Tra gli ulivi di Torrecuso “Buon Lavoro!” socializza il rispetto per la terra

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Torrecuso, provincia di Benevento, 3200 abitanti per ventisette aziende vinicole. Un paesaggio collinare di viti ancora spoglie nella luce tagliente di gennaio. Tra gli ulivi che alternano le viti Donato Di Marco e Pietro Iadarola insegnano il mestiere a nove uomini stranieri: “Chi è boss, Chi è capo, questo buono, non tagliare; questo no buono, tagliare!” sono le indicazioni in un sottofondo di tronchesi e seghetti elettrici. Non è l’educazione alla sindacalizzazione agli sfruttati delle nostre terre, questa fase del progetto “Buon lavoro!” avverrà più tardi, ma la traduzione tra gli ulivi di ciò che si è appreso in aula. Il ramo fruttifero va salvaguardato dagli esausti che vanno recisi “perché deve entrare la luce dentro la pianta, è il sole che fa crescere l’oliva” spiega Donato con inesauribile passione. Tre piante più in basso Pietro, agronomo sannita che conosce le locali tipologie di piante come fossero compagni di una vita spiega lo stesso in inglese, “who is the king, don’t cut the king!”. Tunisini, bengalesi, un marocchino e due nigeriani sorridono e lavorano per questa formazione retribuita durata quattro settimane, formazione che ha dato loro un mestiere, “adesso dobbiamo cercare e i tirocini e poi i contratti, certo non è facile, qui c’è una azienda ogni cento abitanti e necessitano tutte di pochi giorni di lavoro e la contrattualistica vigente non concepisce un lavoro così frazionato” racconta Donato che fa parte del Consorzio il Sale della Terra e conduce la formazione sui terreni della Cooperativa agricola Lentamente. Ma al momento la consapevolezza di aver trasmesso un mestiere a chi fino a ieri lavorava la terra con meno competenza e più fatica, al di fuori da contesti normati, rende ottimisti: “sono bravi, sono volenterosi, hanno una gran voglia” racconta Pietro. Alle 1214 un muezzin invita alla preghiera da un cellulare nella tasca di uno dei ragazzi, poco dopo tutti sono seduti a terra per il pranzo. “Quest’anno ha piovuto poco, il terreno è insolitamente duro per un fine gennaio” commenta Donato. All’indomani arriveranno gli attestati, la soddisfazione di tutti è tangibile, qualcuno ha voglia di raccontare frammenti della propria vita “noi veniamo da Sousse, siamo cresciuti sul mare” dicono in due, “ io da un villaggio non lontano da Casablanca ma verso l’interno, da me meno ulivi” racconta un altro sorridendo.
Una azione del progetto “Buon lavoro!” volge al termine, Donato pensa già a quanti chilometri dovrà macinare per mantenere il gruppo coeso e chi dovrà incontrare per avviare tirocini e giungere a dei contratti di lavoro. In aree come queste serve lavoro qualificato, c’è chi ha voglia di farlo.

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