Musica al CENTRO

“Tra gli dei che gli uomini inventarono, il più generoso è quello che unendo molte solitudini, ne fa un giorno di allegria”

Quando Stefano Benni ha usato questa citazione di Callistrato come incipit di un suo fortunato libro di brevi racconti, non sapeva che questa avrebbe descritto, tanto involontariamente quanto magnificamente, l’idea alla base di una “piccola” banda di un quartiere di Napoli, eterogeneo e storico quanto basta: il quartiere è quello di Montesanto, e loro sono la Scazabanda.

Qualche anno dopo, sarebbe stata proprio quest’ ondata di giovani musicisti ad accompagnare lo scrittore nel suo “Cyrano de Bergerac”, un concerto-spettacolo che fu la prima esperienza su un palco importante per quest’audace banda.

Ma come nasce la “ScalzaBanda”? 

“L’obiettivo con cui è nata questa esperienza è stato, ed è tuttora, quello di realizzare un percorso d’integrazione sociale attraverso la musica – ci spiega Antonella Liccardo, “mamma” di questo progetto che attualmente coinvolge 75 bambini dai 5 ai 16 anni, oltre a  40 adulti ed uno staff di circa 15 persone; il quartiere nel quale viviamo è, infatti, fortemente eterogeneo: ci sono moltissimi immigrati, molte famiglie che vivono condizioni di grave disagio economico, famiglie con situazioni di forte degrado sociale e famiglie non disagiate.  Queste diverse anime convivono da sempre, coabitando nello stesso spazio geografico, senza una reale interazione. La sfida che ci siamo proposti con la ScalzaBanda è stata quella di usare la musica come strumento per veicolare senso di comunità, di condivisione, d’integrazione appunto, partendo dai bambini, che naturalmente sono terreno più fertile per questo genere di esperienze, con meno pre-strutture e preconcetti degli adulti. Oggi i nostri bambini condividono altri spazi e altre esperienze, oltre a quelle della banda, ma la banda è stata veicolo di conoscenza e di abbattimento di barriere sociali, culturali ed economiche.”

Una banda che dal 2013 si è “allargata” anche ai più adulti, la ScalzaBandona, che seguono lo stesso programma didattico dei bambini, preparandosi allo stesso repertorio. Ed è bellissimo vederli sfilare insieme nelle occasioni di festa tra le strade del quartiere: un’unica e coloratissima banda multigenerazionale, che coinvolge 120 elementi con età comprese tra i 5 e i 75 anni.

Centrale tanto quanto i componenti di quest’ esperienza, il luogo dove questo progetto è nato e cresciuto: da un lato Montesanto, che ha “ospitato” tantissimi esperimenti di associazionismo in questi anni, con una vocazione naturale alla cittadinanza attiva e all’attenzione al sociale; dall’ altra, la sede fisica delle varie attività, da cui La ScalzaBanda ha “rubato” il nome: il complesso monumentale di San Giuseppe delle Scalze.

Le Scalze sono un luogo speciale la cui costruzione risale al 1600, essenzialmente per opera di Cosimo Fanzago; un luogo di una bellezza architettonica struggente, con la sua splendida navata a croce greca che un tempo ospitava opere di Luca Giordano e di Francesco Di Maria, un gioiello architettonico restituito alla città (in condizioni ancora assai precarie) da un gruppo di associazioni di quartiere, che si occupano di promuovere la cittadinanza attiva e l’inclusione sociale.

La ScalzaBanda non avrebbe forse il suo carattere senza Le Scalze: i bambini del quartiere lo riconoscono come un luogo familiare, si muovono tra le antiche mura di questa chiesa, riconoscendolo come luogo proprio, dove sanno di essere accolti sempre e di poter vivere insieme ai loro amici esperienze belle, come assistere ad una performance teatrale, ad un concerto, un seminario, o fare musica insieme o un laboratorio di pittura, o semplicemente giocare a biliardino.

Ovviamente, un’esperienza di questo tipo, innovativa quanto “inusuale” riscontra non poche difficoltà: “Per il coinvolgimento di bambini e ragazzi tanto diversi – ci spiegano –  sia per fasce d’età che per background familiare, è stato ed è tuttora necessario individuare strategie differenti. Ci sono poi difficoltà logistiche: nonostante la collaborazione delle altre associazioni del coordinamento “Le Scalze”, gli spazi non sono del tutto adeguati: le Scalze è un bene architettonico prestigioso, ma che necessita di un urgente recupero conservativo.

