Il sangue, un dono da condividere

di

Ospedale di Marsala

La donazione del sangue, una cultura che sta sempre più crescendo, anche grazie alla presenza costante sul territorio delle associazioni che vi si dedicano. Un impegno quotidiano che, per esempio, nel caso dell’Avis provinciale di Trapani oggi registra 14mila donazioni all’anno. Un risultato non indifferente che consente di chiudere il 2022, anno in cui l’AVIS di Trapani festeggia i suoi primi 45 anni di vita, visibilmente soddisfatti.

Corsi BLSD scuole Docenti e Ata

«La provincia di Trapani è autosufficiente rispetto alle esigenze – spiega Francesco Licata, presidente dell’Avis Trapani – e ha un ruolo anche abbastanza importante per il resto della Sicilia perché tutte le sacche in più vengono smistate nel palermitano dove ci sono grossi problemi, quindi diciamo che diamo un grosso aiuto per il resto della Sicilia. Un lavoro che viene svolto da tutte le 14 sedi comunali esistenti nella provincia di Trapani. Certo, se poi facciamo un confronto con altre province, per esempio, vediamo che quella di Ragusa  fa 45 mila sacche all’anno con 90mila abitanti in meno di noi. Abbiamo, però, fatto grandi passi sulla cultura della donazione del sangue».

La crescita del numero di donazioni, non c’è dubbio. è anche merito dell’attuale presidente, insediatosi nel 2017 e riconfermato nel 2021. Numerose sono, infatti, le iniziative messe in campo nelle scuole, ma non solo,  per accentuare l’ idea del dono come servizio alla comunità.

Francesco Licata

«Uno dei nostri problemi è dato dal fatto che i donatori che vanno in pensione non vengono sostituiti – prosegue Licata – nel senso che non c’è ricambio generazionale. Forse dipende dalle famiglie. Se dovessi portare la mia esperienza personale, posso dire che io frequento l’AVIS da quando avevo 5 anni perché mia madre era donatrice e mi portava con sé. Nel tempo, non vedevo l’ora di compiere 18 anni per andare a donare, un po’ come quando si aspetta di prendere la patente. Sfruttando la mia esperienza sto cominciando ad andare nelle scuole, già a partire da quelle dell’infanzia e le primarie. Ovviamente con i più piccoli bisogna dialogare in maniera più semplice. Ho, infatti, regalato loro dei pupazzetti che rappresentano il globulo rosso e il globulo bianco, in modo da cominciare a parlare ai bambini di quel che vuol dire donare sangue. Nelle scuole siamo entrati anche con un concorso sul senso rivolto alle scuole primarie, secondarie di primo grado e secondarie di secondo grado. La premiazione avverrà in Primavera quando festeggeremo il 45° anniversario della nostra nascita.  In palio ci saranno buoni per l’acquisto di attrezzature didattiche, come anche un corso gratuito per 15 dipendenti o docenti Ata».

La formazione messa in campo riguarda anche un altro intervento che punta a dotare il territorio di defibrillatori.  Si chiama, infatti, “Avisando – Comuni Cardio Protetti”  il titolo del progetto che ha ricevuto il sostegno di Fondazione CON IL SUD.

«Siamo riusciti a portare 4 defibrillatori in altrettante città diverse – Santa Ninfa, Gibellina, Tre Fontane e Triscina, queste ultime due frazioni rispettivamente di Campobello di Mazara e di Castelvetrano –, installandoli laddove la postazione del 118 è lontana o dove addirittura è del tutto inesistente. Un bisogno che abbiamo colmato e che speriamo di potere colmare anche in altri comuni del nostro hinterland».

Presenza costante e preziosa nel territorio che, soprattutto a Natale, vede l’associazione impegnata per rafforzare lo spirito di appartenenza alla comunità. A parte, infatti, un contest per l’Albero e il Presepe più belli, la cui premiazione avverrà a fine anno, i volontari dirigenti associativi dell’Avis provinciale di Trapani  hanno fatto visita ai reparti pediatrici degli ospedali di Trapani, Mazara e Marsala, portando in dono i “Blood Brothers”, peluche raffiguranti gli emocomponenti del sangue. Un’iniziativa servita a regalare ai piccoli pazienti un sorriso in in un luogo spesso manca.

Il dono del sangue secondo i bambini

Iniziative che si possono realizzare solo grazie alla preparazione deli operatori, in piena sinergia tra di loro.

«Sicuramente anche perché, se non ben organizzati, diventa difficile intervenire. Consideriamo che l’Avis provinciale è formata da 14 Avis comunali come soci persone giuridiche  e circa 8mila soci donatori e volontari e collaboratori fissi. La nostra sezione vanta una trentina di persone, compresi i componenti del direttivo, senza contare la squadra di istruttori della quale fanno parte medici e infermieri. Ho poi chi mi aiuta nella promozione giovanile. Mi riferisco all’Avis Band, della quale fanno parte 4 ragazzi con i quali mettiamo in scena dei musical. Nel 2018 abbiamo portato in scena una canzone  scritta da una nostra collaboratrice che, purtroppo,  dopo un mese dalla sua uscita,  è morta lottando contro il cancro. Da allora abbiamo continuato, ricordandola e dedicando a lei tutto quello che facciamo. Un ottimo strumento per comunicare con la comunità».

Formazione in associazione

Ci sono storie che ricorda in modo particolare perché hanno segnato le vostre attività?

«Ricordo con simpatia una domanda che mi fece un bambino piccolo. Mi chiese se Avis stesse per associazione vampiri. Ci fu, poi, una ragazza che sconosceva il mondo Avis. Durante la pandemia il padre aveva bisogno di  intervento urgente a Roma, ma le sacche di sangue scarseggiavano e l’operazione veniva rimandata di giorno in giorno. Mi ha cercato su Internet e abbiamo messo in moto la nostra macchina, chiamando il  referente Avis di Roma, riuscendo a convogliare i donatori nell’ospedale dove era ricoverato il padre e c’era il centro trasfusionale. L’intervento è andato bene è da allora tutta la famiglia è entrata a fare parte della nostra comunità di donatori».

Un lavoro faticoso ma pieno di soddisfazioni.

«Assolutamente, Certo, è un tipo di impegno che toglie molto tempo alla famiglia perché non ci sono domeniche né festivi. Già ora stiamo ragionando su come celebreremo il nostro 45° anniversario. Intendiamo festeggiare in grande, magari premiando i donatori più anziani, quelli che si sono distinti durante tutto questo arco di tempo, ma ancora è tutto da definire. L’ importante è sapere sempre dimostrare quella capacità che l’Avis ha sempre avuto di fare sinergia, di essere una squadra che serve il territorio».

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