Perché vogliamo il teatro?

Il teatro è una facilitazione dei processi comunicativi: i ragazzi diventano più autonomi nella capacità di giudizio, nella disponibilità a prendere in considerazione il modo di fare dell’altro compagno e nell’analizzare le situazioni. Ogni atto recitativo è come costruire delle mappe collegate da un filo conduttore. Qualsiasi opera messa in campo è un modello di coralità, in cui quello che ognuno fa è prezioso, perché crea l’intreccio che, attraverso l’agire dei nostri ragazzi, si mostra nella limpidezza intatta, priva dei filtri indotti da pregiudizi. Ecco perché le nostre opere, hanno un valore immenso e fanno sbocciare le qualità più nobili dell’essere umano, con poteri stupefacenti perché danno il segnale della reciprocità e del riconoscimento dell’altro, con la semplicità che appartiene poco al nostro mondo, spesso risultato dei calcoli di uno sfrenato liberismo economico. Il rispetto dei diritti della persona e delle culture locali può costituire un importante valore-guida per imparare a vivere e a convivere in un contesto che comprende tutti. E in questo i nostri ragazzi con disabilità sono maestri! Con Dario De Luca, il maestro regista, nessuna cosa si trasforma in noia e assuefazione, perché con lui non c’è mai l’eclissi dello stupore e della meraviglia.
E così dopo esserci rimboccati le maniche, anche questa volta, abbiamo cominciato a fondare un nuovo umanesimo, a diventare ognuno “uomo meditante”, “non solo calcolante”, come diceva il grande filosofo Heidegger.
….Dio crea il mondo e crea la Calabria…. E’ questo il tema di fondo della nostra rappresentazione . Siamo circondati da tante cose bellissime che noi non apprezziamo più, ma che potrebbero essere la creazione di quella serenità che non si acquista pagando e che potremmo con un atto di pensiero tutti possedere e amare. La selvaggia bellezza della nostra terra potrebbe far scattare la molla della responsabilità che è politica, educativa ma soprattutto per tutti noi di collaborazione nel rendere la legalità aperta e vera e le nostre vite attive. Nel senso di imparare ad assumere se stesso come punto di partenza, non per preoccuparsi soltanto di sé, ma del compito particolare per cui si è al mondo.
Si tratta di vivere creativamente la situazione che ci è toccata in sorte, in quello che la quotidianità richiede. Creatività, infatti, è la mente che lavora sempre, che punta a far domande, a capire problemi, che non si lascia sconfiggere dalle cose e che porta all’opera d’arte. Proprio come le rappresentazioni bellissime dipinte dai ragazzi insieme alla maestra Giovanna. Creatività è anche imparare ad attingere dalle emozioni perché il cuore umano non può essere mappato, ma esplorato nelle aree dei sentimenti, per poter rispondere, nella nostra vita in cammino alla domanda da Dio ad Adamo: “Dove sei?” Perché ogni uomo è un Adamo, che spesso tende a nascondersi per sfuggire alle proprie responsabilità, fino ad arrivare al limite della falsità e del misconoscimento.
Il “Caos” che Simone, ragazzo con disabilità, crea nella scena è un sussulto che spinge a far nascere in ognuno il desiderio di essere sulla Terra il prototipo unico e prezioso, che lega le sue forze con le altre, per rimettersi a camminare accanto a chi si muove male con lentezza e goffaggine. L’opera recitata dai ragazzi, chiude un percorso lunghissimo di studi sulla possibilità di modificare i comportamenti e sviluppare il cognitivo, trovato nell’arte del movimento e della recitazione un forte potere generativo.
Ringrazio i maestri, i volontari, i giovani del Servizio Civile che sono lo scrigno dell’entusiasmo della nostra A.F.D..
La nostra associazione è come un cielo stellato che ha la caratteristica di brillare anche quando le nubi si addensano e questo per opera di quelle persone che come care sorelle e cari fratelli, hanno imparato a conoscere quando ci si rivolge al mondo con Amore, allora sì che si è trovata la via più giusta per aiutare se stessi e soprattutto i più deboli ad abbracciare il proprio cammino.

Tina Uva Grisolia
Presidente AFD

 

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