Attività di contrasto alla violenza di genere in Campania negli anni 2017-2019

di

Report

Dipartimento Studi Umanistici

Università degli Studi di Napoli – Federico II

 Fortuna Procentese, Giorgia Margherita, Caterina Arcidiacono

Il progetto Un’altra via d’uscita   finanziato dalla Fondazione con il Sud (progetto 2017-DON-00017) ha previsto la raccolta di dati relativi alle donne vittime di violenza di genere e a minori vittime di violenza assistita del territorio campano, che si sono rivolti alle strutture predisposte, e sulle diverse tipologie di servizi offerti.

In questo studio pilota sul campo è stato sviluppato un modulo per la mappatura dei servizi che ha tenuto conto del sistema di offerta, degli interventi, delle prestazioni e della tipologia di utenza e una griglia di lettura dei punti di forza e di criticità dei medesimi.

I dati sono stati raccolti attraverso interviste a operatori e utenti della Regione Campania e la consultazione degli archivi e database dei diversi servizi analizzati.

Al fine di procedere con la presentazione e discussione dei risultati, i dati sono stati accorpati e commentati.

Al fine di fornire un quadro esaustivo della attività rivolta a donne uomini e bambini che potessero dialogare con il repertorio dei dati in possesso della Regione Campania – Assessorato Pari Opportunità e con quelli dell’Osservatorio Regionale antiviolenza i dati a carattere quantitativo sono stati specificamente raccolti per quanto riguarda l’attività dei CAV.

 

Un’altra via d’uscita

Numero progetto 2017-DON-00017

Fondazione con il Sud

Soggetto Responsabile Consorzio Terzo Settore-Società di Servizi Sociali- Società Cooperativa Sociale

Repertorio attività Centri antiviolenza della Campania 30 Maggio 2017- 30 giugno 2019  

 

INTRODUZIONE

 Il presente repertorio dell’attività dei Centri Antiviolenza della Regione Campania presenta informazioni relative al periodo 1Giugno 2017- 30 Giugno 2019. I dati raccolti sono in continuità con quelli forniti dall’Assessorato alle pari opportunità della Regione, all’avvio del progetto Un’altra via d’Uscita, di cui tale rilevamento è parte costitutiva. Infatti essi fanno partire la rilevazione dal 1giugno 2017 data in cui si concludeva il rilevamento dei dati della Regione Campania- Assessorato alle pari opportunità, all’epoca disponibile la cui rilevazione forniva i dati fino al 30 maggio 2017.

Al fine del reperimento dei dati è stata effettuata una prima fase di ricognizione del territorio con la stesura di un elenco di tutti gli enti coinvolti nelle attività di contrasto alla violenza di genere con i quali sono stati presi contatti e presso i quali sono state effettuate visite.

Linea guida di tale lavoro è stato il materiale fornito dalla Regione Campania, nello specifico il documento “Monitoraggio dei Centri Antiviolenza finanziati con D.D. 25/2014”.

E’ stata infine acquisita l’analisi dei dati in possesso dall’Ordine degli Psicologi della Campania nell’anno 2018 in particolare la “Mappatura dei Centri Antiviolenza attivi” e dalle ricerche sul web è stato stilato un elenco che contava 66 Cav presenti sul territorio della Regione Campania (vedi elenco allegato) così distribuiti:

  • 6 nella provincia di Avellino;
  • 8 nella provincia di Benevento;
  • 13 nella provincia di Caserta;
  • 30 nella provincia di Napoli;
  • 9 nella provincia di Salerno.

I Centri sono stati contattati telefonicamente e, laddove possibile, veniva fissato un appuntamento per la compilazione di un questionario creato ad hoc che permettesse di leggere i dati in continuità con le rilevazioni regionali precedenti. Nel complesso, sono stati presi quindi contatti con: centri antiviolenza, servizi dell’ASL e case rifugio.

Le domande sono state fatte in previsione del questionario dell’ISTAT, fornitoci dalla Regione- Assessorato Pari Opportunità e, i dati raccolti fanno riferimento al periodo Giugno 2017- Giugno 2019 in continuità con il documento precedentemente citato della Regione Campania.

Una parte dei dati raccolti trova spiegazione e completamento nella documentazione dell’Osservatorio Regionale sulla violenza di genere diretto dalla dott. Rosaria Bruno presentato nel settembre 2019.

 

La ricerca

Nell’ambito del progetto “Un altra via d’Uscita” il Dipartimento di Studi Umanistici ha effettuato la ricognizione delle attività dei centri antiviolenza della Regione Campania attraverso telefonate, incontri, raccolta di documentazione messa a disposizione dei centri che si ringraziano per l’attività di documentazione svolta.

