio desiderio interiore e corporeo. Le musiche napoletane si sono unite ai ritmi di Salvador Bahia (Brasile) per dare vita ad una strada immaginaria che unisce i giovani di tutte le periferie. La realtà del desiderio è stata concepita come spazio dove abita e cresce la soggettività ed è stato stimolato attraverso esercizi e performance di gruppo coordinate da Anna. Io mi sono più occupato di collegare tramite analogie e differenze il contesto di Napoli con quello di Milano e di Salvador anche tramite la proiezioni di alcuni video, lasciando che emergessero i principi epistemologici della pedagogia del desiderio e dell’arteducazione. Durante quei giorni a Napoli abbiamo potuto anche passare un pomeriggio con il gruppo di giovani che partecipano al Laboratorio Territoriale di teatro condotto da Nicola. Ricordo che dopo una prima fase in cui gli educandi si sono messi in mostra atteggiandosi a pavoni, si è passati ad un’esercitazione con la voce e l’atmosfera è radicalmente cambiata. L’arte li ha rapiti. A turno la maggior parte di loro si è esibita davanti al gruppo e seguendo le indicazioni di Anna. Ad ogni nuova performance – Anna li guidava chiedendo di ripeterla – ogni ragazzo riusciva a metterci qualcosa in più, a tirare fuori qualcosa che prima non era riuscito ad emergere. È stato un crescendo che si è concluso sulle note di Malafemmena dove gli studenti hanno fatto da coro ai due esperti di musica Anna e Irvin. Dopo un inizio chiassoso e anarchico, gli educandi messi a contatto con l’arte hanno reagito creando silenzio e autodisciplinandosi. Il gruppo rivolgeva il suo sguardo collettivo e partecipato al compagno o la compagna che si esibivano, e i loro occhi godevano a quelle manifestazioni di autentica e innocente bellezza. L’arte stava facendo il suo lavoro.

Sapresti definire cosa hanno in comune le due associazioni?

Grazie a Brigitte e all’interscambio, le due organizzazioni si sono scoperte condividere il ruolo dell’arte come fondamento del processo educativo. I due approcci hanno le loro specificità, ed entrambe le organizzazioni strutturano il lavoro in forma diversa anche dando più enfasi ad un linguaggio artistico piuttosto che un altro. Ma questo è più che giusto. Voglio dire, è naturale e ovvio che un giovane di Salvador si riconosca nella capoeira o nelle percussioni, mentre un giovane che frequenta le attività dei MdS abbia più desiderio di esprimersi nel teatro o nella canzone napoletana. Stessa cosa vale per i giovani dello spazio Arteducazione di Milano che lavora con molti ragazzi stranieri. L’arteducazione non si trasferisce mai meccanicamente ma si reinventa seguendo la geografia culturale dei territori, i sogni e desideri degli educandi.

Abbiamo visto, parlando con MdS, che loro fanno sopratutto lavoro sul campo. Qual’è invece il ruolo di Axé Italia nel progetto Ascetate?

Axé Italia lavora a distanza e con periodiche incursioni sul campo. Porta nel progetto le sue due più importanti conquiste:  la Pedagogia del Desiderio teorizzata da Marcos Candido Carvalho, e la pratica dell’arteducazione sviluppata sul campo in Brasile fin dai primi anni 90 ed in Italia presso lo Spazio Arteducazione di Milano dal 2014.

Il nostro ruolo è quello di contribuire alla formazione di arteducatori che lavorano con i principi della pedagogia del desiderio. Lo stiamo facendo attraverso percorsi di formazione fondati sul principio della ricerca-azione alternando a momenti di approfondimento teorico, spazi pratici e di sperimentazione. Costruiamo un dialogo e scambio formativo con i vari esperti in arte di MdS e Trerote che lavorando quotidianamente sul campo nella periferia sud est di Napoli hanno una conoscenza del territorio più approfondita della nostra. La nostra esperienza internazionale permette un incontro di prospettive mettendo in relazione i sud del mondo, i quali si scoprono lontani ma anche vicini, mettendo in moto un processo di ricerca congiunta.

