Incendi nell’Antica Roma. Una lotta illuminante.

di

Carl Theodor von Piloty (1826-1886)

Il Grande incendio di Roma, secondo Carl Theodor von Piloty (1826-1886)

La lotta agli incendi nell’Antica Roma, è il primo di una serie di articoli con cui, affronteremo un bellissimo viaggio nella Storia. Pronti?

Quello tra l’uomo e il fuoco è un rapporto atavico. Avere scoperto il potere di una fiamma, ha significato –  come sappiamo – un vero e proprio punto di svolta per l’Umanità. Casuale, frutto di una necessità: comunque sia andata, la scoperta del fuoco ha cambiato il nostro vivere sulla Terra.

 

Un viaggio nella Storia

Resta, quindi, da sempre, nelle possibilità dell’essere umano e della Natura, il dar vita a un incendio. Ma cosa ci dice la Storia della capacità di spegnerlo, un fuoco, quando non è la pioggia a intervenire? Scopriamo insieme come nella nostra Penisola, si è evoluta la storia della lotta agli incendi, facendoci aiutare dalla la nascita del mestiere che, per antonomasia, affronta questa battaglia da sempre: il pompiere.
Partiamo dall’Antica Roma!

 

L’Antica Roma e gli incendi: una vecchia relazione!

 

In principio, furono gli schiavi.

Tutti conosciamo o abbiamo almeno sentito parlare del grande incendio di Roma, sotto l’Impero di Nerone. A oggi resta una delle pagine più importanti della storiografia romana. Ma la relazione tra i nostri avi e gli incendi, comincia prima. E con essa, sorgono le prime figure a cui spettava il compito di domare le fiamme. Una traccia importante a riguardo, ci è offerta da Tacito; il famoso storico e senatore segnala che le primissime squadre antincendio siano nate intorno al 290 a.C. A formarle erano gruppi di schiavi incaricati di trasportare acqua e versarla lì dove gli incendi prendevano vita, cioè sui focolai. Si suppone che la comparsa dei primi Spegnitori, sia avvenuta a Neapolis!  A questa forma primitiva di squadre antincendio, si affiancavano, inoltre, altri due tipi di gruppi: la Familia Publica e la Familia Privata: la prima interveniva in maniera del tutto gratuita, mentre la seconda era solita intervenire dietro compenso.

 

In giro di notte, con Ottaviano Augusto.

Facciamo un balzo nel sesto anno d.c. con Ottaviano Augusto. Gli edifici erano spesso fatti in legno, l’acqua  – malgrado la costruzione di grandi acquedotti – non era sempre alla portata di tutti, specie tra quelli che vivevano nei piani alti, e gli standard di sicurezza non erano proprio quelli ci siamo abituati nel tempo. L’imperatore romano passato alla Storia, tra le varie cose, per una serie di riforme importantissime e durature, allora diede vita a un gruppo di guardie notturne che monitoravano la città di notte, proteggendola dagli incendi.  La Militia Vigilum, fu un’idea illuminante: infatti, funzionò sia nel suo scopo preventivo che in quello legato all’emergenza del momento. A costituirla, c’erano addetti alle pompe e altri ai serbatoi d’acqua, chiamati rispettivamente Bucintores e Siphonari. A questi, si affiancano i trombettieri, il cui scopo era annunciare l’arrivo della militia sul posto; una sorta di sirena d’allarme umana!

 

Chi manca? Ah sì, lui: Nerone!

Sulle responsabilità di Nerone nel grande incendio di Roma del 64 d.C. si è detto di tutto. A oggi, non è possibile accertare il ruolo dell’imperatore romano in quella vicenda devastante, per quanto, la sua cinica crudeltà sia considerata la vera miccia. Di certo, però, si può dire che fu proprio grazie a lui che videro la luce le prime vere regolamentazioni per la lotta agli incendi, anzi per la loro prevenzione: le case non dovevano superare i cinque piani, avere muri in comune e dovevano essere costruite quanto più possibile in pietra; l’acqua doveva essere garantita in tutta la città, per cui fu organizzato un vero e proprio organo di sorveglianza.

 

 

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