Premio “La Bellezza degli Oggetti”

C’è la bellezza dei luoghi, la bellezza dei gesti e c’è una bellezza degli oggetti, che si realizza quando i manufatti dell’uomo decorano l’esistenza anziché ancorarla alle cose. Queste tre categorie ideali costituiscono altrettante sezioni del concorso “Sterminata bellezza” indetto da Legambiente che vede sul podio un’esperienza sannita. Un progetto presentato dall’Asia, Azienda Servizi Igiene Ambientale del Comune di Benevento, con l’associazione culturale “Arcarte” che dal 2009 si dedica alla diffusione dell’arte attraverso l’organizzazione di campagne, eventi, mostre e concorsi di design che rappresentano una grande occasione di capillare riqualificazione estetica. Preso in prestito da un giudizio sull’Italia di Francesco De Gregori, il titolo del premio si riferisce a un Paese sempre «in bilico fra lo sterminio della bellezza e il riconoscimento del patrimonio di sterminata bellezza materiale e culturale» che abbraccia la nostra storia.

Il progetto è stato premiato il 25 giugno 2014 all’Università degli Studi di Camerino da Domenico Sturabotti, direttore della Fondazione “Symbolaper le qualità italiane. La sezione “La bellezza degli oggetti” è destinata a idee e servizi innovativi capaci di «utilizzare saperi tradizionali per rispondere a situazioni problematiche e a bisogni diffusi», ridefinendo «la qualità dei contesti ambientali, sociali ed economici dei territori di appartenenza e generando benessere, accrescimento culturale, occupazione, tutela dei beni comuni e solidarietà».

Un obiettivo centrato in pieno dall’iniziativa “RiciclaMente”, parte del più ampio progetto “Spazio ArtètEco” sviluppato da “Arcarte” in sinergia con la onlus “Il bambino incompreso” con il supporto di “Fondazione con il Sud” e un ampio ventaglio di partner, dall’Asia di Benevento (Azienda Servizi Igiene Ambientale) all’agenzia di design management Artèteco, a realtà industriali come “Re Legno” e “CTM Ecoenergie domestiche”, a tutta una serie di progettisti, designer e artigiani. Mission del progetto è formare giovani appartenenti principalmente a fasce deboli e svantaggiate introducendoli alla produzione di elementi di arredo di design attraverso l’utilizzo di materiali di scarto, e così promuovendo una nuova immagine del mondo della disabilità come risorsa positiva anziché anomalia limitante per la società.

Dagli appositi “Laboratori di riciclo creativo” nasceranno, e saranno lanciati sul mercato con il marchio “Kellala”, oggetti originali e solidali. Il fondamento teorico di “Spazio ArtètEco” sta nel riconoscimento di un’azione, mentale o manuale, dietro ogni concetto: non può esistere un “rifiuto” o uno “scarto” se prima non si rifiuta o scarta qualcosa, una lattina vuota, una sedia vecchia, un vestito démodé.

Un tale approccio, che ha animato la filosofia del riciclo, può appuntarsi sugli oggetti ma anche sulle persone: «Il termine “scartellat’”, che nella tradizione napoletana indica il gobbo – spiega il presidente di “Arcarte” De Nigris – è talvolta interpretato come “scart’e ll’at’”, “scarto degli altri”, e questa idea della deformità comprende spesso anche ogni tipo di “difformità”. La nostra idea di riciclo, dunque, non si ferma al reinserimento di oggetti nel circuito umano ma punta al recupero di energie umane cui la società non dà il giusto “spazio”».

Alle spalle di questa visione c’è anche l’opera del Maestro Riccardo Dalisi, recentemente insignito del “Compasso d’Oro” alla carriera e già collaboratore di “Arcarte”, che ha mostrato al mondo le suggestioni e l’euforia che il mondo dell’architettura e quello del design possono trarre dallo sguardo “diverso” dei bambini o di persone emarginate o affette da disagi. «La saggezza popolare ci dice anche – ricorda De Nigris – che toccare la gobba dello “scartellato” porta bene, e chiunque abbia avuto la fortuna di “toccare con mano” la diversità, comprendendo la ricchezza di un altro sguardo, non può che confermare questa diceria…»

Alessandro Paolo Lombardo

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