Albina, dal Paraguay a Foggia: “Non abbiate vergogna di chiedere aiuto”

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Una foto di Albina nella sua nuova casa.

Dal Paraguay, Albina si ritrova a Foggia per seguire un uomo di cui si innamora. Ci resta da sola, poi, in Puglia. Incinta.

Dopo tanti spostamenti viene accolta in Masseria Anna Ceci, una delle strutture principali del progetto Abitare le Relazioni, sostenuto da Fondazione Con il Sud e forte dei tanti partner che ne fanno parte (Comunità Emmaus, Smile Puglia, Consorzio Mestieri Puglia, Aranea coop e Fondazione Siniscalco Ceci-Emmaus). Qui si è rimessa in gioco, ha trovato un lavoro part-time, dandosi da fare anche con altri impieghi saltuari, riorganizzando la propria vita e quella di sua figlia, superando le tante difficoltà che un cittadino straniero incontra in Italia, burocrazia compresa – “Qui è stato difficile persino avere il duplicato di un documento d’identità, sono dovuta tornare quattro volte: se sei straniero i problemi sembrano sempre più grandi”.

Da alcuni mesi però, anche lei si è affrancata dal progetto, uscendo dai 18 mesi previsti per ciascun ospite di Abitare le Relazioni – il giusto lasso temporale concesso ai soggetti fragili destinatari dell’iniziativa abitativa, quanto occorre per rimettersi in moto sul piano sociale, economico e umano. “Grazie alla busta-paga – ha spiegato Albina – ho ottenuto un mutuo, ho comprato casa: non è grandissima, ma non le manca nulla e poi ha un terrazzo che mi è piaciuto da subito”.

Il suo prossimo obiettivo ha un nome: Paraguay. “Mia figlia è nata a Foggia, non ha mai incontrato la mia famiglia. Io vengo da un piccolo paesino nei pressi di Belén, si chiama Santa-Cruz, nel dipartimento di Concepción. Mia madre non ha mai visto sua nipote perché da quando sono a Foggia non sono più tornata nel mio Paese: sono trascorsi ben undici anni”.

Dell’esperienza di co-housing in masseria conserva un bel ricordo: “Ne sono arrivati in tanti, ma la convivenza è stata speciale… La domenica si mangiava tutti insieme, la sera si stava nel giardino, fuori, si chiacchierava, condividendo esperienze. C’erano ragazze nigeriana, una donna del Venezuela, anche alcuni italiani. Eravamo misti, insomma: non ho mai vissuto in un posto così e anche mia figlia si è trovata bene perché stretto un legame con un’altra bambina della sua età”.

Forte della sua esperienza, Albina ha un consiglio da dare a chi è in difficoltà: “A volte abbiamo vergogna di chiedere aiuto, è successo anche a me, all’inizio. È un errore: mi hanno accolta che ero incinta, da sola, ma mi sono salvata e sono uscita da una brutta situazione. Adesso sto bene, stiamo bene”.

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