Discarica ex Vergine: un caso simbolo tra ambiente, sicurezza e futuro economico di Taranto

Oraquadra.info |

Lizzano (Ta) – Nel cuore della provincia di Taranto si sta consumando un conflitto che va ben oltre la burocrazia: da una parte c’è la promessa di un rilancio territoriale attraverso sostenibilità, turismo e riconversione; dall’altra, l’ombra pesante della riattivazione della discarica ex Vergine, voluta dalla Lutum srl, che da tre anni cerca di ottenere le autorizzazioni necessarie (AIA prima e PAUR poi) per riaprire il sito in località Palombara. Sebbene formalmente situata in un’isola amministrativa del Comune di Taranto, la discarica è geograficamente incastonata tra comuni densamente popolati: Fragagnano, Lizzano, Monteparano, Faggiano e Roccaforzata, tutti potenzialmente coinvolti dalle ricadute ambientali e sanitarie.

L’azienda ripete come un mantra che “le carte sono a posto”, ma la realtà emersa dalla documentazione agli atti è diametralmente opposta. La Provincia di Taranto, chiamata a esprimere la decisione finale, ha nuovamente rinviato il verdetto proprio perché le carte, seppur numerose, non sono affatto complete.

Il parere dell’ARPA Puglia, depositato in sede di Conferenza dei Servizi, è tanto dettagliato quanto preoccupante. Tra le criticità principali:

  • L’argilla prevista come barriera impermeabile naturale — fondamentale per impedire la contaminazione delle falde — non presenta alcuna tracciabilità: non si conosce origine, quantità, né caratteristiche chimico-fisiche.
  • Lutum aveva dichiarato 42.000 m³ di argilla in sito, ma dai rilievi satellitari tra giugno 2024 e marzo 2025 non risulta più alcuna presenza del materiale.
  • Le analisi sulle acque di falda indicano valori oltre soglia per ferro, manganese e soprattutto per il tetracloroetilene, un composto chimico cancerogeno, completamente ignorato nella documentazione Lutum, pur essendo un indicatore inequivocabile di inquinamento industriale.

Un altro elemento cruciale riguarda la vicinanza della discarica all’aeroporto Arlotta di Grottaglie. L’impianto si troverebbe all’interno della zona di buffering aeroportuale, uno spazio che dovrebbe restare libero da interferenze per garantire la sicurezza in fase di volo.

Grottaglie tourism

 

Le criticità segnalate includono:

  • Il rischio di bird-strike, a causa dell’attrazione della fauna selvatica verso i rifiuti.
  • L’emissione di fumi, gas o polveri tossiche, che potrebbero compromettere la visibilità e la sicurezza operativa.
  • La possibilità di incendi spontanei o autocombustioni, particolarmente pericolosi in un contesto aereoportuale.
  • Il rilascio di gas maleodoranti come l’acido solfidrico, che influirebbero sulla qualità dell’aria per passeggeri e personale.

Proprio per queste motivazioni, l’ARPA ha chiesto e ottenuto il coinvolgimento diretto dell’ENAC, che sarà presente alla prossima Conferenza dei Servizi.

Mentre si tenta di rilanciare l’economia locale con investimenti nella Blue Economy, la riapertura dell’aeroporto ai voli civili e la valorizzazione del patrimonio ambientale, la riattivazione della discarica rappresenta una scelta di segno opposto. Come sottolineano il Sindaco di Taranto Piero Bitetti e il Presidente della Provincia Gianfranco Palmisano, l’aeroporto di Grottaglie può diventare volano turistico e commerciale. Ma una discarica a pochi chilometri ne mina la credibilità e l’attrattivà.

“Questa situazione non è solo una battaglia ambientale, ma una questione di identità territoriale e visione strategica. Promuovere voli civili e riqualificazione, mentre si riattiva una discarica industriale in zona sensibile, è un controsenso che rischia di sabotare il futuro stesso della provincia.”

Così si legge nel comunicato firmato dall’Avv. Giovanni Gentile, Presidente dell’associazione Attiva Lizzano, che ha seguito da vicino l’evolversi della questione.

“Taranto merita una progettualità coerente, che tuteli la salute e favorisca lo sviluppo. Non si può promuovere una rinascita territoriale se si continua a tollerare attività che minano l’ambiente, la sicurezza e l’immagine stessa del nostro territorio.”

 

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