Il rapporto concerne dati relativi alle strutture attive, al loro funzionamento e finalità; al personale;  alle attività erogate;  ai problemi presentati; alle caratteristiche delle utenti e della domanda.

I Centri

I centri che hanno risposto al questionario sono cosi di seguito rappresentati:

Dei 66 Centri Antiviolenza presenti sul territorio 18 hanno risposto all’indagine (27%), 40 non hanno risposto (61%) e 8 risultano attualmente chiusi (12%). Di due Centri le risposte sono parziali, in quanto hanno subito un nuovo assetto riorganizzativo, per tanto ci hanno fornito solo i dati in merito all’utenza a partire dal primo semestre del 2019. Va inoltre rilevato che data la riorganizzazione dei Centri in particolare per Napoli i dati sono rilevati dal 1gennaio 2019.

Si ringrazia l’Ufficio di staff dell’Assessore alle pari opportunità Chiara Marciani diretto dalla dott.Nadia Caragliano e la dott. Marianna Piccirillo delll’Ordine degli psicologi della Regione Campania  per la documentazione fornita,

Va in proposito osservato che nella attivazione della ricerca è risultato particolarmente complesso il reperire i contatti telefonici degli enti che negli archivi consultati talvolta risultavano errati o non esistenti.

Tale difficoltà si spiega con le caratteristiche strutturali dei centri antiviolenza che spesso, come hanno dichiarato numerosi rispondenti, hanno avuto difficoltà a reperire finanziamenti pubblici o a garantirne la continuità e hanno dovuto fare ricorso a risorse di volontariato. Come è inoltre emerso, essendo prevalentemente centri del privato sociale, alcuni avevano sospeso la propria attività e altri avevano solo di recente iniziato la loro attività.

Tale organizzazione strutturale-temporale nel periodo indicato ha pertanto influenzato la raccolta dei dati e la loro esaustività.

 

  1. ASPETTI STRUTTURALI E ORGANIZZATIVI

 

La seguente sezione indaga il funzionamento organizzativo dei Centri. Come precedentemente asserito, le risposte a tale sezione si riferiscono a 16 Centri dei 18 intervistati.

Prendendo in considerazione i tempi di apertura è emerso che in media, nei due anni di riferimento i centri sono stati aperti 22 mesi su 24, 5 giorni a settimana, mediamente per 10 ore al giorno.

Per quanto concerne altri aspetti di funzionamento sappiamo che:

  • 12 centri aderiscono al numero nazionale 1522;
  • 15 centri hanno una reperibilità telefonica h24;
  • 7 centri hanno una segreteria telefonica attiva quando il centro è chiuso;
  • 6 centri hanno un numero verde;
  • 9 centri hanno una linea telefonica dedicata agli operatori della rete;
  • 15 centri sono in possesso della Carta dei Servizi;
  • 15 centri realizzano la supervisione sulle attività di cui 8 a cadenza mensile, 3 a cadenza trimestrale, 2 a cadenza semestrale e 1 a cadenza bimestrale;
  • per quanto riguarda il territorio di competenza dei centri sappiamo che per 1 è comunale, per 8 è intercomunale; per 3 è provinciale; per 1 è regionale e per 2 è sovraregionale;
  • 8 centri possiedono 2 locali idonei a garantire le diverse attività, 5 centri possiedono un solo locale idoneo e in 3 ne possiedono 3;
  • 12 centri sono dotati di misure per l’abbattimento delle barriere architettoniche, 4 invece no.

 

  1. PERSONALE

 

La sezione relativa al personale si propone di mettere in luce in che modalità le differenti figure operano all’interno dei Centri Antiviolenza, in particolare se esse operino a titolo retribuito o volontario.

Ciò che si evince è che non tutti i centri possiedono tutte le figure professionali, ad esempio la mediatrice linguistica e il personale amministrativo sono figure che lavorano solo in due dei 16 Centri esaminati

 

  1. DATI DELL’UTENZA

 

Una delle sezioni di maggior rilievo e al tempo stesso la sezione che ha richiesto il maggior impegno da parte delle operatrici nel corso della compilazione del questionario è quella riferita ai dati dell’utenza. Sono state indagate le seguenti categorie: età, stato civile, provenienza geografica, titolo di studio, condizione lavorativa, fonte di segnalazione, grado di familiarità dell’aggressore, tipo di violenza riferita e infine in numero di donne indirizzate ad altri servizi.

