L’odissea di Mohamed e Najoua: è così difficile agevolare una vera integrazione?

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Mohamed ha 34 anni, Najoua 20. Hanno 4 bellissime bambine. Una è nata a Benevento meno di 2 mesi fa.
Mohamed e Najoua hanno dovuto lottare e soffrire per stare insieme, un po’ come Romeo e Giulietta, a causa dell’astio che disgrega le due famiglie d’origine.

La loro però è una storia a lieto fine perché la loro volontà li ha portati lontani dal loro paese, la Tunisia, per costruirsi una famiglia tutta loro e iniziare una nuova vita, una nuova storia.
Dopo qualche anno però il paese che li ha ospitati, la Libia, è stato dilaniato da una guerra civile e la scelta tra se crescere le bambine in un paese distrutto o se offrire loro un futuro oltre il Mediterraneo è stata quasi obbligata. Sono arrivati sulle sponde della Sicilia con una barca costruita da Mohamed stesso, Najoua aspettava già la quartogenita, Elin Ranim e Aya di 4,3,e 1 anno hanno navigato per oltre 2 giorni.
E hanno chiesto asilo politico una volta arrivati nel Piccolo Comune Welcome di Sassinoro.
Non lo sapevano però grazie a Minniti e Salvini entrambi gli stati (Tunisia e Libia), grazie ad accordi bilaterali che nulla a che vedere con la loro storia, sono considerati di Origine Sicura. Quindi dopo 1 settimana dalla richiesta sono andati in Commissione territoriale per il riconoscimento dello status di rifugiato, comprendendo appena quello che stava accadendo.

La commissione ha decretato un rigetto della domanda, rispettando si le indicazioni ministeriali, ma senza valutare la soggettività della situazione che probabilmente richiedeva un esame più approfondito. Manifesta infondatezza della domanda è la motivazione del rigetto. Che vuol dire: che devono essere rimpatriati. Nonostante le bambine fossero state iscritte a scuola, nonostante Najoua stesse per partorire, nonostante Mohamed si stesse impegnando con le lezioni d’italiano. Ma loro non si sono persi d’animo e grazie all’avvocato Paola Ferrannini sono riusciti a depositare un ricorso in quindici giorni e ad ottenere la sospensiva: non si torna in Tunisia. Nel frattempo in Italia hanno varato una nuova normativa in materia di immigrazione la quale prevede che se sei genitore di un minore puoi ottenere un permesso di soggiorno per motivi familiari. E la Commissione, da organo del Ministero dell’Interno, si è celermente mossa e chiesto il parere del Tribunale per i Minori di Napoli, che ha attivato la procedura chiedendo al Servizio Sociale una relazione socio-ambientale.

Tutto bene fin qui, solo che nel momento in cui otterranno il pds art. 31 perderanno il diritto a rimanere in accoglienza. Proprio gli ultimi arrivati, i più fragili, che ancora si stanno approcciando all’italiano, potrebbero trovarsi senza una casa e senza il supporto necessario ad integrarsi. Quello inoltre che l’ultima modifica normativa non ha modificato rispetto al cosiddetto Decreto Salvini è l’impossibilità da parte del progetto di accoglienza di spendere soldi per l’integrazione. Ciò comporta che mentre tutti i bimbi in accoglienza frequentano la ludoteca mentre i genitori stanno a scuola la piccola Aya deve stare a casa, che mentre per tutti gli altri è possibile frequentare un corso di formazione o un tirocinio, per Mohamed, che più degli altri necessita di inserirsi nel mondo del lavoro questa cosa non è possibile. La riflessione che la loro storia ci porta a fare è che dal 2017 ad oggi, qualsiasi scelta politica sia stata fatta sul tema immigrazione, ha avuto delle ripercussioni negative sulla vita delle persone che ne avrebbero dovuto beneficiare.

Come andrà a finire ancora non si sa.
Ma loro sono insieme e, nonostante tutto, sono felici.

Sara Luciano

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