Gli anziani truffati, dopo il danno, la depressione.

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«Per tanti anziani, dopo una truffa o un furto subiti in casa, si apre un precipizio: c’ è chi entra in uno stato d’ ansia, c’ è anche chi cade in una depressione grave. C’ è chi perde il sonno perché per giorni o per anni continua a rivedere in un interminabile flashback i momenti della truffa. Vuole capire a tutti i costi come e perché non ha capito l’ inganno. E spesso si sente perduto». Rabih Chattat, 46 anni, è docente di Psicologia gerontologica a Bologna e Cesena. Libanese di origine, ha studiato sotto le Due torri e poi è rimasto            nell’ ateneo bolognese. «Ho iniziato a studiare la psicologia degli anziani quando sembrava che tutti si dovessero occupare solo di bambini e adolescenti». Professore, come sono possibili tante truffe agli anziani? «L’ anziano è a rischio truffa perché con l’ avanzare dell’ età c’ è un rallentamento nella ricezione degli stimoli e delle informazioni. L’ uomo apre la porta e si trova davanti una persona che fa proposte e offerte parlando in modo molto veloce, e l’ anziano fa fatica a starci dietro. Ecco, questo attacco lo espone a un attimo di confusione, di stupefazione, e l’ altro ne approfitta, mettendo ad esempio il piede fra la l’ uscio e lo stipite. Non è che l’ anziano non capisca: semplicemente non riesce a stare dietro all’avversario. Piano piano realizza la prima parte di ciò che gli è stato detto, ma l’ intruso è già più avanti, con altre proposte». Le truffe spesso avvengono nella casa dell’ anziano. Che significa questa violazione? «Porta nella vita dell’ anziano il concetto di intrusione, con conseguenze pesantissime. Dopo una certa età – gli anziani per noi sono gli ultra 75 enni – l’ uomo restringe il campo dei propri interessi. Non frequenta più tante persone, seleziona i contatti, riduce le attività. Tutto questo per riuscire a conservare la propria autonomia. Vuole fare poche cose per essere sicuro di riuscire a farle. Ci sono anche anziani che mentono ai loro parenti. Dicono di essere ancora capaci di fare certe cose anche se non è vero. Hanno paura che qualcuno metta in discussione la loro autonomia». E quando arriva la truffa, cosa succede? «L’ anziano ragiona così: sono entrati in casa mia, dunque non sono più capace di proteggermi. La casa per lui non è più un’ abitazione, è una nicchia nella quale si è rifugiato. Se viene violata la nicchia, se la casa non è più sicura, c’ è il senso di smacco che può diventare panico. Ho seguito alcune persone che hanno subito truffe. Per anni si sono chieste: ma come ho fatto a farmi fregare? Allora non sono più buono a nulla. In alcuni casi arriva l’ ossessione, con le ore ed i mesi passati a ruminare su quei pochi minuti in cui un intruso è riuscito ad entrare in casa ed a vendere – ad esempio – una bottiglia d’ acqua per 100 euro. Dal punto di vista clinico, la conseguenza più grave è la depressione. Ma c’ è chi arriva al suicidio. L’ intrusione in casa è una ferita narcisistica molto forte, e alcuni non riescono più a rimarginarla»».

E' la comunità, il vicino, i parenti, i conoscenti che insieme devono porre argini alle truffe e ai raggiri.

E’ la comunità, il vicini, i parenti, i conoscenti,  tutti  insieme per  contrastare truffe e  raggiri ai danni degli anziani

Quale aiuto può essere portato? «Spesso l’ anziano non denuncia nemmeno la truffa, per paura di passare come un incapace e fare brutta figura soprattutto con figli o parenti. Ma quando si viene a conoscenza di questo reato, bisognerebbe intervenire – come succede in alcuni quartieri bolognesi – nello stesso modo con il quale si interviene nei casi di scippo. All’anziano, in questo caso, viene dato un indennizzo in denaro. Il risarcimento è importante perché nei soldi l’ anziano vede la propria assicurazione per il futuro. Ma l’ aiuto è fondamentale soprattutto sotto il profilo psicologico: l’ anziano in questo modo sa di non essere solo, e soprattutto di non essere l’ unica vittima (dunque incapace, dunque buono a nulla) dei truffatori».

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