Laboratorio Teatrale

di

sdr


Recitare con i ragazzi della Sideris è stato un onore veramente e per motivi molto semplici che vanno al di là delle oggettive difficoltà di dover imparare a memoria un testo, di accompagnarlo con una mimica precisa e realistica che deve caratterizzare e non scimmiottare un personaggio, il tutto corredato dall’intenzione, da ciò che veramente si vuole comunicare.
Al di là di queste difficoltà che sono tali in condizioni non dico “normali” ma “ottimali” quello che ha avuto un forte impatto in questa esperienza teatrale è stata la passione e la capacità di assorbire e mettere in pratica i consigli ed i suggerimenti da parte dei novelli attori.
Ognuno ha fatto proprio un personaggio da interpretare, riuscendo inaspettatamente a caratterizzarlo secondo la propria inclinazione tragico-comica- esilarante o declamatoria.
Sul palco le dinamiche emozionali sono state tenute a bada ed i fuori programma gestiti con la naturalezza di un attore nato.
Tutti ma proprio tutti hanno recitato, hanno emozionato, hanno creato ilarità e alla fine ricevuto i meritati applausi… meritatissimi perchè ciò che è stato portato in scena è sempre stato molto impegnativo dove il dialetto si accostava alla lingua italiana insieme a molte parti cantate.
Livello di difficoltà molto alto quindi.
Esperienza bellissima e di grande personale arricchimento… come si fa a non aver voglia di replicare?
Come gruppo teatrale di “supporto” ci eravamo prefissi degli obbiettivi da raggiungere almeno in parte durante il nostro percorso recitativo con i ragazzi.
Ci sembrava ostico poter gestire le peculiarità di ognuno di loro: dalla timidezza, all’irruenza, all’afasia, alla poca concentrazione.
In realtà il risultato ha di gran lunga superato le aspettative anche a costo di qualche bella sgridata senza sconti che qui “ siamo tutti, proprio tutti veri attori…”
Obbiettivo raggiunto? Credo proprio di si!
E citando la frase di una delle insegnanti dirò: “Dovremmo alla fine della lezione sentirci esausti ed invece queste ore ci hanno rigenerati”
Parafrasando non credo di sbagliare se affermo che, alla fine di questa esperienza, ci siamo tutti resi conto che noi abbiamo bisogno di questi ragazzi molto più di quanto loro ne abbiano di noi.

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