Il gruppo di partecipanti a questi cicli di formazione, composto da insegnanti, studenti, artisti, operatori sociali e cittadini attivi – molte persone hanno aderito attraverso un bando pubblico – stanno facendo un percorso capace di dargli gli strumenti necessari per affrontare contesti educativi particolarmente difficili, impadronendosi delle conoscenze teoriche e pratiche per attuare una nuova educazione.

Come ci insegna Paulo Freire, non c’è pratica senza teoria, come non c’è teoria senza pratica.  L’educazione non si improvvisa con la buona volontà, ma necessita di studio, ricerca, approfondimento, analisi, metodo, cultura. 

Quando parli di supervisione metodologica cosa intendi? come avviene? attraverso momenti di formazione teorica oppure anche di osservazione e supervisione della pratica?

Per Axé la supervisione metodologica è sostanzialmente quello che noi chiamiamo revisione della pratica. Come accennavo precedentemente, Axé eredita da Paulo Freire la concezione che teoria e pratica sono due facce della stessa medaglia. Attraverso l’osservazione attenta e l’analisi approfondita dei contesti in cui si intende operare, gli arteducatori strutturano delle teorie che guidano la prassi educativa. Però la realtà è sempre più ricca, abbondante e mutevole di qualunque definizione teorica cerchi di afferrarla una volta per tutte. Per questo è necessario fare ritorno alla teoria e correggerla o ampliarla proprio sulla base dei nuovi elementi che emergono dell’esperienza pratica. Le teorie e pratiche non sono dei monoliti, ma degli approcci soggetti al cambiamento, non arbitrario ovviamente, ma a seconda delle modificazioni sociali, economiche, politiche che investono i contesti in cui lavoriamo. Se prendiamo come esempio il lavoro degli educatori di strada di Salvador, questi sono ben consapevoli che la Strada è un luogo in costante movimento, che le sue dinamiche riflettono le pulsioni dell’intera città e che dunque i bambini, adolescenti e giovani che vivono al suo interno oggi, hanno specificità diversi da quelli dei loro coetanei di 5, 10 o 15 anni fa. La realtà mutevole con si confronta il lavoro educativo costringe ad una continua e permanente revisione della pratica.

 

Paulo Freire visita Projeto Axé

Entriamo un po’ di più nel merito. Nella precedente intervista a Nicola Laieta abbiamo già parlato di multivisione come momento-chiave del lavoro dei MDS. Hai avuto modo di vederla in pratica? come la descriveresti? come la giudichi dal punto di vista arteducativo di Axé?

Ho partecipato a diverse multivisioni con i MdS. Lo trovo uno dispositivo prezioso e fondante per il lavoro educativo e ci sono molte analogie con quello che Axé chiama revisione della pratica.

La multivisione dei MdS ha una sua sacralità e ritualità laiche e il gruppo vi partecipa con grande intensità e trasporto. Non avviene saltuariamente ma con cadenza regolare. È essenzialmente uno spazio di relazione e confronto, in cui i partecipanti si prendono cura gli uni degli altri. Avere la possibilità di incontrare, ogni settimana per 3 ore, i propri colleghi ed aprire discussioni e riflessione nel quale il focus è tanto sui ragazzi quanti sugli educatori, è fondamentale. È un momento riflessivo in cui gli educatori, avendo la possibilità di prendere il respiro dall’affanno dal quotidiano, riemergono dall’immersione nel contingente per vedere le cose con distanza critica e attraverso lo sguardo del gruppo.

In gioco c’è la tenuta della relazione educativa. Perché, detto con le parole di Axé: nella relazione educativa sono due i soggetti desideranti, non solo l’educando ma lo stesso educatore deve essere mosso dal desiderio. Questa è una condizione necessaria. Allora la multivisione diventa l’occasione perché gli educatori possano manifestare i loro desideri e quindi le loro mancanze con il resto del gruppo. Ciò arreca agli operatori di MdS un doppio beneficio: il godimento e l’alleggerimento che porta la condivisione e il rafforzamento del legame di appartenenza. La multivisione accresce il sentimento e la consapevolezza che non ci si muove mai da soli ma sempre come rappresentanti di un collettivo, di una comunità.