I dati rilevati si riferiscono a età, stato civile, provenienza geografica, titolo di studio, condizione lavorativa, fonte rilevazione, grado di familiarità con l’aggressore, tipologia di violenza

 

 

Nella registrazione dei dati sull’utenza è stato rilevato che in totale i figli minorenni supportati durante il periodo di riferimento sono stati 587, di cui 72 vittime di violenza diretta.

 

 

  1. LAVORO DI RETE

La sezione ‘Lavoro di rete’ aveva come obiettivo cogliere il rapporto tra i Centri in esame e la rete territoriale circostante, se esiste e in quale modalità, un rapporto con le Case rifugio e quali sono le dinamiche esistenti tra le varie realtà che si occupano di contrasto alla violenza.

Anche per questa sezione mancano le risposte di due Centri, pertanto su 18 il totale di risposte è 16.

Per quanto concerne i rapporti con le Case rifugio le risposte sono:

  • 2 Centri hanno un rapporto diretto con le Case rifugio;
  • 8 Centri hanno un rapporto indiretto con le Case rifugio;
  • 4 Centri dichiarano di non avere alcun tipo di rapporto con le Case rifugio;
  • 2 Centri sono essi stessi Case rifugio.

In riferimento ad altre forme di ospitalità per la protezione di I livello:

  • 3 Centri hanno un rapporto diretto;
  • 4 Centri hanno un rapporto indiretto;
  • 7 Centri non hanno alcun rapporto con forme di protezione di I livello;
  • 2 non hanno risposto a tale domanda.

In riferimento ad altre forme di ospitalità per la protezione di II livello:

  • 2 Centri hanno un rapporto diretto;
  • 2 Centri hanno un rapporto indiretto;
  • 11 Centri non hanno alcun rapporto;
  • 1 Centro non ha risposto a tale domanda.

Per quanto riguarda altri servizi residenziali:

  • 13 Centri non hanno alcun rapporto con altri servizi residenziali;
  • 1 Centro ha un rapporto indiretto;
  • 1 Centro ha un rapporto diretto;
  • 1 Centro non ha risposto a tale domanda.

La sezione riguardante la Rete Territoriale Antiviolenza mostra che 12 Centri aderiscono alla suddetta rete, per 3 Centri non esiste una rete e 1 Centro non aderisce. 11 Centri inoltre hanno accordi-protocolli con specifici enti, 4 Centri non hanno risposto e 1 Centro non ha alcun accordo. Per quanto concerne il riferimento territoriale della Rete formale o dei protocolli per 3 Centri è comunale, per 4 Centri è intercomunale, per 3 Centri è provinciale, per 3 Centri è interprovinciale, il restante non ha risposto.

Indagando quali tipologie di rapporti esistono all’interno della rete di lavoro, sono stati messi in luce i soggetti che ne fanno parte.

  • I Comuni ne fanno parte per 11 Centri, 5 non hanno risposto;
  • La polizia municipale ne fa parte per 9 Centri; 6 non hanno risposto, per 1 Centro non fa parte;
  • Il settore educativo comunale fa parte della rete per 7 Centri, 2 hanno risposto che tale servizio non è previsto dal comune, 2 hanno risposto di no, 5 non hanno risposto;
  • I servizi sociali comunali sono in rete con 14 Centri, 2 non hanno risposto;
  • I servizi abusi e maltrattamento comunale fanno parte per 4 Centri, per 1 no, 5 hanno risposto che è un servizio non previsto dal Comune, 6 non hanno risposto;
  • Province e Città metropolitane rientrano nella rete per 8 Centri, 5 hanno risposto di no, 3 non hanno risposto;
  • Gli ambiti della programmazione sociale e sociosanitaria ne fanno parte per 13 Centri, 3 non hanno risposto;
  • Gli Ospedali rientrano nella rete di 13 Centri, 1 non rientra, 2 non hanno risposto;
  • L’ASL fa parte della rete di 13 Centri, 3 non hanno risposto;
  • La Prefettura rientra per 9 Centri, 4 no e 3 non hanno risposto;
  • La Questura rientra per 11 Centri, 2 no e 3 non hanno risposto;
  • Carabinieri e Forze dell’Ordine fanno parte della rete per 13 Centri, 3 non hanno risposto;
  • L’Ufficio scolastico e provinciale rientra per 8 Centri, per 4 no e 4 non hanno risposto;
  • La Procura Ordinaria rientra per 5 Centri, per 5 no e 6 non hanno risposto;
  • La Procura Minorile rientra per 4 Centri, per 7 no e 5 non hanno risposto;
  • Il Tribunale/Corte d’Appello ne fa parte per 4 Centri, per 8 no e 4 non hanno risposto;
  • Gli Ordini professionali fanno parte della rete di 7 Centri, di 4 no e 5 non hanno risposto;
  • Gli Organismi di parità rientrano per 9 Centri, 2 no e 5 non hanno risposto;
  • Le associazioni di volontariato ne fanno parte per 11 Centri, per 2 no e 3 non hanno risposto;
  • Altri Centri Antiviolenza fanno parte della rete di 10 Centri, di 3 no e 3 non hanno risposto;
  • I servizi per l’impiego ne fanno parte per 4 Centri, per 6 non ne fanno parte e 6 non hanno risposto.

