Comincia a 12 anni con una schedina di 2 euro, ludopatia al Game Over

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Ha cominciato a giocare quando aveva solo 12 anni e con una schedina di 2 euro. La prima vincita fu di 670 euro e segnò l’ingresso nel tunnel della ludopatia.  A 20 anni, le puntate giornaliere superavano le 500 euro. A 29, in due mesi ha perso quasi 100mila euro aggrappandosi ad un fondo già raschiato. La storia di Pasquale di Casalnuovo di Napoli, è fatta di numeri in negativo eppure è da quelli che è ripartito.

Mi sono liberato in una notte di inverno. Ero uscito a cena con i soliti amici e quella sera decisi di non bere, decisi di restare sobrio così come non mi capitava da molto tempo perché il gioco d’azzardo patologico non arriva mai da solo. Rientrai che erano le due di notte e con lucidità svegliai mia moglie per raccontarle tutto. Tutto quello che avevo fatto, quanto avevo perso e dove mi ero smarrito. Mia moglie Giovanna mi ascoltò e senza giudicarmi o aggredirmi, come pure sarebbe stato legittimo, mi disse che avremmo chiesto aiuto perché se ti vuoi salvare ti salvi ma non da solo. L’abbigliamento di Pasquale è curato. Snello e moro, tipico dei giovani del Sud. Il suo è un racconto che non parla di abbandono eppure di solitudine ne ha sentita tanta. Figlio unico di una famiglia di lavoratori, ha compreso l’amore dei suoi genitori solo in età adulta e solo quando ha capito che gli abbracci, le coccole, le manifestazioni d’affetto non potevano essere sostituite dai regali o dal soldo facile.

Ho cominciato a lavorare molto presto nel garage gestito da mio padre e tutti soldi che mi dava li spendevo giocando.  Papà non poteva saperlo e pensava semplicemente di fare la cosa giusta. Quando ho incontrato mia moglie, la sua famiglia ho conosciuto un nuovo modo di amare ma non è bastato, non da subito. Suo padre, importantissimo anche per me, le aveva lasciato un negozio di animali con enormi potenzialità che insieme abbiamo fatto fruttare. Abbiamo concentrato l’attenzione sull’allevamento di cani e promuovendo la nostra attività sui social, il nostro fatturato è cresciuto molto”.  Un successo lavorativo ed una vita familiare tutto sommato tranquilla di cui però Pasquale non saputo godere perché ancora un ludopatico e così più crescevano i guadagni e più crescevano anche le puntate nelle sale da gioco.

“Ero – racconta- su una giostra infernale, il lavoro mi serviva per giocare e il mio tempo lo gestiva la mia dipendenza. I miei figli privati del necessario affetto li accontentavo con regali costosi per quietare la mia coscienza e acquistare la loro benevolenza. Non mi sforzavo neppure di dare una spiegazione perché non avevo bisogno di nascondermi protetto dalla rete di amici ugualmente ludopatici, giustificato dal lavoro che a volte mi portava a stare lontano e da una dipendenza che in fondo è in qualche modo legalizzata. Quel che mi sembrava la mia più grossa impresa nient’altro era che il mio grande fallimento da un punto di vista economico, familiare, mentale e personale. La ludopatia mi ha distrutto e mentre mi divorava mi ammaliava non rendendomi presente a me stesso”. Pasquale ora ha le idee chiare è come se qualcuno avesse premuto l’interruttore della luce e illuminato la stanza nella quale si era rinchiuso. Della ludopatia si sta liberando e non è ancora fuori dal tunnel ma ad Acerra, grazie al progetto Game Over sostenuto da Fondazione CON IL SUD, partecipa a tutti gli incontri del Centro di ascolto per le pluridipendenze, puntuale e attento. “Mi sto ricostruendo e so benissimo che la strada è ancora lunga ma ora riesco a godere delle mie ore e sto ricostruendo i miei rapporti con i miei genitori, con mia moglie, con i nostri figli e con le nuove amicizie che ho imparato ad avere”.

a cura di Tina Cioffo

 

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