La cura del vigneto che si prepara alla primavera: il nostro sapere antico tra i filari

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La vite è una pianta rampicante e lianosa che va contenuta e guidata lungo la sua crescita. Per questo motivo, nel periodo che segue la potatura, si usa “legare la vigna”. Così facendo, la pianta è pronta per germogliare, quindi produrre i grappoli d’uva con una omogenea distribuzione della linfa a tutti i germogli.

Per legare i tralci fruttiferi della vite ai pali presenti nella vigna con dei veri e propri nodi, in passato si usavano i rami del salice (detti gli “stropeini”), saggiamente raccolti in largo anticipo nel mese di novembre. Mentre con la “stropa” (il corpo centrale del ramo di salice) si legava il fusto della vite.

Oggi a Verbumcaudo, nel Vigneto Sperimentale “Placido Rizzotto”, manteniamo la tradizione della legatura delle vigne, utilizzando però fili di gomma flessibili, capaci di rispettare la delicata crescita della pianta. Come tutte le pratiche agricole, infatti, occorre maestria e attenzione nell’annodare i tralci lignificati della vite, che sono fragili in quanto irrigiditi dal freddo dell’inverno. Non vogliamo rischiare di rompere il fusto o lesionare i vasi vascolari della pianta, evento che andrebbe a comprometterne la produttività.

La porzione del fondo impiantata a vigneto ospita 32 vitigni autoctoni siciliani a rischio estinzione che, oltre all’attività di ricerca, garantiscono la conservazione della biodiversità. Dal 2014 l’IRVO – Istituto Regionale Vite Olivo della Regione Sicilia porta avanti un’attività di ricerca volta ad approfondire le conoscenze su varietà poco diffuse e di cui si conosce poco dal punto di vista scientifico, soprattutto negli ambienti di media collina: ed è a Verbumcaudo si trova proprio una delle 3 banche del germoplasma della regione per il patrimonio viticolo siciliano.

Come ogni giorno, i soci e le socie della Cooperativa Sociale Verbumcaudo mettono passione, tradizione ed esperienza per accrescere la qualità dell’uva e del vino che andrà sulle vostre tavole.

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