La collaborazione tra il Centro e i vari soggetti della rete territoriale antiviolenza è stata formalizzata con convenzioni e protocolli d’intesa per 4 Centri solo con enti pubblici, per 7 Centri sia con enti pubblici che privati, per 2 Centri non è stata formalizzata e 2 non hanno risposto.

La rete veniva coordinata da:

  • Comune per 3 centri;
  • Ambiti per la programmazione sociale e sociosanitaria per 3 centri;
  • Regione per 2 centri;
  • Prefettura per 4 centri
  • Il centro antiviolenza per 1;
  • 3 non hanno risposto.

Inoltre, 12 centri hanno risposto di aderire ad una rete con altri Centri Antiviolenza, 3 hanno risposto di no e 1 non ha risposto.

  1. LE PRESTAZIONI OFFERTE

Tale sezione prende in considerazione i servizi offerti alle utenti specificando se tali servizi vengono svolti dal Cav, da un altro servizio su indirizzamento del Cav, da entrambi o se non veniva svolto affatto

Sempre in riferimento ai servizi alle utenti, 11 Centri hanno affermato di organizzare gruppi di mutuo auto aiuto; 11 Centri hanno progettato e concordato con le donne il loro percorso personalizzato di uscita dalla violenza per tutte le utenti, 5 invece solo per alcune donne. I servizi forniti all’utenza sono tutti a titolo gratuito per la totalità dei Centri.

2 centri hanno affermato di aver ricevuto richieste di mediazione familiare da parte dei servizi sociali e di averle erogate, 4 centri hanno ricevuto tali richieste ma non le hanno erogate e infine 10 non ne hanno mai ricevute.

Inoltre 12 Centri hanno risposto di non aver mai ricevuto richieste di uno spazio neutro per l’incontro protetto tra figli e genitori maltrattanti, 4 invece sì.

 

 

  1. FINANZIAMENTI

 

Di particolare interesse era la comprensione delle modalità attraverso cui i Centri si sono sostenuti e quindi finanziati nel periodo di riferimento. Nello specifico la domanda posta loro era volta a capire quali e quanti di questi Cav fossero stati finanziati con il decreto 25/2015 e per quanto tempo.

A tal proposito quindi, 7 Centri non sono stati finanziati da tale decreto, 8 invece sì e 1 non ha risposto.

 

 

DISCUSSIONE DEI RISULTATI

 

Nonostante le difficoltà incontrate nel contatto e nel reperimento di dati, ciò che risulta interessante è stato il rilevamento dell’assetto dei vari Centri Antiviolenza, la loro utenza, attività e tipologia di operatori ivi operanti negli anni oggetto di indagine (giugno 2017- giugno 2019).

Per quanto riguarda i risultati tale lavoro si pone di fatto come uno strumento di accompagnamento dell’attività dell’Osservatorio Regionale sulla violenza di genere, in quanto per le modalità con cui è stato effettuato e per le risorse impegnate si colloca piuttosto come una indagine campionaria relativamente alle caratteristiche dei Centri e alla loro interrelazione di rete, alla tipologia dell’utenza e alle tipologie di violenza dichiarate. Esso si pone infatti quale documento ponte tra le attività di rilevamento effettuate dall’osservatorio della violenza di genere della Regione Campania, le documentazioni attivate dall’assessorato alle pari opportunità, e la prossima raccolta in fieri dell Istat relativamente al fenomeno della violenza di genere e alle misure messe in atto sul territorio nazionale

 

 

CONCLUSIONI

Il lavoro di ricognizione effettuato ha permesso una mappatura dei Centri Antiviolenza attivi nella regione Campania; ha consentito di reperire nuovi contatti telefonici e/o indirizzi email e infine verificare l’effettivo stato di tali Centri per il periodo giugno 2017- giugno 2019.