In conclusione ci tengo anche ad evidenziare che la multivisione dei MdS come la revisione della pratica di Axé sono da considerare come momenti di formazione interna e non posso essere giudicati come azioni accessorie ma al contrario devono essere riconosciuti come fondanti e imprescindibili. Lo dico con rammarico e con tono polemico, perché è questo un punto che gli enti finanziatori hanno difficoltà a comprendere: per avere risulti efficaci e duraturi è necessario disporre di operatori qualificati, competenti e in formazione permanente, non basta finanziare attività focalizzate esclusivamente sui ragazzi. Bisogna investire sulla formazione del capitale umano interno delle organizzazioni. Perché questo, risaputo e applicato nel mondo delle aziende che hanno la responsabilità di produrre merci, non dovrebbe valere anche per il mondo della scuola e del no profit dove la responsabilità è di natura educativa?

La multivisione dei Maestri di Strada

Un’altra cosa che è emersa dalle chiacchierate con i Maestri di Strada è una distinzione tra lezione frontale, tipica della scuola istituzionale, e i laboratori arteducativi. Mi sembra un aspetto importante, sopratutto in questo momento post-lockdown, in cui si sta riflettendo molto sul futuro della scuola, un futuro ancora sospeso. Che ne pensi? qual’è il punto di vista di Axé? come vedi il futuro della scuola in Italia?

Mi sembra che questa quarantena forzata ha messo in rilievo alcune questioni importanti, alcuni aspetti problematici della scuola, in primis la questione della povertà educativa, un tema che noi di Axé Italia abbiamo più volte sottolineato. Le questioni sono molte, e molte complesse, e non credo di riuscire a riassumerle in poche parole. Forse dovremmo fare una chiacchierata specifica su questo.

Sono d’accordo, e ti propongo quindi una seconda intervista sui problemi della scuola in generale.

Va benissimo per me.

Prima di chiudere, però, vorrei parlare un momento del Brasile e della difficile situazione in cui si trova a causa della cattiva gestione della pandemia, come leggiamo su tutti i giornali. Quali sono le ripercussioni sul lavoro di Projeto Axé a Salvador? Come hanno reagito? Axé Italia ha potuto aiutare in qualche modo, anche se a distanza?

L’America Latina è il nuovo epicentro mondiale della pandemia. La situazione in Brasile è tragica. Ne abbiamo anche scritto sul nostro sito.

Il numero dei morti e contagi è in continuo aumento e si respira un clima di grande incertezza politica. Negli ultimi due mesi 4 ministri hanno lasciato il loro incarico e sono stati allontanati per volontà del presidente. Emblematico il ministero della Salute, che dopo una prima sostituzione e qualche settimana fa finito nelle mani di un Generale dell’esercito. Il paese si trova così ad affrontare una crisi politica nel bel mezzo di una emergenza sanitaria.

 

L’unità di danza ha subito un furto alcune settimane dopo aver dovuto chiudere le sue unità di accoglienza. Durante il fine settimana, sono state rubate scorte alimentari, strumenti musicali e tecnologici ed anche le uniformi degli educandi. Il valore del furto è stato ci circa 20.000 euro.

È stato un avvenimento che ha profondamente scosso tutto l’Axé perché come ha detto Cesare La Rocca, “quando i poveri rubano ai poveri, la tentazione è di perdere la speranza”. Ma non è stato così, e ci siamo subito rialzati. Dopo una prima fase di scoramento collettivo, nuove energie sono state messe in campo.

Progetto Axé sta attuando misure straordinarie per affrontare la situazione di emergenza sanitaria. Ha dovuto chiudere i suoi centri di accoglienza per evitare assembramenti comportandosi come tutte le scuole dello stato. Le attività arteducative con gli educandi continuano da remoto. Gli educatori di strada, in sinergia con altre organizazioni ed enti pubblici, sono 7 giorni su sette per le vie di salvador a dare assistenza alla popolazione di strada.

Axé Italia supporta a distanza il lavoro dei colleghi brasiliani. In partnerchip con Fondazione San Zeno e con il coinvolgimento della Segreteria di Giustizia dei Diritti Umani dello stato di Bahia, abbiamo attivato un progetto d’emergenze rivolto alle famigli degli educandi le quali per i prossimo due mesi potranno beneficiare di una tessera alimentare ricaricata settimanalmente e di un kit sanitario per prevenire la diffusione dl virus.


@Giorgio Guzzetta, responsabile della comunicazione per il Progetto Ascetate

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