Per quanto riguarda le risorse strettamente economiche, anno per anno riusciamo faticosamente a raccogliere quanto basta per portare avanti il progetto, con un lavoro di stesura progetti e ricerca fondi enorme. Il nostro obiettivo sarebbe quello di poter garantire continuità alla ScalzaBanda, sia per numero di bambini coinvolti che per modalità.

Continuità significa fare in modo che l’esperienza sia parte importante della vita dei bambini che vi partecipano. Il supporto della Fondazione di Comunità del Centro Storico di Napoli è stato, ed è, fondamentale, ma non abbiamo purtroppo la sicurezza economica legata a finanziamenti stabili nel tempo.

Abbiamo poi un grande rammarico: non essere riusciti ad avere dalle istituzioni e anche dai media l’attenzione che secondo noi avrebbero meritato gli eventi e le esperienze che in questi anni siamo riusciti a far vivere ai nostri ragazzi. L’apparire di per sé non è tra i nostri obiettivi, ma fa molta rabbia doversi scontrare sempre con modi molto provinciali e poco corretti per cui si è degni di attenzione a seconda di chi si conosce e non per quello che realmente si fa.”

C’è una storia in particolare che vorrebbe raccontarci, un aneddoto specifico che ha caratterizzato quest’ esperienza durante questi anni?

“Mi piacerebbe raccontare una delle esperienze più belle che abbiamo vissuto con i nostri ragazzi: il MusBa Fest. A novembre 2014, con il sostegno del Forum delle Culture, abbiamo organizzato alla Mostra d’Oltremare il primo raduno regionale delle Bande e Orchestre giovanili. Aperto esclusivamente a progetti rivolti al sociale, il Festival ha visto la partecipazione di circa 300 bambini e ragazzi, provenienti da tutta la Campania, che per tre giorni hanno lavorato insieme, mescolandosi tra loro nelle diverse classi di strumento e costruendo un unico concerto finale che ha lasciato un’emozione fortissima.

In effetti, la contaminazione con altre esperienze ha prodotto sempre i momenti più alti, da tutti i punti di vista, del percorso della ScalzaBanda. L’ultimo gemellaggio in ordine di tempo, ad aprile di quest’anno, è stato con l’irrefrenabile brass-band di Parigi “Les Vilains Chicots”. I nostri ragazzi hanno condiviso con i musicisti francesi una giornata di prove, scambi e improvvisazioni che si è conclusa con una straordinaria esibizione insieme. Il primo indimenticabile gemellaggio è stato quello con il progetto sudamericano Fronteras Musicales Abiertas, grazie al quale nel 2013 i nostri bambini hanno ospitato nelle loro case i giovanissimi musicisti argentini con i quali hanno poi suonato insieme.”

“Questi eventi – conclude –  insieme al lavoro diciamo ‘ordinario’ delle classi di strumento e delle prove d’insieme, sono parte integrante della storia della ScalzaBanda, la caratterizzano, perché dimostrano l’entusiasmo e la voglia di fare che abbiamo, noi e i ragazzi, la cui motivazione cresce in maniera esponenziale ogni volta che c’è l’occasione di confrontarsi e suonare con altri.”

La Scalzabanda si arricchisce delle esperienze e delle storie che incontra sul proprio cammino; la sua stessa natura pesca dalle abitudini dei comuni più piccoli, dove la banda ha storicamente assolto l’importante compito di portare la musica d’opera fuori dai grandi teatri e farla conoscere alla gente comune. E non solo.

L’ obiettivo centrale ha soprattutto carattere sociale; la banda, infatti, rispetto ad altre formazioni musicali, ha inoltre una forte dimensione pubblica e sociale: si muove tra le strade, la musica che produce è liberamente fruibile, entra nelle strade, nelle case, nei bassi, tra la gente. La musica della banda va verso la gente, e non aspetta che la gente scelga di andare ad ascoltarla in luoghi chiusi o in sale da concerto.

Inoltre, la banda assolve, in un contesto di grande divertimento, un insieme di azioni educative che ne fanno un importante strumento di crescita personale e d’integrazione sociale. Fare musica, infatti, non solo affina la sensibilità artistica ma, sul piano personale, forma il carattere, educando alla costanza in un impegno, all’autocontrollo, alla concentrazione e alla disciplina. In più fare musica insieme ha un’altissima valenza come strumento di recupero di ragazzi in situazioni di disagio, instilla senso civico ed educa al rispetto. Fare parte della banda significa dare correttamente il proprio apporto in un gruppo senza prevaricare, imparare ad ascoltare gli altri, insomma, oltre che se stessi.

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