Giovani per l’Intercultura

Fall è in piedi rivolto verso il pubblico, l’emozione è tanta, ma la sua voglia di trasmettere con la voce i sentimenti che prova vanno al di là del turbinio di sensazioni, che sconvolgono il suo corpo. Fall viene dal Senegal, su quel palco ci sono altri amici: Ndao un omone grosso dal cuore tenero, che alla fine dello spettacolo si lascia andare ad un pianto interrotto, Sarr un ragazzino di vent’anni, che nel teatro ha trovato la sua strada, Halyna, mamma single ucraina, che con il suo canto melodioso, fa rivivere le battaglie nelle piazze della Ucraina. Il teatro è il loro riscatto, il loro modo di far capire ai cittadini casertani, che ci sono, è il racconto di Fall, la voce di Halyna, le lacrime di Ndao, che irrompono nella sala; e non importa chi sia a guardarli: è l’uomo, quello che ha dentro quello che vuole trasmettere, è la storia che vuole raccontare che prevale.
Il teatro è stato uno dei Laboratori che l’Associazione Giovani per L’Intercultura ha realizzato nell’ambito del Progetto Partecipando la città, POR Regione Campania Bando Giovani Attivi dal luglio 2013 al marzo 2014, raggiungendo come finalità quello di raccontare con gli occhi degli immigrati, attori del laboratorio, la vita in Italia: i morti di Lampedusa, la difficoltà delle seconde generazioni, gli scontri in Ucraina.
L’idea era buona, ma avremo avuto adesione? Era il nostro timore. Abbiamo cominciato quest’avventura, incontrato le comunità di stranieri presenti sul territorio casertano, proposto la nostra idea. I nostri timori iniziali si sono dimostrati subito infondati: la voglia di allontanarsi, anche solo per poche ore, dalle preoccupazioni quotidiane ha trovato subito una risposta positiva ed i laboratori sono iniziati.
Quello di teatro, il più richiesto, è stato un esternarsi di sentimenti, ogni partecipante ha lavorato su sé stesso, mostrando parte della sua cultura e la semplicità che gli appartiene, una sfida per noi, che abbiamo creduto in loro e per loro che saputo mettersi in gioco, violando la parte più intima del loro essere. E la sera dello spettacolo finale, che chiudeva il progetto, noi tutti membri dell’associazione, le comunità di immigrati, i cittadini casertani eravamo lì a commuoverci, a ridere, ad applaudire chi è riuscito a vincere le sue paure, chi ha avuto la forza di raccontare un storia che molti rifiutano di ascoltare; eravamo un unico battito di mani,che all’ unisono acclamavano il canto di Halyna ed il volto bagnato dalle lacrime di Fall.

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