Inoltre è stato possibile mettere in luce punti di forza e mancanze dei servizi coinvolti nelle attività di presa in carico della violenza di genere.

Sicuramente tra i punti di forza è bene annoverare la gestione dell’emergenza e della presa in carico così come la possibilità di offrire protezione alle donne che si rivolgono a questi enti. Difatti, tra i principali servizi offerti all’utenza vi sono il sostegno legale e psicologico.

Tra gli elementi da evidenziare emerge il problema che i Cav degli Ambiti Territoriali, la cui gestione è appaltata secondo gara pubblica, hanno spesso lunghi periodi di vuoto tra la chiusura dell’appalto e l’avvio di una nuova gara. Vuoto che solo alcune volte è colmato da periodi di volontariato e che, quando vede un avvicendamento tra due diverse cooperative e/o associazioni nella gestione subisce spesso il problema del cambio non solo delle referenti ma anche dei numeri per contattare il Centro, vanificando tutti gli sforzi, anche economici, fatti per promuoverli e lasciando tanto le donne, tanto le Istituzioni con numeri telefonici ed email ai quali potenzialmente non risponde più nessuno.  In questo senso le difficoltà della nostra equipe di ricerca nella messa in essere dei contatti con i CAV della Regione sono una significativa testimonianza delle difficoltà che l’attuale assetto organizzativo mostra in termini di continuità e stabilità dell’offerta di riferimento e prestazioni

In tale quadro va detto che solo i Cav della città di Napoli, gestiti dal Consorzio Terzo Settore da gennaio 2019,  capofila del presente progetto, dicono esplicitamente che terminato il loro periodo di gestione lasceranno in dotazione numero verde, numero di reperibilità H24 e sito www.cavnapoli.it in modo da dare continuità alle informazioni ed alla raggiungibilità del servizio e producendo un risparmio economico sui costi di gestione.

Va infine rilevato che nell’esame delle attività svolte i programmi che si pongono come obiettivo l’inserimento lavorativo delle donne così come l’intervento nell’intero percorso di emersione dalla violenza sono tra gli aspetti che meritano ulteriore attenzione.

Gli enti della Regione Campania, nella gestione del fenomeno della violenza di genere hanno infatti uno sguardo rivolto alla gestione della violenza alfine di ridurne il danno e l’impatto sulle donne e su i bambini. Risulta così delinearsi un carattere emergenziale dell’intervento come altrove già descritto più in genere per la realtà italiana (Di Napoli, Procentese, Carnevale, Esposito, Arcidiacono, 2019)[1].

Sarebbe infine utile una mappatura relativa alle attività e al funzionamento dei centri di pronto soccorso con percorso rosa e alla attività delle case rifugio. Anche se la regione Campania presenta significativi interventi per la refertazione psicologica nel pronto soccorso

(Reale et al. 2017)[2] tale attività proprio per il carattere innovativo che riveste meriterebbe un più attento esame nella documentazione della attività svolta e del suo impatto.

 

Emerge inoltre con evidenza che la violenza assistito è solo di recente un’area d’intervento prevista nella formazione degli operatori. Tuttavia non è oggetto di specifico interesse ed è il più delle volte invisibile nei media e nella attività dei servizi sociali e sanitari, anche se la Regione Campania offre iniziative di sensibilizzazione e coscientizzazione quale il progetto Vidacs di cui Terzo Settore, Asl Na1 Centro e Dipartimento Studi Umanistici sono partner.[3]

Gli organismi istituzionali come mandato non hanno né la presa in carico dei bambini né la presa in carico dell’uomo maltrattante, salvo rare eccezioni (Asl Na1 Centro sportello OLV), così come non sono previsti percorsi di reintegro degli uomini che sono stati sottoposti a misure di allontanamento dalla partner o condannati a misure restrittive della libertà.

Emerge infine, dal contatto diretto con operatori, utenti e servizi sviluppato per lo svolgimento della presente ricerca che maggiori risorse devono essere impegnate per la creazione di canali di comunicazione operativa tra le istituzioni che con diversa finalità e caratterizzazione si operano per il contrasto alla violenza di genere: Forze dell’Ordine e servizi di emergenza, progetti, interventi realizzati con finalità preventiva o di trattamento e presa in carico.

 

 

 

 

[1] https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC6539536/

 

[2] http://www.serena.unina.it/index.php/camerablu/article/view/5235

 

[3] https://www.facebook.com/vidacsEU/

 

 

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