Festa di “I TRI DA CRUCI” a Tropea

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(Foto Antonello)

Per raccontare quest’antica tradizione di Tropea è necessario ritornare indietro nel tempo.

Risale, infatti, al IV secolo quando Silvestro I, decise di rendere degna di onore e di venerazione il culto della Croce, forse ispirato dal ritrovamento dei resti della Croce di Cristo. Secondo una tradizione, Elena madre di Costantino Il Grande, nel 326 intraprese un lungo pellegrinaggio in Palestina per visitare i luoghi santi. Si tramanda ancora che Elena, ritornata a Roma, avrebbe portato con sé una parte di quella Croce che sarebbe stata collocata nella Basilica di Santa Croce in Gerusalemme da lei stessa fondata nacque così il culto della Croce con una festa fissata il 3 maggio. Secondo lo storico Antonio Sposaro era già in atto a Tropea nel 1120. Nel corso dell’ottocento questo culto oltre ad avere un carattere religioso ebbe un riferimento alla pirateria turca che per diversi secoli aveva terrorizzato i tropeani. Tropea infatti, fu occupata per un lungo periodo da turchi che devastarono i villaggi e le città. Superato il terribile periodo delle scorrerie dei pirati turchi, i borghitani inserirono nei festeggiamenti anche elementi pagani.

Nel sobborgo della città c’era una chiesetta a forma cilindrica che ricordava una piccola torre e che aveva tre porte. All’interno sull’unico altare vi erano 3 Croci: una in mezzo e due più piccole ai lati. Da qui il nome della festa “I TRI DA CRUCI”.

La chiesa crollò in seguito ad un uragano avvenuto nel 1875, i borghitani lavorarono per rimuovere le macerie e recuperare le Croci che furono portate presso la chiesa del Purgatorio.

 

 

 

I festeggiamenti seguivano un rituale preciso e caratteristico. Infatti il borgo di Tropea, chiamato anche “Calata dei Forgiari”, (detta così perché c’erano molti maniscalchi che ferravano gli zoccoli dei cavalli, l’unico mezzo di trasporto, in quel periodo), allestito con girandole e barche tra due balconi posti di fronte uno all’altro, veniva posta una fanciulla su cui doveva scorrere una colombina (detta “palumba”). Poco più in là veniva appesa una grandissima barca realizzata con canne e carta velina. In ogni balcone delle varie casette venivano appese barchette. L’inizio della festa avveniva dopo il tramonto con musiche e balli. Durante la festa si dava fuoco alla funicella e la Colombina / partiva raggiungendo l’altro balcone. dopo un breve attimo di sosta ritornava indietro, la riuscita di questa corsa era segno di buon auspicio.

In questo modo anche la barca si incendiava e scoppiava. subito dopo veniva acceso un grande falò a cui faceva seguito il ballo del cammello di fuoco.

“U CAMIU” rappresenta un vero mostro che spruzzava fuoco da ogni parte e viene ballato al ritmo frenetico di tamburo e grancassa. Una volta spento la festa era conclusa. L’evento principale che i simboli della festa rievocano, è legato alla vittoria ottenuta a Lepanto nel lontano 1571, dall’ armata cristiana nella quale erano incorporate tre galere tropeane.

I Simboli

  • “U Camiuzzu i focu” (Cammello di fuoco) che ricordava quello vero di cui si servivano i turchi per riscuotere quello vero di cui si servivano i turchi per riscuotere i tributi nelle terre occupate.
  • La barca che veniva fatta esplodere a conclusione dei festeggiamenti proprio per indicare la vittoria sui turchi.
  • “U palluni du ndossu”, un pallone che veniva fatto volare grazie al fuoco che c’era alla base (le odierne lampade cinesi).

Questa festa è caratterizzata dal numero 3:

  • la chiesa a 3 coni
  • 3 croci di legno
  • 3 maggio, il giorno della festa
  • 3 croci di fichi secchi
  • 3 volte u camiu deve salire e scendere nel borgo
  • 3 galere tropeane

I tri da cruci è quindi una festa dal fascino innegabile che affonda le radici nella storia, nella religione e nelle generazioni di borghitani che si sono succedute nel tempo. Una festa imperdibile per i suoi colori e gli spettacoli pirotecnici che regala ogni anno ai tropeani e ai turisti.

 

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