Gli equilibristi – Associazione Black & White

Il centro territoriale “La casa del Bambino” nasce a Castelvolturno con lo scopo di far crescere i bambini del luogo nella legalità, nel rispetto degli altri e del territorio.

Qui, al confine con la famigerata Terra dei Fuochi, convivono tante culture, da quelle dei vari Paesi africani a quelle dell’Europa dell’Est, fino a quella locale. La camorra gestisce prostituzione e spaccio, attività che avvengono alla luce del giorno, assieme alla mafia nigeriana. Le lotte tra i due gruppi causarono, nel settembre del 2008, la strage in cui morirono sei ragazzi africani che lavoravano e vivevano qui.

I bambini che nascono a Castelvolturno sono dunque degli equilibristi, in bilico tra legalità e malavita, tra rispetto dell’ambiente e discariche a cielo aperto; ma sono anche in equilibrio tra la cultura di provenienza della propria famiglia e quella locale che vivono tutti i giorni nelle scuole, quando riescono ad andarci perché la frequenza è discontinua anche a causa della mancanza di mezzi pubblici.

Quello che fa la Casa del bambino non è un processo di integrazione, ma di relazione, perché africani, castellani o polacchi, sono tutti nati qui e sarebbe ingiusto individuare quale sia la cultura da integrare rispetto ad un’altra.
Sono tanti i metodi per relazionarsi e crescere insieme: dal recupero di un parco abbandonato, ai compiti da fare insieme, dal laboratorio di fotografia per creare istantanee da esporre in una mostra collettiva, alla colorazione di un muro, fino alla squadra di rugby, dove femmine e maschi giocano insieme al di là del colore della propria pelle. È uno sport, il rugby, con una grande valenza educativa: aggressivo, come la vita di questa città, ma con delle regole da rispettare, fondamentali per trasformare il territorio. Uno sport dove si avanza insieme e ci si deve guardare alle spalle per far si che nessuno resti indietro.

Un lavoro quotidiano, quella della Casa del bambino, svolto con la passione e con il cuore, nonostante la mancanza di fondi ed una burocrazia a volte incapace di ascoltare la voglia di cambiamento che nasce dalle periferie.

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