Agricola Mpidusa, fare agroecologia in un hotspot climatico

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Lampedusa è un’isola dove coltivare è sempre stata un’impresa, per via dei suoli in desertificazione, del forte vento e delle scarse precipitazioni. Ad oggi non c’è quasi nessuno che lavora la terra e la grande maggioranza del cibo viene importata con le navi dal “continente”.

Agricola Mpidusa nasce proprio per dimostrare che si può fare qualcosa di diverso, che anche in tempi di crisi climatica l’agricoltura ecologica può fiorire in zone di frontiera, dare lavoro ai giovani a rischio esodo, favorire l’integrazione sociale di persone con disabilità e rifornire le comunità locali di prodotti stagionali e di filiera corta.

Un clima difficile

Le premesse non sono semplici: le condizioni meteo-climatiche avverse rappresentano uno scoglio non facile da superare. Come raccontano Tommaso La Mantia, Francesco Sottile (Università di Palermo) e Riccardo Valentini (Università della Tuscia, membro dell’IPCC) in un articolo del 2012 dedicato all’agricoltura nelle piccole isole, la pioggia a Lampedusa non supera i 400 mm annui, circa la metà della media nazionale. Ci sono inverni, come quello del 2009-2010, in cui piove soltanto un giorno durante tutta la stagione.

Le varietà vegetali che oggi si trovano sull’isola sono state selezionate dagli agricoltori nell’arco dei secoli per resistere a un clima poco amico di chi produce cibo. Sono per lo più varietà provenienti da Ustica, dove molti eoliani si erano spostati nell’800 per poi approdare sulle altre isole, tra cui proprio Lampedusa e Linosa. Altre sementi sono arrivate dalla Tunisia, riportate dai pescatori che si spingevano verso quei lidi nelle battute di pesca alle spugne.

Agroecologia per la biodiversità

Viti, fave, lenticchie, capperi, piselli e altre varietà sono state custodite e riprodotte. Oggi fanno parte della fragile biodiversità agricola lampedusana, un patrimonio che con il nostro progetto vogliamo contribuire a valorizzare. Il rischio, altrimenti, è di perdere questo autentico tesoro, che racconta storie di migrazioni e tentativi eroici di sconfiggere la siccità, per sostentare la comunità di un’isola tra le più belle del mondo.

Ma quella di Lampedusa, così come in gran parte delle piccole isole, è un’agricoltura che ha bisogno di aiuto. Da sola fatica a riprendersi, dopo essere stata quasi abbandonata in favore di attività più redditizie come la pesca e il turismo. Tuttavia, è molto difficile raccogliere i contributi europei della PAC, a causa delle piccole superfici coltivate – la Politica agricola comune premia da sempre le grandi imprese – e della burocrazia, che rappresenta un ostacolo per agricoltori ormai nella terza età. A tutto questo va aggiunta la difficoltà di dover lottare contro il cambiamento climatico, che inasprisce condizioni di base già avverse. Il Mediterraneo infatti, come racconta il rapporto 2020 del CMCC, è uno degli hot spot globali in cui gli effetti dell’aumento delle temperature sono più evidenti.

Ma davvero l’unico destino di queste aree fragili è lo spopolamento? Il nostro progetto è una scommessa fatta per tracciare i contorni di un altro futuro possibile, un futuro in cui l’agricoltura locale può alimentare la comunità in cui si insedia, garantendo allo stesso tempo dignità e reddito a chi lavora la terra. Anche in un hot spot climatico.

Il coraggio e la memoria

Con il sostegno della Fondazione Con il Sud e di Open Society Foundations è stato possibile muovere il primo passo, fondando la cooperativa agricola sociale di comunità Agricola Mpidusa. Un passo fatto insieme a noi da un gruppo di soci coraggiosi e tenaci, fra cui la famiglia Tonnicchi-Bonfilio che ha messo a disposizione oltre un ettaro di terra appartenuto a Pasquale, uno degli ultimi agricoltori isolani. Le sue figlie, Annamaria e Angela, guardano a questo progetto con la speranza di chi vuole conservare la cultura e la memoria di un luogo e di un uomo.

Qui coltiviamo nel rispetto delle stagioni e dei tempi di ogni ciclo colturale, seguendo rotazioni che permettono al suolo di rigenerarsi e non affaticarsi, favorendo lo stoccaggio di carbonio e l’apporto di nutrienti. Utilizziamo una irrigazione ad ala gocciolante per risparmiare una risorsa preziosa quanto scarsa, l’acqua. Alimentiamo la nostra compostiera di comunità con gli scarti alimentari, creando nuovo fertilizzante naturale per gli orti. Conserviamo sementi antiche e locali nel nostro semenzaio, per evitare una perdita di biodiversità che sarebbe anche la cancellazione di un pezzo di storia agricola dell’isola. Produciamo a Lampedusa, per Lampedusa, in una idea di filiera corta e di servizio al territorio, per rafforzare la sua sicurezza e sovranità alimentare.

Messaggi dalla frontiera d’Europa

Agricola Mpidusa ha quindi qualcosa di speciale, come del resto i precedenti progetti che abbiamo condotto sull’isola, a partire da P’Orto di Lampedusa: unisce ecologia e dimensione sociale, teoria e pratica, facendo dell’agricoltura un atto “politico” di resistenza alla crisi climatica, per dare un segnale dalla frontiera d’Europa alle istituzioni nazionali e comunitarie, da anni immobili sul fronte della sfida più importante di sempre.

Pensate a tutto questo quando assaggerete i frutti dell’Agricola Mpidusa. Pensate che insieme, agricoltori e comunità, produttori e consumatori, possiamo scrivere una storia diversa. Per Lampedusa e non solo.

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