Il Lago Soprano baluardo della biodiversità. Impariamo a conoscerlo

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Un piccolo lago ma molto importante per la difesa della biodiversità di una vasta area della Sicilia Centrale. Dal 2000 è Riserva Naturale della Regione Siciliana la quale ha affidato la gestione alla Provincia di Caltanissetta. Un passo importante che ha definitivamente accantonato i propositi di estinzione della zona lacustre che nel 1978 sembrarono concretizzarsi con la progettata bonifica.

Il lago di Serradifalco è inserito in una zona geografica della Sicilia già naturalmente povera di zone umide. Tale caratteristica ha poi storicamente subito un ulteriore accelerazione per via dei numerosi e capillari interventi dell’uomo. Il principale esempio di una serie di bonifiche così negative per la naturalità dei luoghi è fornito proprio dal comprensorio dal lago di Serradifalco. Questo, ad oggi altresì identificato come Lago Soprano (una ulteriore denominazione è quella di Lago Cuba), è in realtà il superstite di una più vasta zona umida che comprendeva un lago Soprano, posto a nord-est del centro abitato di Serradifalco, un lago Medio a nord-ovest e un lago Sottano ad ovest. L’attuale lago Soprano o “Cuba” corrisponde in realtà al vecchio lago Medio. Per rendersi conto di tale antica disposizione basta osservare i livelli altimetrici dei tre laghi. Il primo ed ora estinto Lago Soprano si trovava a 510 metri sul livello del mare. L’attuale Lago Soprano (ex lago Medio) si trova a 450 metri sul livello del mare, mentre il non più esistente lago Sottano, a 410 metri sul livello del mare.

Dunque l’attuale Lago di Serradifalco rappresenta l’ultimo prezioso baluardo di una natura che l’uomo ha fortemente ridotto.

Le particolarità del Lago, però, non finiscono qui. Probabilmente l’attuale zona umida rappresenta l’implementazione di una vecchia area con caratteristiche più paludose che lacustri. La stessa origine del lago è incerta anche se una testimonianza fotografica ne attesta l’esistenza al primo decennio del secolo scorso. La vecchia area paludosa poggiava su una dolina a sua volta formatasi su sedimenti gessoso-solfiferi. Il collassamento della dolina (avvenuto anche per i due altri laghi non più esistenti) ha fatto affiorare la sottostante falda agevolando la creazione del lago che ad oggi è privo sia di immissari che emissari.

Oltre al modesto apporto sorgentizio il lago è stato alimentato nel passato dagli scarichi del centro urbano, ora non più esistenti. Il punto più delicato sta proprio nella continuità tra la falda acquifera e le acque di infiltrazione superficiale. E’ dunque fondamentale un attento monitoraggio per prevenire sia sversamenti occasionali che di origine dolosa. A rischiare di finire inquinate non sono solo le acque affioranti ma anche quelle di falda.

Dunque una piccola ma preziosa area che presenta una superficie massima di 15 ettari e con un livello dello specchio d’acqua che, nei periodi di elevato apporto meteorico, non supera i 2,5 metri di profondità.

E’su questo particolare sistema lacustre che si concentra, proprio per la particolare povertà di acque superficili dei luoghi, una ricca presenza avifaunistica che consente di godere, a poche centinaia di metri dall’abitato di Serradifalco, di un ambiente veramente unico per tutta la Sicilia centrale.

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