Parole, parole, parole… per fortuna!

Re, regina, cavallo in B6, arrocca!… sono questi alcuni dei nuovi vocaboli che circolano a Mammarao da qualche pomeriggio.

Nuovi vocaboli che si aggiungono al lessico personale dei ragazzi dei nostri laboratori, a volte le nuove parole si sostituiscono ad altre a loro “più familiari” (magari non proprio da manuale di Galateo) e con queste nuove parole iniziano a circolare anche nuove conoscenze, nuove idee, nuove prospettive.

In maniera sorprendente, il laboratorio di “Piccoli scacchisti” è uno dei più frequentati e appassionanti fra quelli finora attivati.

E, a proposito di nuovi vocaboli, aggiungiamo anche cellulosa, macera, essicca, che si sentono urlare nel laboratorio dell’autoproduzione di carta. Si, a Mammarao stiamo imparando a produrci la carta da soli e la produciamo da altra carta, che non buttiamo più nell’indifferenziata.

Matteo, uno dei ragazzi, ci ha detto a fine laboratorio: “Dunque la carta se la butti è spazzatura, se non la butti non è più spazzatura!” eppure nessuno aveva esplicitamente parlato di riciclo e di riuso degli oggetti, abbiamo semplicemente fatto toccare con mano che i materiali possono avere una “seconda vita”, senza fare dei discorsi difficili, complessi e astratti, ma facendo semplicemente far fare loro tante volte la stessa operazione. Prima o poi capiranno da soli e quello sarà un insegnamento indelebile.

Poi, continua anche il laboratorio di falegnameria; e anche qui i ragazzi (con qualche genitore) iniziano a realizzare piccoli oggetti domestici. Anche qui stanno imparando a creare qualcosa che prima del loro lavoro e del loro impegno non esisteva; loro sono stati i “creatori” di qualcosa, sempre più complessa e sempre più bella.

In una delle riunioni con gli adulti, è emersa proprio una riflessione sul vocabolario dei bambini e ragazzi che stanno frequentando i laboratori. Essi stessi si rendevano conto che i propri figli iniziavano ad usare “parole strane”. Quanto è vero che il vocabolario di una persona ci dice molto di più di quanto possa apparentemente sembrare. Questi ragazzi ci hanno fatto toccare con mano la grande lezione di Don Milani sull’importanza di sapersi esprimere, di saper comunicare e di farlo con le giuste parole, perché ad ogni parola corrisponde una grado di conoscenza.

Attraverso i laboratori creativi (nel senso di “costruire qualcosa”) i ragazzi stanno iniziando a capire che lavorando, applicandosi, ognuno di loro può creare qualcosa; qualcosa che prima non c’era. Adesso vogliamo allargare questa loro consapevolezza, passare dal foglio di carta autoprodotto, alla creazione (e al mantenimento) di un giardino, di un campetto… di un bene comune. Vogliamo farlo con la stessa pratica: senza grossi sermoni, ma facendo!

 

 

 

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