Giovani,Scuola&Cittadinanza:Un pomeriggio con Mohamed Tailmoun

Un pomeriggio dedicato al racconto reciproco di esperienze…

Un pomeriggio in cui sono emerse le questioni più spinose che riguardano l’essere un giovane 2g in un Paese come l’Italia…

 Perché per avere la cittadinanza si richiedono requisiti (es: un certo tipo di reddito) che non tutti hanno la possibilità di avere? E’ quanto guadagni a fare di te un cittadino italiano o straniero?

Perché non partire dai genitori anziché dai ragazzi arrivati qui da piccoli e/o nati qui, per semplificare le procedure per avere la cittadinanza?

Cosa si prova a sentirsi in tutto e per tutto italiano ma di dover girare con il permesso di soggiorno in tasca?

Si può, così, continuare a pensare di non voler andare via da un Paese che non ti accetta nonostante tu vi sia nato e/o cresciuto?

Cosa può fare la scuola in questa situazione di stallo perenne per noi ragazzi e ragazze che ci troviamo a vivere queste situazioni e quotidiani imbarazzismi?

Così i ragazzi e le ragazze che hanno partecipato all’incontro con Mohamed Tailmoun, hanno lasciato libere le loro emozioni, ponendo interrogativi e dubbi che tutti i giorni fanno parte del loro vissuto. Incuriositi dalla presenza di una vera e propria rete nazione di seconde generazioni, i ragazzi si sono interessati alle attività portate avanti da quelli che sono dei loro coetanei sparsi in tutta Italia.

E così, in un pomeriggio, hanno scoperto tante cose.

Hanno scoperto che esiste un dossier,  “Dossier Italiani 2.0 / G2 chiama Italia: Cittadinanza rispondi!”, ideato dalla Rete G2 con il contributo di esperti sul tema della cittadinanza, scuola, media e sport, che questo dossier è stato presentato alla presenza di parlamentari, giornalisti ed esponenti della società civile a cui sono state poste questioni e domande che, ad oggi, richiedono risposte da parte del governo italiano.

Hanno scoperto che chi fa parte della Rete G2 si autodefinisce come “figlio di immigrato” e non come “immigrato” perchè è bene sempre sottolineare che i ragazzi nati in Italia non hanno compiuto alcuna migrazione, e chi è nato all’estero ma cresciuto in Italia non è emigrato volontariamente, ma è stato portato in Italia da genitori o altri parenti. “G2” quindi non sta “per seconde generazioni di immigrati” ma per “seconde generazioni dell’immigrazione”, intendendo l’immigrazione come un processo che trasforma qualunque Paese, di generazione in generazione.

Hanno scoperto che tutto quello che loro fanno nel quotidiano, ossia difendere i diritti negati alle seconde generazioni senza cittadinanza italiana e promuovere l’identità come incontro di più culture, sono i due degli obiettivi principali della Rete G2.

Hanno scoperto che la Rete G2 ha partecipato, tra il 2006 e il 2007, su invito del Ministro dell’Interno e del Ministro della Solidarietà Sociale agli incontri convocati sulla riforma del Testo Unico sull’immigrazione (leggi n. 189 del 2002 e n. 286 del 1998) ed è stata ricevuta in commissione Affari costituzionali della Camera per esprimere un proprio parere sia sulla riforma della legge sulla cittadinanza (legge n. 91 del 1992) che sul Testo Unico. E ancora che, sempre nel 2007, la Rete G2 è entrata a far parte della Consulta nazionale del ministero della Solidarietà sociale “per i problemi degli stranieri immigrati e delle loro famiglie” e della Consulta dell’ “Osservatorio per l’integrazione degli alunni stranieri e l’educazione interculturale” presso il ministero della Pubblica istruzione, ed ha collaborato con il centro interculturale della Provincia di Mantova e con l’assessorato alle Politiche educative e scolastiche del Comune di Roma.

Hanno scoperto che, nello stesso anno, la Rete G2 ha ideato e realizzato un originale strumento di comunicazione: il Fotoromanzo G2, per promuovere una modifica della legge sulla cittadinanza italiana, e che nel 2008 la Rete G2 ha ideato e curato la trasmissione radiofonica “OndeG2” e ha promosso la raccolta musicale “Straniero a chi? Tracce e parole dei figli dell’immigrazione” in collaborazione con il ministero della Solidarietà sociale.

Facendo seguito alle parole e ai racconti di Mohamed Tailmoun, anche i ragazzi hanno fatto scoprire qualcosa di importante al loro ospite: l’esperienza della peer-education.

Presentando il progetto “Non perdiamoci di vista”, finanziato da Fondazione con il Sud e gestito dalla Cooperativa Dedalus, i peer tutors – studenti italiani, migranti e di seconda generazione dei licei Villari, Caccioppoli e del I.C Gabelli – presenti all’incontro, hanno raccontato come l’esperienza della peer education (educazione tra pari) possa essere un valido strumento di supporto scolastico e emotivo, per tutti quei ragazzi e quelle ragazze (figli di immigrati e non) che si trovano in difficoltà tra le mura scolastiche e non solo. Così, raccontando come, attraverso gruppi di supporto scolastico, laboratori di italiano per lo studio e un lavoro redazionale di interviste reciproche (per conoscersi meglio e farsi conoscere), i tutors mirano a potenziare nei pari le conoscenze, gli atteggiamenti, le competenze e le sicurezze,  i ragazzi e le ragazze presenti sono riusciti a loro volta ad incuriosire il  loro ospite, che li ha salutati con una frase di speranza e promessa condivisa:

“Siamo ancora al punto dell’integrazione, nel mezzo del percorso che dovrebbe portare ad una piena acquisizione della cittadinanza che porta ad una vera inclusione dei figli di cittadini immigrati, la strada è lunga e in salita ma qualcosa si è mosso, si sta muovendo e noi non ci arrendiamo”.

#OfficineGomitoli

Ph. Diego Guglielmelli

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