Patti di collaborazione, tre progetti a confronto

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«I patti di collaborazione alimentano la creatività e la fantasia delle persone». È quanto ha sottolineato Pasquale Bonasora, componente del comitato direttivo di Labsus, Laboratorio per la sussidiarietà. Bonasora è stato invitato a fine gennaio 2021 dal Centro di Servizi per il Volontariato di Palermo (Cesvop), in partnership con il Centro di Solidarietà Castellammare APS, per illustrare il funzionamento e le opportunità di questo atto amministrativo per certi versi rivoluzionario. L’iniziativa, che si è tenuta in diretta streaming, ha visto la presenza di associazioni ed enti locali che hanno previsto la stipula dei patti di collaborazione per il recupero e la valorizzazione dei beni comuni all’interno di tre progetti sostenuti da Fondazione con il Sud: TVB, D’acqua e di terra (e di fuoco e d’aria), Connessioni di Comunità. In totale, più di 40 realtà presenti nella Sicilia occidentale comprendenti organizzazioni del terzo settore, amministrazioni comunali, istituti scolastici e imprese. L’appuntamento ha voluto essere il primo di una serie promosso dal Cesvop per aiutare associazioni e Comuni del territorio lungo il percorso di approvazione del Regolamento e nell’utilizzo proficuo dei patti di collaborazione.

Patti di collaborazione e principio di sussidiarietà

«Oggi i modelli classici di governo sono entrati in crisi – ha spiegato Bonasora -. Il principio di sussidiarietà orizzontale, previsto dall’articolo 118 comma 4 della Costituzione, ci apre una strada nuova con cui affrontare e superare due questioni essenziali dell’amministrazione pubblica. L’eccessivo ricorso alla burocrazia da un lato, l’esercizio unilaterale del potere da parte delle istituzioni dall’altro». Prima della riforma costituzionale del 2001, che ha introdotto nella nostra Carta il principio di sussidiarietà, ai cittadini era preclusa la possibilità di occuparsi direttamente di attività di interesse generale.

«Grazie a questo presupposto – ha continuato l’esperto di Labsus -, che rivoluziona 200 anni di diritto amministrativo in Italia, possiamo raggiungere due risultati. Un nuovo equilibrio nell’esercizio delle responsabilità di governo e la partecipazione dal basso dei cittadini che attraverso l’amministrazione condivisa possono condividere le responsabilità con le istituzioni». Gli strumenti per tradurre tutto questo in azioni concrete sono, appunto, il Regolamento e i patti di collaborazione.

Alcuni risultati ottenuti con i patti di collaborazione

Il primo Comune ad aver adottato nel 2014 il Regolamento è stato Bologna. Da allora a oggi le amministrazioni comunali che hanno scelto di dotarsene hanno superato la cifra di 250, per un ammontare di oltre 4.000 patti di collaborazione sottoscritti. Le ragioni del perché questo modello di alleanza tra cittadini e istituzioni stia riscuotendo così tanti consensi sono diverse. A Ravenna, per esempio, i cittadini hanno promosso l’acquisto di giochi per bambini all’interno di un parco. L’obiettivo è stato raggiunto in un paio di mesi. I promotori della raccolta fondi, oltre alla donazione economica, si sono impegnati nelle azioni di cura e di animazione culturale del parco. Un altro caso, citato da Pasquale Bonasora, è quello dell’aranceto di Caserta recuperato da un gruppo di ragazzi. Prima che se ne occupassero, era un appezzamento del tutto abbandonato che adesso, invece, si è trasformato in un luogo di raccolta di arance che vengono affidate a una cooperativa sociale perché le trasformi in marmellata. Il ricavato copre le spese di gestione dell’aranceto.

Un modello di amministrazione basato sulla fiducia

I patti di collaborazione favoriscono meccanismi virtuosi che possono fare risparmiare le pubbliche amministrazioni. «A Genova – ha continuato Bonasora – hanno generato la capacità di lavorare sulle eccedenze alimentari. Sono state coinvolte imprese profit, che hanno messo a disposizione l’invenduto, per ottenere un risultato che oggi vede duemila volontari, 20 mila beneficiari, 180 tonnellate di cibo raccolto e distribuito che, altrimenti, sarebbe diventato un rifiuto. Con una spesa per lo smaltimento pari ad almeno 300 mila euro». La chiave di tutto, secondo Pasquale Bonasora, è la fiducia. «Nel modello di amministrazione condivisa quello che conta non è l’esercizio dell’autorità, ma l’esercizio della fiducia che non segue un modello gerarchico, ma si basa sulla co-progettazione». I tre progetti che hanno partecipato al webinar sono accomunati da un filo rosso, in particolare sulla cura condivisa degli spazi e dei luoghi, che rappresenta un terreno fertile per disseminare le potenzialità dei patti di collaborazione su una vasta area territoriale. «In questa maniera – ha concluso Bonasora – non solo si può moltiplicare l’impatto sociale complessivo, ma è possibile costruire una rete solidale che coinvolga istituzioni, cittadini e organizzazioni di terzo settore».

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