Nella città dell’ILVA il Rione Tamburi rinasce

Abbiamo incontrato ieri Agensir, Ufficio Stampa Caritas Italiana, Radio In Blu e TV 2000 per raccontare del progetto A Tamburi Battenti. “A Taranto dal mondo cattolico vengono due esperienze innovative di riqualificazione ambientale. Per creare socialità e sperimentare buone prassi laddove l’inquinamento e i veleni nascosti nei terreni hanno distrutto…L’Ilva di Taranto la riconosci subito dall’odore. Prima ancora di vederne la sagoma, con gli altiforni e le nuvole di fumo che escono dalle ciminiere, un sentore ferroso entra nelle narici e arriva impercettibilmente alle papille gustative. Gli abiti e i capelli si impregnano. Le casalinghe spazzano la polvere di carbone dai terrazzi e ai bambini è vietato giocare nei parchi per l’alto livello di diossina. Il rione Tamburi di Taranto, insieme a quello di San Paolo, sono vicinissimi al mostro siderurgico. L’Ilva, oltre a produrre acciaio fin dagli anni ‘60, a dare lavoro e creare un indotto occupazionale di 20.000 persone, porta con sé malattie pesanti: il cancro è presente quasi in ogni famiglia (secondo alcuni studi +50% della media regionale), sono aumentati i deficit cognitivo-comportamentali nei bambini, la mortalità infantile è +21%, +45% le malattie in gravidanza. Allergie, asma e malattie respiratorie sono il minimo che può succedere quando si respira un’aria gonfia di diossina che spira ovunque insieme al vento. Ogni tanto, quando soffia lo scirocco e sembra sia scoppiata una bombola di gas, l’amministrazione stabilisce dei “wind day”, chiudendo la via principale di Tamburi. “Qui è come vivere in Messico con la paura dei narcos”, dice la gente, “sapendo che prima o poi il cancro viene a bussare alla tua porta”. Eppure in questo quartiere provato e abbandonato dalle istituzioni, c’è una comunità viva e solidale. Nell’attesa, poco fiduciosa, che le promesse vengano mantenute e l’Ilva riconvertita o messa a norma, la società civile si organizza. Taranto, una delle città più inquinate d’Italia, rappresenta un territorio di “resilienza”, dove la gente sperimenta buone prassi di riqualificazione ambientale. Il progetto “A Tamburi battenti” e il terreno avvelenato sanato grazie a 1.400 pioppi dal Centro educativo Murialdo sono due esperienze che testimoniano lo sviluppo umano integrale di cui si sta parlando al 39° convegno nazionale delle Caritas diocesane in corso a Castellaneta…”

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