Piantare alberi e progetti

Come si pianta. Questo articolo non è un trattato tecnico ma il racconto di una pratica antica, di cosa c’è dietro la messa a dimora di un albero quando è fatta con mezzi semplici e pochissime macchine, un po’ di ingegno e soluzioni facili ma, soprattutto, a portata di mano.

Entriamo, quindi, nel cuore del progetto finanziato da Fondazione con il Sud, rivestiamo i panni dei nuovi agricoltori ma conserviamo l’orecchio teso ai buoni consigli di nonno Silvestro, lui è il più anziano tra noi.

come si pianta

Nonno Silvestro collabora alle attività agricole.

Vogliamo che l’atto di piantare alberi divenga un capitolo importante di questa storia, fatta di metodi antichi ed estremamente industriosi.
E dopo aver fatto il punto sulla procedura e i mezzi di cui ci siamo serviti, vi diremo qualcosa in più sulla tipologia di alberi e per quale fine sono stati piantati.

Come si pianta – squadratura e picchettatura

Vi sembrerà banale ma prima di assegnare una dimora a un albero, si deve fare un po’ di progettazione. In agricoltura l’ordine è un fatto importante, per questo partiremo proprio da qui.

La nostra missione è quella di impiantare alberi di fico (diverse varietà), albicocco e noce. Capite bene quanto sia importante procedere con criterio nella messa a dimora, allineando, distanziando e determinando i confini. Ed è qui che interveniamo con la squadratura e il metodo 3,4,5. Ispirato al teorema di Pitagora, è una tecnica molto efficace per costruire un angolo retto e per tracciare linee tra loro perpendicolari. Basta servirsi di squadre rudimentali o di una funicella (detta anche lenza) che abbia la lunghezza complessiva di 12 metri, da suddividere in tre parti con una lunghezza rispettiva di 3, 4 e 5 metri.

In foto una dimostrazione del triangolo rettangolo disegnato sul terreno, siamo in tre e ognuno di noi regge un angolo della funicella.

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Determinazione dei confini con metodo 3,4,5

Per la determinazione del punto esatto in cui si pianterà l’albero ci siamo serviti di un altro strumento antico, chiamato assicella. Prendendo spunto da un libro “Manuale di frutticultura”, abbiamo pensato che impiegare questo strumento per la picchettatura e la messa a dimora dei nostri alberi ci avrebbe dato una certa soddisfazione. Per questo, abbiamo costruito la nostra assicella lunga 120 centimetri: alle estremità gli angoli smussati, ossia la sede dei punti di riferimento esterni, e nel centro il triangolo intagliato, che corrisponde al punto in cui sarà posizionato la pianta o albero.
Interessante, no?

Dopo aver posizionato il nostro albero gli abbiamo costruito un bel sostegno, sempre a forma di triangolo, con pali di castagno. La scelta non è casuale: i pali di castagno sono più resistenti e marciscono con minore facilità.

Ecco due foto per avere un’idea del risultato finale.

Come si pianta con ingegno

In agricoltura bisogna essere ingegnosi e quando si dispone di pochi mezzi, per scelta o per circostanza, si sperimenta molto di più. Si possono persino intercettare nuove e valide risorse nella natura che ci sta intorno.

Per esempio, lo sapevate che le pale di fico d’india sono un ottimo fertilizzante? Non solo, vi diremo di più, possono fungere da riserva d’acqua per terreni scarsamente umidi come il nostro.
Quindi, prima della messa a dimora dell’albero e dopo aver individuato il punto esatto in cui sarebbe stato posizionato, abbiamo aguzzato l’ingegno e fatto delle buche mettendoci dentro una sorta di “acchiatura” (termine dialettale leccese che, tradotto in italiano, significa tesoro): compost di lombrico rosso e pale di fico d’india, ricavate dalla potatura e finemente tagliate a pezzi.

Nelle immagini sotto vedete Domenico alle prese con la potatura del fico d’india e il taglio delle pale.

Piantare alberi, i nostri obiettivi

La scelta di piantare albicocchi, fichi e noci risponde a obiettivi ben precisi.
Certamente il recupero di parte della nostra storia agricola locale, dove l’albicocca di Galatone è un frutto prezioso, raro e molto delicato, ottenuto tramite pratiche di innesto che non sempre vanno a buon fine; il fico è un albero della memoria, dal quale si pesca a mani tese, i frutti maturi vanno colti e mangiati sul posto, con la bici a ciglio strada o appoggiata sul muretto a secco; infine, il noce usato per fare il nocino, liquore che, secondo leggenda, va preparato il 23 giugno nella notte di San Giovanni o notte delle streghe.

Noi di Luna laboratorio rurale puntiamo a trasformare le albicocche e i fichi proponendo, a fianco al prodotto fresco, la versione secca dei due frutti: gustosissime albicocche essiccate e “fichi secchi”, una ricetta antica e molto amata nel Salento (fichi secchi con le mandorle).
L’essiccazione permette di estendere il ciclo di vita del prodotto e il suo consumo. Nel caso specifico dell’albicocca di Galatone, per esempio, il tempo di raccolta è davvero contenuto (appena due settimana) e così la durata della sua freschezza.

L’idea della frutta secca si accosta a un altro concetto, quello della “caramella agricola”.
Sara, erborista specializzata e mamma di Frida, è l’inventrice di questo termine che suggerisce un nuovo modo di concepire la caramella. E come per magia, dalla borsa della mamma vien fuori l’albicocca o il fico essiccati, che hanno il sapore zuccherino della caramella e zero zuccheri aggiunti, il colore sincero dei frutti di un albero e zero coloranti. Sono caramelle buone e nutrienti, hanno una veste diversa, certamente più naturale.
Ed ecco che da genitori responsabili anche delle abitudini alimentari dei nostri figli, preferiamo la caramella agricola a quella gommosa, coloratissima e ricoperta di zucchero.

E, giocando all’assurdo, potremmo addirittura pensare di sovvertire il pensiero: accettate solo caramelle agricole, quelli sconosciuti lì sono bravi agricoltori.

Dalla messa a dimora con metodo al creare un progetto agricolo come questo delle “caramelle agricole” e della frutta essiccata, vi abbiamo raccontato “il fatto”.
Da Luna laboratorio rurale a lavoro per “Terre colte” è tutto, per ora ovviamente.

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